Sanità, proroga medici in pensione, la strana parabola della Di Furia, divide le associazioni tra buoni e cattivi, da i meriti a Fratelli d’Italia…Tutti sanno… anche le pietre che l’emendamento Cannizzaro porta nome e cognome oltre ad essere stato concordato sotto il gazebo dell’ospedale di Polistena
Feb 08, 2026 - redazione
*di Marisa Valensise
La direttrice generale dell’ASP ,Lucia Di Furia,in forte difficoltà,probabilmente perché ha detto e promesso tante cose a tutti e non è riuscita a mantenere neanche una minima parte,che ora a fine mandato,scarica il suo fallimento e nervosismo sulle associazioni che ritiene meno “ammaestrate”. Lo sapevate che dire la verità, oggi, è diventato un problema?
Soprattutto quando la verità dà fastidio a chi governa la sanità in prov di Reggio Calabria. Ieri,in un’assemblea organizzata da Fratelli d’Italia, la dottoressa Di Furia si è permessa ancora una volta di insinuare che alcune associazioni ,non tutte, ci mancherebbe ?fanno “allarmismo” quando denunciano la chiusura dei reparti e i rischi reali per i cittadini. Secondo questa narrazione, dire che la chiusura di un reparto può significare morire o avere gravi complicazioni perché si viene trasferiti dopo 40 minuti in un altro ospedale in emergenza sarebbe irresponsabile. Addirittura, si sostiene che parlare di queste cose alimenti le aggressioni al personale sanitario.
No, basta.
Questa è una mistificazione inaccettabile.Queste associazioni hanno proprio toccato il nervo scoperto!!!!
Le aggressioni non nascono dalla verità. Nascono dall’incapacità cronica di programmare, gestire e garantire servizi sanitari adeguati ai cittadini. Nascono da reparti svuotati, da turni impossibili, da medici stremati da pronto soccorso al collasso. La gente non è pazza, la gente capisce benissimo quando viene abbandonata.
Ribadiamo con forza ciò che chiediamo da sempre: medici, personale qualificato, reparti funzionanti. Reparti che esistono sulla carta, con 20 posti letto, devono essere messi nelle condizioni di funzionare davvero e di essere occupati tutti. Non è il cittadino che deve “andare incontro” al sistema sanitario: è il sistema sanitario che deve garantire cure in strutture complesse, sicure e operative.
E quando parliamo di ortopedia, diciamo le cose come stanno. Dalle venti fi sera il reparto chiude. Le urgenze che arrivano al pronto soccorso non vengono prese in carico: vengono trasferite all’ospedale di Locri. Questo significa viaggi lunghi, attese, rischi concreti per i cittadini. Rischi che non ricadono su chi prende queste decisioni, non ricadono sui dirigenti, non ricadono sulla dottoressa Di Furia. Ricadono sulle persone comuni, su chi sta male, su chi ha paura.
Tacere tutto questo per “non creare allarme” non è responsabilità istituzionale. È ipocrisia.
Scaricare la tensione sociale su chi denuncia i problemi è un modo vigliacco per non assumersi le proprie colpe.
Noi non ci vergogniamo di dire la verità.
Dovrebbe vergognarsi chi continua a negarla.
- portavoce del comitato spontaneo per tutela della salute




