Un olivo bianco nel carcere di Arghillà: il progetto di rinascita e legalità benedetto da monsignor Morrone
Feb 15, 2026 - redazione
Le mura del carcere di Arghillà si aprono alla speranza attraverso la riscoperta di una biodiversità che parla di storia e di fede. Un gesto concreto, quello della piantumazione di un albero raro, che unisce la tutela ambientale al percorso di rieducazione dei detenuti, trasformando la cura della terra in un’opportunità di riscatto personale. L’iniziativa, che vede la sinergia tra istituzioni penitenziarie, mondo associativo e Chiesa locale, punta a restituire valore al tempo della pena attraverso simboli potenti come quello dell’olivo bianco, la Leucocarpa. Di seguito il racconto della giornata che ha visto la partecipazione dell’arcivescovo Fortunato Morrone e delle autorità civili.Una specie antica simbolo di purezza
La Direzione degli Istituti Penitenziari “G. Panzera” di Reggio Calabria ha aderito al progetto “Un Olivo bianco della Madonna per ogni Chiesa”, iniziativa promossa da ArcheoClub d’Italia, Italia Nostra e WWF, in collaborazione con gli Uffici Diocesani. I1 progetto, che ha già coinvolto altre carceri calabresi, prevede la messa a dimora, lo studio e la rivalutazione dell’olivo bianco, ovvero Leucocarpa o Leucolea. Si tratta di una specie di olivo molto antica, originaria dell’oriente, a rischio di estinzione, che sopravvive allo stato selvatico soprattutto in Calabria e che ha la particolarità di presentare frutti bianchi. Difatti prima dell’invaiatura le olive si presentano di colore verde ma successivamente l’esocarpo non si pigmenta e rimane candido. Per questo colore bianco dei suoi frutti, simbolo di purezza, e per il loro impiego per la produzione dell’olio per fini religiosi, la pianta è denominata anche “Olivo della Madonna”.
La liturgia e la messa a dimora
Nel Plesso penitenziario “Arghillà” è stato dato avvio al progetto nella mattinata dell’ll febbraio 2026 con una cerimonia molto intensa e suggestiva che ha visto presenti ed impegnati i detenuti e che si è articolata in due momenti. Un primo momento all’interno della Cappella dell’Istituto intitolata a “Maria, Madre della Speranza” con la Liturgia della Parola proclamata da S.E. Rev.ma l’Arcivescovo Metropolita della Diocesi Reggio Calabria-Bova, Monsignor Fortunato Morrone, il quale al termine ha benedetto una pianta di questo particolare Olivo. Un secondo momento, che si è tenuto nell’area verde adiacente la Cappella e dove è avvenuta la messa a dimora della pianta dell’olivo bianco, ad opera dei detenuti lavoratori che si occupano della cura del verde dell’istituto, alla presenza e con la partecipazione dell’Arcivescovo, del Direttore degli Istituti penitenziari “Giuseppe Panzera” di Reggio Calabria, Rosario Tortorella, della Professoressa Anna Maria Rotella, rappresentante dell’ArcheoClub, del Cappellano Padre Carlo Cuccomarino Protopapa, dei Funzionari giuridico-pedagogici Federico Lorenzo e Domenico Speranza e della Polizia penitenziaria con il Comandante, 1°dirigente Sergio Bruno.
Il cambiamento possibile e il ruolo della società
L’Arcivescovo ha sottolineato il tema del “cambiamento sempre possibile” per ciascun individuo, difatti cosi come per la pianta dell’olivo, che da verde diventa bianca, anche l’uomo che ha commesso degli errori ha sempre la possibilita di riscattarsi e riprendere il controllo della propria vita. I1 Direttore Tortorella ha sottolineato, «la grande valenza simbolica dell’iniziativa non solo perche l’olivo è di per sé un segno di pace, riconciliazione e rinascita ma anche perchè questa simbologia tocca specificamente il carcere che – ha detto – resta nell’immaginario collettivo un luogo oscuro, separato e distante dalla società cosiddetta civile mentre invece, proprio con il contributo della società, può e deve essere un luogo di rieducazione, di recupero e, dunque, di rinascita. In tal senso non solo l’Amministrazione penitenziaria ma tutta la società è chiamata a costruire le condizioni affinchè si realizzi la finalità rieducativa della pena. Solo in questo modo sarà possibile assicurare un futuro migliore non solo a chi ha pagato il suo canto con la giustizia ma, più in generale, all’intera società». Prospettive future: l’olio per le chiese
È nelle intenzioni della Direzione che nel carcere di Arghillà possa realizzarsi una coltivazione di questo speciale olivo, affinchè i detenuti possano imparare ad accudirlo, riprodurlo e, infine, piantumarlo nei pressi delle chiese calabresi e, magari, realizzare l’olio per le celebrazioni religiose… un “olio di speranza”.




