Una questione di garanzie: il ricorso di due avvocati palmesi assegnato alla Sezione Unite della Cassazione

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È stata rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione una rilevante questione di diritto emersa nell’ambito di un procedimento penale celebrato dinanzi alla Prima Sezione penale della Corte di Appello di Reggio Calabria, seguito dagli avvocati Giuseppe Alvaro e Davide Vigna, entrambi del Foro di Palmi.

La vicenda trae origine da una sentenza del Tribunale Collegiale di Palmi che, riqualificando l’originaria contestazione di rapina aggravata – per la quale il Pubblico Ministero aveva richiesto la condanna alla pena di sei anni e sei mesi di reclusione – aveva condannato gli imputati a un anno di reclusione per il reato di truffa.

In appello, proposto dalla sola difesa, la Corte di Reggio Calabria ha confermato la responsabilità ma ha ulteriormente modificato la qualificazione giuridica del fatto, ritenendo integrato il reato di furto in abitazione, lasciando invariata la pena. 

Contro tale decisione i difensori hanno proposto articolati ricorsi per cassazione, sostenendo che la riqualificazione operata in assenza di impugnazione del pubblico ministero avesse determinato un peggioramento sostanziale della posizione degli imputati (Antonio Barrese, residente a Rosarno, e Giovanni Sesini, residente a Gioia Tauro), in violazione del divieto di “reformatio in peius”

In particolare, secondo la difesa, il passaggio dalla truffa al furto in abitazione avrebbe inciso in modo concreto sul regime esecutivo della pena, trattandosi di un reato ostativo che preclude la sospensione dell’esecuzione della pena e limita notevolmente l’accesso ai benefici penitenziari.

All’udienza celebrata ieri, la Corte di Cassazione ha ritenuto la questione sollevata dai difensori dei ricorrenti di particolare importanzagiuridica e non risolta in modo univoco dalla giurisprudenza, disponendo la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite.

«La rimessione alle Sezioni Unite rappresenta un passaggio di grande rilievo — dichiarano congiuntamente i difensori — perché pone al centro una esigenza fondamentale di garanzia: stabilire se, in assenza di impugnazione del pubblico ministero, il giudice possa o meno emettere una decisione peggiorativa della posizione complessiva dell’imputato attraverso una diversa qualificazione giuridica del fatto. Si tratta di un tema che investe direttamente l’equilibrio del processo e la tutela dei diritti della difesa».