Salviamo la sanità nella provincia di Reggio Calabria, Marisa Valensise: “Ci vuole guida stabile e autorevole che unisce e non divide”. Al via un piano straordinario di assunzioni dei giovani

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Trentanove medici pensionati liberi professionisti hanno scelto di tornare a lavorare nell’ ASP di Reggio Calabria.
Una decisione legittima, e sperata da parte nostra ,certo.
Ma che va letta alla luce di ciò che sta accadendo all’ASP di Reggio Calabria e all’ospedale di Polistena.
Per cinque mesi, questi professionisti costeranno 2,3 milioni di euro ai cittadini.
Una cifra enorme, che impone responsabilità, trasparenza e scelte strutturali, non soluzioni tampone.
Per questo chiedo immediatamente all’ASP di Reggio Calabria e ad Azienda Zero di indire un concorso serio, vero e meritocratico per il ruolo di Primario di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Polistena.
Un primario adeguatamente retribuito, con alta formazione, esperienza, maturità e visione come un reparto di struttura complessa richiede.
Abbiate rispetto dei cittadini.
Fate concorsi veri. Rendeteli attrattivi.
I liberi professionisti sono importanti, nessuno lo nega.
Ma non possono sostituire una programmazione stabile.
Non servono concorsi di facciata, fatti solo per dire di averli fatti.
Sappiamo tutti come vanno a finire.
I concorsi devono servire a far arrivare professionisti capaci, motivati, messi nelle condizioni di restare e lavorare bene.
E sì, pagati in modo corretto, senza ipocrisie.
È tempo di metterci alle spalle il veleno scaricato per mesi sui comitati e sulle associazioni da parte dell’ASP di Reggio Calabria, nella persona della dottoressa Di Furia.
Qui non si gioca una partita politica: qui c’è in gioco la vita delle persone.
Ai professionisti e a quelli che si stanno formando e sono rimasti diciamo una cosa chiara:
volate basso e abbiate soprattutto umanità e non arroganza del sentirvi già arrivati, c’è tanto da imparare ancora. mettetevi nelle condizioni di farlo l’umiltà rende non solo nobili ma invincibili.
Fare il medico non è fare l’impiegato di un qualsiasi istituto.
È una responsabilità enorme, umana prima ancora che professionale.
Attendiamo le determinazioni dell’ASP prima di procedere per tutte le vie legittimamente previste a tutelare il nostro diritto alla salute