di Antonino Napoli
«In principio era Cetto, e il Verbo era presso Cetto, e il Verbo era Cetto».
Spesso i film cult finiscono per anticipare, e qualche volta persino per trasformare, le argomentazioni della politica. Quella che abbiamo vissuto recentemente a Reggio Calabria sembra, infatti, una campagna elettorale di altissimo livello culturale, nella quale i comizi paiono scritti direttamente da William Shakespeare.
Il «curnutu», del resto, non è certo un’invenzione dei nostri giorni. Lo ritroviamo persino nell’Otello, tragedia nella quale Shakespeare porta sulla scena una delle grandi ossessioni della cultura dell’Inghilterra elisabettiana, quella del tradimento coniugale, della gelosia e dell’onore ferito.
Insomma, tra Cetto e Shakespeare il salto culturale è forse meno lungo di quanto si possa pensare.
Io, tuttavia, continuo a sperare che si possa tornare a una campagna elettorale nella quale ci sia rispetto per l’avversario e nella quale, oltre agli insulti, si riesca anche a parlare di problemi reali, di idee e di progetti.
Mi accontenterei persino di una campagna elettorale alla Peppone e Don Camillo.
Ma, possibilmente, senza arrivare a botte di «curnutu».



