Villa S. G., Santoro (FI), “Il Consiglio Comunale, la Biblioteca e quattro anni di occasioni perdute”

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Il Consiglio comunale non è un semplice passaggio formale dell’attività amministrativa. È, o dovrebbe essere, il
luogo più alto del confronto democratico cittadino: lo spazio in cui maggioranza e opposizione si misurano sulle
idee, sulle scelte e sulle responsabilità, davanti alla comunità che entrambe sono chiamate a rappresentare.
Per anni, anche a Villa San Giovanni, il Consiglio è stato vissuto come un momento vero di partecipazione. Le
sedute erano seguite, talvolta accese, spesso dure, ma proprio per questo capaci di restituire ai cittadini la
percezione di una politica viva. I consiglieri intervenivano, replicavano, interrogavano l’Amministrazione,
difendevano le proprie posizioni. Il confronto poteva essere aspro, ma aveva un valore: permetteva alla città di
conoscere, capire e giudicare.
Oggi quella funzione appare progressivamente indebolita dal metodo Caminiti-Trecroci. Troppo spesso il dibattito
consiliare viene ricondotto entro confini rigidi, quasi burocratici, con una lettura del regolamento che finisce per
comprimere il confronto invece di garantirlo. Le sedute si svuotano, i cittadini si allontanano, la discussione si
riduce e il rischio è che il Consiglio perda proprio ciò che dovrebbe renderlo essenziale: libertà di parola, controllo
politico-amministrativo e confronto pubblico.
In questo quadro assume un rilievo particolare il ruolo della Presidente del Consiglio comunale. La Presidenza non
è un’estensione della maggioranza, né può essere percepita come tale. È una funzione di garanzia. Chi presiede
l’Assemblea deve tutelare tutti i consiglieri, assicurare equilibrio, favorire il dibattito e custodire il diritto delle
minoranze a svolgere pienamente il proprio mandato.
La Presidente, eletta anche con il voto e la fiducia di esponenti della minoranza, avrebbe dovuto incarnare proprio
questa terzietà, accettando la delega alla cultura, pubblica istruzione e biblioteca. È su questo terreno che, dopo
quattro anni, il giudizio politico diventa inevitabilmente severo: quando le opposizioni avvertono che il
regolamento viene utilizzato più per limitare che per garantire il confronto, quando una richiesta di discussione su
un tema delicato incontra ostacoli, il problema non è più soltanto procedurale. Diventa un problema di qualità
democratica delle istituzioni.
Ed è proprio qui che nasce la nostra indignazione, quando il tema che si tenta di rinviare o di non affrontare è la
Biblioteca comunale, il problema non è più il regolamento. Il problema è la Biblioteca. Il problema è il nostro
patrimonio librario.
Villa San Giovanni possiede un patrimonio di straordinario valore, una Biblioteca che rappresenta uno dei presìdi
culturali più importanti dell’Area dello Stretto, con libri e volumi di grande pregio costruiti e custoditi nel tempo
per la comunità, da tutte le diverse amministrazioni. Non parliamo quindi soltanto di un edificio chiuso, parliamo
della memoria culturale della città, di un bene pubblico che appartiene a tutti e che dopo oltre quattro anni rischia
di subire danni difficilmente recuperabili.
Quei libri non sono scatole da spostare da un luogo all’altro. Sono la storia, la cultura e l’identità di una comunità.
Sono libri che generazioni di studenti, insegnanti, studiosi e cittadini hanno consultato, sfogliato, amato. Sapere
che una parte così preziosa del patrimonio cittadino resta da anni sottratta alla fruizione pubblica, chiusi dentro
scatoloni e che il tempo può comprometterne la conservazione, contro ogni regolamento non può essere
considerato un dettaglio amministrativo.
È questo il punto che rende incomprensibile il rifiuto o il rinvio del confronto. Su altre interrogazioni, in questi anni,
abbiamo sopportato rigidità, risposte tardive, interpretazioni del regolamento e atteggiamenti che non abbiamo
condiviso. Abbiamo protestato, talvolta abbiamo insistito, altre volte abbiamo scelto di andare avanti. Ma sulla
Biblioteca no. Su questo tema non possiamo e non vogliamo fare un passo indietro.
Perché non stiamo difendendo una prerogativa personale né conducendo una battaglia sul regolamento consiliare.
Stiamo difendendo la Biblioteca di Villa San Giovanni. Stiamo chiedendo che il Consiglio comunale possa parlare
apertamente del destino di un patrimonio librario che appartiene alla città e che, dopo quattro anni, merita
finalmente risposte serie.
Come capogruppo consiliare di Forza Italia sento ancora più forte il dovere politico e istituzionale di porre questa
questione all’attenzione del Consiglio comunale e dell’intera città. Non è una battaglia personale né di parte, ma
una responsabilità che riguarda la tutela di un patrimonio che appartiene a tutta Villa San Giovanni.
E questo assume un peso ancora maggiore perché la delega alla Biblioteca appartiene alla Presidente del Consiglio.
La stessa figura istituzionale chiamata a garantire il diritto dei consiglieri al confronto è anche politicamente
responsabile di una materia sulla quale il confronto viene rinviato. Proprio per questo ci saremmo aspettati la
massima disponibilità a discutere, spiegare e rendere conto alla città di quanto fatto in questi anni.
La Sindaca, quale vertice dell’Amministrazione, e la Presidente del Consiglio, titolare della delega alla Biblioteca,
non possono sottrarsi a una questione tanto importante. Dopo oltre quattro anni la città ha il diritto di sapere che
cosa è stato fatto concretamente, come è stato tutelato il patrimonio librario e quando la Biblioteca potrà tornare
ad essere un luogo vivo, aperto e pienamente fruibile.
E diventano vane tutte le attività messe in campo attraverso gli eventi di “Correnti” per cercare di valorizzare il
territorio, promuoverne la cultura e raccontarne l’identità, se poi non si ha altrettanto a cuore la tutela concreta
del patrimonio culturale che Villa San Giovanni già possiede. Valorizzare un territorio significa certamente creare
occasioni, eventi e momenti di incontro, ma significa prima di tutto custodire ciò che abbiamo ricevuto e impedire
che venga disperso. Non può esserci vera promozione culturale se, mentre si guarda all’esterno, si lascia
nell’incertezza il destino della Biblioteca comunale e del suo prezioso patrimonio librario.
Le domande amministrative esistono e saranno poste nelle sedi opportune. Ma vengono dopo. Prima viene una
scelta politica, decidere se la Biblioteca sia davvero una priorità. Per noi lo è. Ed è proprio per questo che non
accettiamo che una discussione tanto importante venga spostata, attenuata o rinviata.
Chiediamo di poter discutere in Consiglio comunale di uno dei beni più preziosi della nostra città. Se esistono
difficoltà, si dicano. Se esistono ritardi, si spieghino. Se mancano risorse, si abbia il coraggio di affrontare
pubblicamente anche questo tema. Ma non si impedisca al Consiglio di parlarne.
Perché la Biblioteca non appartiene alla Sindaca, alla Presidente del Consiglio, alla maggioranza o all’opposizione.
Appartiene a Villa San Giovanni. E il suo patrimonio librario appartiene idealmente a ogni bambino che potrebbe
scoprire lì il piacere della lettura, a ogni studente che potrebbe trovarvi uno spazio di studio, a ogni cittadino che
potrebbe ritrovarvi una parte della propria storia.
È per questo che, su questa vicenda, non faremo passi indietro. Abbiamo potuto sopportare molto nel confronto
consiliare, anche quando non ne condividevamo i metodi. Ma non possiamo accettare il silenzio o il rinvio quando
in gioco c’è un patrimonio culturale che rischiamo di perdere. La Biblioteca è troppo importante per essere ridotta
a una questione procedurale.
Il Consiglio comunale deve tornare ad essere il luogo in cui anche gli argomenti scomodi vengono affrontati. E la
Biblioteca deve tornare ad essere il luogo in cui la città legge, studia, si incontra e cresce. Sono due battaglie che
si incontrano in un unico principio: il rispetto della comunità e dei beni che le appartengono.
Dopo quattro anni non chiediamo l’ennesimo annuncio. Chiediamo tutela per i libri, rispetto per il patrimonio
librario, chiarezza sulle responsabilità e un confronto pubblico vero. E soprattutto chiediamo che Villa San Giovanni
possa riavere la sua Biblioteca.
Perché su tutto si può discutere. Su tutto si può anche attendere il tempo necessario per trovare una soluzione.
Ma quando si rischia di perdere un patrimonio culturale costruito negli anni, il silenzio non è più prudenza e il
rinvio non è più una risposta.
Sulla Biblioteca, no. Qui non arretriamo.
Villa San Giovanni, 19 agosto 2026
Marco Santoro – Capogruppo consiliare di Forza Italia