Sanità calabrese: basta promesse! La Salute non può essere un privilegio per pochi (e anche ricchi)
Nov 07, 2026 - Giuseppe Larosa
I cittadini meno abbienti vengono abbandonati, i farmaci diventano difficili da ottenere, le visite specialistiche vengono rinviate di mesi e i Pronto Soccorso sono sempre più in difficoltà. Eppure, c’è chi, tra i politici regionali, continua a fare passerelle e conferenze stampa per raccontare che la sanità calabrese sarebbe finalmente risanata. Basta! Basta con le bugie, basta con gli slogan, basta con gli spettacoli sulla pelle dei cittadini! Quello che sta accadendo nella sanità calabrese non può più essere liquidato come un semplice disservizio. È una situazione che rischia di compromettere concretamente il diritto alla salute e la vita delle persone, soprattutto di quelle economicamente più fragili. Perché oggi, sempre più spesso, la realtà sembra essere questa: se hai i soldi puoi curarti, se non li hai devi aspettare, soffrire, rinunciare. E qualche volta le conseguenze possono essere drammatiche. Prendiamo il caso dei gastroprotettori. Sembra incredibile, ma è proprio da qui che emerge tutta l’assurdità del sistema. Ci sono anziani, cardiopatici, diabetici e malati cronici che assumono quotidianamente cinque, sei o anche dieci farmaci. Persone che hanno bisogno di terapie continue e che, in determinate condizioni cliniche, necessitano anche di medicinali per la protezione gastrica. Ebbene, per ottenere la prescrizione di alcuni di questi farmaci, secondo le procedure applicate in determinati casi, può essere necessario un percorso specialistico che comporta ulteriori visite e passaggi burocratici. Ma vi rendete conto? Una persona anziana, magari con una pensione minima, deve affrontare prenotazioni, attese e visite specialistiche anche per completare un percorso terapeutico già in essere. E se la visita viene fissata tra mesi? Che cosa deve fare nel frattempo? Pagare di tasca propria? Rinunciare? Oppure aspettare che la situazione peggiori? È questa la sanità che vogliamo? Una sanità che, invece di semplificare la vita ai malati, moltiplica gli ostacoli? Una sanità che finisce per scaricare sulle famiglie il peso delle proprie inefficienze? E non finisce qui. Guardiamo cosa succede quotidianamente nei Pronto Soccorso calabresi. Medici stremati, infermieri costretti a turni massacranti, personale ausiliario insufficiente, barelle nei corridoi e pazienti costretti ad aspettare dieci, dodici o anche venti ore. Professionisti che lavorano in condizioni difficilissime, spesso lasciati soli a fronteggiare emergenze che richiederebbero personale, strutture e organizzazione adeguati. A loro va la nostra solidarietà e il nostro rispetto. Perché non si può continuare a chiedere miracoli a chi lavora ogni giorno senza garantire gli strumenti necessari per farlo. E allora rivolgo una domanda alla politica regionale: avete mai provato a vivere, anche soltanto per un giorno, le difficoltà di una famiglia calabrese che cerca di curare un proprio caro? Avete mai provato a prenotare una visita, ad aspettare mesi per un esame, a cercare un farmaco, a trascorrere un’intera giornata in un Pronto Soccorso? Perché la sanità reale non si misura nelle conferenze stampa, nei comunicati o nelle fotografie pubblicate sui social. Si misura nella possibilità concreta di ottenere una visita in tempi ragionevoli, di ricevere una terapia, di trovare un medico quando serve e di essere curati senza dover svuotare il portafoglio. E soprattutto si misura da come vengono trattati i più deboli. Perché una persona ricca può rivolgersi al privato, pagare una visita immediata e acquistare ciò che le serve. Ma una persona povera dove deve andare? A chi deve rivolgersi? Il diritto alla salute non può dipendere dal conto corrente. E non basta proclamare che la sanità è stata risanata. Bisogna dimostrarlo con i fatti, con i servizi, con il personale, con le strutture e soprattutto con risposte concrete ai cittadini. Gli scioperi, le proteste e le manifestazioni di questi giorni dimostrano che il disagio è profondo e che le richieste di cittadini e lavoratori non possono essere ignorate. Non servono altre promesse. Servono soluzioni. Tra pochi mesi si torna alle urne. E allora una cosa dobbiamo farla tutti: ricordare. Ricordare le visite rinviate, i farmaci difficili da ottenere, le attese interminabili, le famiglie costrette a pagare privatamente, gli anziani abbandonati e i lavoratori della sanità lasciati a combattere ogni giorno contro mille difficoltà. Ricordare le parole pronunciate e confrontarle con ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Non dobbiamo lasciarci convincere dagli slogan, dalle passerelle e dalle promesse dell’ultimo momento. Dobbiamo pretendere risposte, verificare i risultati e valutare le responsabilità di chi governa. Perché la Calabria non ha bisogno di propaganda. Ha bisogno di una sanità che funzioni davvero. La salute non è un favore concesso dalla politica. Non è un privilegio per chi può pagare. Non è una concessione. È un diritto costituzionale! E una Regione che non riesce a garantire questo diritto a tutti i suoi cittadini deve interrogarsi profondamente sulle proprie responsabilità. La Calabria non merita tutto questo. I calabresi non meritano di essere cittadini di serie B. Basta passerelle. Basta propaganda. Basta parole. Vogliamo il diritto di curarci!



