Tari, Feroleto si gode il primato della convenienza

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di Giuseppe Campisi

Nell’ambito della
circoscrizione della Piana di Gioia Tauro, prendendo a riferimento il
paniere piuttosto ampio comuni che formano l’associazione “Città degli
Ulivi” abbiamo esaminato a largo spettro, con l’ausilio del sito del
Ministero del Finanze, tutt’e 33 le delibere che regolamentano la Tari
delle utenze domestiche per ciascun paese ed il risultato, in relazione
alla copertura del costo per il servizio offerto, è stato molto
interessante. Diciamo subito che nei comuni pianigiani, ad esclusione di
Giffone, Cosoleto, Serrata, San Pietro di Caridà e San Procopio di cui
non sono state riportate al ministero competente le tabelle
riepilogative dei costi, dei coefficienti e delle tariffe applicate
all’utenza (e di cui quindi non si è potuto tenere conto nel confronto),
le tariffe sono praticamente fitte e diversificate come d’altronde si
conviene alla eterogeneità dei comuni medesimi, impegnati a gestire e
districarsi tra le mille difficoltà di quadratura dei singoli bilanci, e
non tutti gli enti hanno deliberato di aggiornarle al 2016. Cosicché tra
i 28 comuni esaminati ci sono enti che applicano piani tariffari con
delibere approvate anche nel 2014 – se non prima, ndr, ma questo non
dev’essere visto per forza come una penalizzazione verso i cittadini,
anzi talvolta si tramuta in un vero e proprio beneficio in termini di
risparmio spesa per gli utenti – e tutti seguendo il proprio piano
finanziario che sebbene corposo, talvolta, è risultato (anche se non per
tutti, ndr) stereotipato, segno che la sua elaborazione potrebbe essere
stata frutto di un outsourcing professionale proposto per incarico e non
necessariamente il prodotto progettuale dei diversi uffici
amministrativi comunali. Come pure i metodi adottati nella composizione
dei singoli piani e/o le formule usate per i calcoli in cui ci si
imbatte, non sono propriamente di facile assimilazione per il cittadino
medio. In ogni caso, la tabella che ci ha interessato prendere in esame
è stata quella relativa ad un nucleo familiare-tipo residente di 4
persone con 100 metri quadrati di abitazione. Ed ecco la sorpresa.
L’amministrazione risultata economicamente più conveniente dal punto di
vista della spesa per le tasche del cittadino è stata quella di Feroleto
della Chiesa che “scuce” all’anno di Tari, al campione considerato, la
cifra di 152 euro, seguita a ruota dal comune di Rosarno in cui la
delibera del commissario prefettizio (l’ultima utile per l’applicazione
della tassa) “spilla” alla fascia considerata appena 10 euro in più per
un totale di 162 EUR/anno. Terza l’amministrazione di Polistena che di
euro/anno alla famiglia-tipo di euro ne chiede 176. E, sempre restando
alle prime tre posizioni, mentre Polistena (meritoriamente, per carità)
effettua il ciclo di raccolta dei rifiuti con la gestione in proprio,
gli altri due municipi per espletare il servizio si sono affidati in
appalto ad una ditta esterna. Osservando ancora più attentamente i dati
si denota come, sempre su 28 comuni, solo 7 riescano a contenere il
costo per il campione esaminato sotto i 200 euro (Candidoni, Rosarno,
Gioia Tauro, Polistena, Anoia, Feroleto e Galatro), in 13 (Laureana,
Palmi, Rizziconi, Cittanova, Sinopoli, Molochio, Varapodio, Maropati,
Cinquefrondi, Seminara, Taurianova, Delianuova e Melicucco) il costo
oscilla dai 200 ai 300 euro e nei restanti otto (Santa Cristina,
Melicuccà, San Giorgio Morgeto, Oppido Mamertina, San Ferdinando, Scido,
Sant’Eufemia e Terranova Sappo Minulio) il costo supera – da poco ad
abbondantemente – la soglia dei 300 euro. Maglia nera a San Ferdinando,
dove vige la gestione amministrativa commissariale, e Comune nel quale
il costo annuo per il campione considerato schizza fino all’importo di
427 euro, quasi tre volte quello del più contenuto Comune di Feroleto.
Tutto questo mentre sullo sfondo rimane ancora aperto lo scenario,
tutt’altro che agevole, del braccio di ferro tra la Regione ed un
nutrito stuolo di comuni della provincia (tra cui molti dell’area
pianigiana) in fibrillazione per via di quella legge regionale, la
14/2016, che in merito alla gestione del ciclo dei rifiuti prevede
appunto che le funzioni di organizzazione del servizio attribuite ai
singoli comuni dovranno essere svolte in forma obbligatoriamente
associata nel contesto delle Comunità d’Ambito (che riuniscono i sindaci
dei comuni di ciascun ATO) invitandoli ad operare attraverso un ufficio
comune e punto sul quale 32 amministrazioni comunali della stessa
provincia reggina hanno già incrociato le braccia invocando la
sospensione del provvedimento al contempo promettendo battaglia per la
continuazione della gestione diretta del servizio.