Taurianova processo “Terramara”: scarcerato Antonio Rettura

Il Tribunale di Sorveglianza riconosce la "collaborazione impossibile" e l'evidente contraddittorietà con la condanna del fratello Domenico
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Il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria (Presidente dott.ssa Cinzia M. A. Barillà, Magistrato relatore dott.ssa Serena Tortorici) ha ordinato l’immediata scarcerazione di Antonio Rettura (classe 1978, di Taurianova), difeso dagli avvocati Antonino Napoli, del foro di Palmi, ed Alessandro Gamberini, del foro di Bologna, disponendo l’ammissione alla misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale.  

L’ordinanza depositata e data in esecuzione in data odierna, rappresenta un provvedimento di notevole rilievo giuridico. Il Tribunale ha infatti accolto l’istanza difensiva volta a dimostrare l’impossibilità e inesigibilità di una collaborazione con la giustizia ai sensi dell’art. 58-ter dell’Ordinamento Penitenziario, scardinando l’efficacia ostativa del reato per il quale l’uomo si trovava recluso presso la Casa Circondariale di Palmi dallo scorso gennaio.  

L’aspetto centrale evidenziato nell’ordinanza attiene alla profonda e insuperabile disparità di trattamento e contraddittorietà logico-giuridica tra la sentenza di condanna di Antonio Rettura e quella emessa nei confronti del fratello, Domenico Rettura, in relazione alla medesima vicenda delittuosa (il supporto alla latitanza di Ernesto Fazzalari nel 2016).  

Domenico Rettura, individuato ab origine dagli organi inquirenti come il vero protagonista centrale e il “braccio destro” del latitante, era stato condannato per procurata inosservanza pena (dopo essere stato arrestato per associazione a delinquere, poi derubricata) alla pena di 4 anni di reclusione, ma con l’esclusione formale dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa. I giudici d’appello avevano infatti riqualificato la sua condotta in quella di un mero “vivandiere”, privo del dolo specifico di favorire la consorteria criminale.  Antonio Rettura, al contrario, era stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, ma subendo l’applicazione della pesante aggravante mafiosa ex art. 416-bis.1 c.p.. Questo nonostante gli stessi atti processuali dimostravano che Antonio avesse ricoperto un ruolo del tutto marginale e subordinato, agendo “sempre qualche passo indietro rispetto al fratello Domenico” e limitandosi a coadiuvarlo occasionalmente negli spostamenti.  

La difesa aveva sottoposto al collegio l’evidente e clamorosa asimmetria e contraddittorietà delle sentenze, entrambe pronunciate dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, tra la posizione preminente (di Domenico), per il quale era stato escluso l’intento mafioso, e quella del fratello minore (Antonio), il cui inserimento organico nel sodalizio è stato radicalmente smentito e la cui condotta è risultata del tutto occasionale e circoscritta.  

Il Tribunale, analizzando approfonditamente il quadro probatorio rimasto cristallizzato nelle due sentenze irrevocabili, ha decretato che i fatti fossero già stati integralmente disvelati e scandagliati, rendendo di fatto impossibile qualsiasi ulteriore utile apporto probatorio.  

Il provvedimento di accoglimento è giunto nonostante una fitta serie di pareri contrari da parte di tutte le autorità preposte. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria e la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) avevano espresso parere sfavorevole. 

Anche il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva formulato parere difforme rispetto alla concessione della misura.  

La stessa Direzione della Casa Circondariale di Palmi aveva suggerito la prosecuzione del percorso carcerario.  

I giudici di Sorveglianza hanno, tuttavia, disatteso tali posizioni contrarie, sottolineando la natura risalente dei fatti (avvenuti 10 anni fa), la cessazione della latitanza del Fazzalari e l’assoluta assenza di attualità di collegamenti con la criminalità organizzata.  

A fondamento del giudizio prognostico ampiamente positivo espresso dal Tribunale vi è l’impeccabile biografia giudiziaria di Antonio Rettura. L’ordinanza rileva come la vicenda in esame costituisca la sua “prima e unica vicenda giudiziaria”. Fino al momento dell’arresto l’uomo risultava completamente incensurato, avendo sempre condotto una vita irreprensibile incentrata sulla cura della propria famiglia e sul lavoro. Rettura è infatti stabilmente inserito nell’azienda agricola di famiglia avviata nel 1997 — una solida realtà del territorio dedita alla coltivazione in serra di frutti di bosco, che impiega circa quindici operai — il cui assetto economico e reddituale è stato valutato dalla Guardia di Finanza come del tutto trasparente e privo di anomalie. 

Alla luce dell’assenza di precedenti, della condotta regolare in carcere il Tribunale ha ritenuto il carcere del tutto sproporzionato. Antonio Rettura sconterà la pena residua in affidamento in prova, dedicandosi all’attività lavorativa a Taurianova e svolgendo attività di volontariato e prestazioni riparatorie a favore della collettività sotto lo stretto monitoraggio dell’UEPE.