Saccomanno, “Basta con i processi mediatici. La dignità delle persone non può essere calpestata”

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Riceviamo e pubblichiamo

Un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché siano tutelati i diritti dei cittadini, la presunzione di innocenza e il rispetto delle regole.
Ho deciso di rivolgermi direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, attraverso un formale esposto, perché ritengo che quanto sta accadendo abbia ormai superato ogni limite di ragionevolezza e di rispetto della dignità umana.
Non intendo sottrarmi ad alcuna indagine, né mettere in discussione il diritto e il dovere della magistratura di accertare eventuali responsabilità. Ho sempre creduto nella giustizia, nel rispetto delle istituzioni e nella legalità, valori ai quali ho improntato la mia vita personale e professionale.
Ma una cosa è indagare, altra cosa è esporre le persone al pubblico giudizio, alimentando una vera e propria aggressione mediatica quando ancora nulla è stato accertato.
Trovo intollerabile che un’inchiesta ancora nella sua fase iniziale venga accompagnata da ripetuti comunicati stampa, amplificati dagli organi di informazione, con conseguenze potenzialmente devastanti sulla reputazione, sulla serenità e sulla vita delle persone coinvolte e delle loro famiglie.
Mi domando quale necessità vi sia di alimentare continuamente l’attenzione mediatica su ipotesi investigative tutte da verificare. E soprattutto mi domando chi potrà mai restituire a una persona perbene la dignità, la reputazione e la tranquillità perdute, qualora quelle ipotesi dovessero rivelarsi infondate, come sicuramente sarà.
È questa la giustizia che vogliamo? È accettabile che un cittadino debba subire una condanna mediatica prima ancora che un giudice abbia accertato alcunché?
Siamo di fronte al rischio di una deriva giustizialista incomprensibile e pericolosa, che deve essere fermata prima che produca conseguenze irreparabili.
La magistratura deve poter svolgere liberamente e serenamente il proprio lavoro, ma sempre nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali dei cittadini. La comunicazione pubblica delle indagini non può trasformarsi in uno strumento di pressione o di delegittimazione personale, né oltrepassare i limiti imposti dall’ordinamento.
Per queste ragioni ho chiesto al Capo dello Stato un autorevole intervento istituzionale, affinché gli organi competenti verifichino quanto accaduto e assicurino il pieno rispetto delle regole.
Il mio non è soltanto un appello personale. È un grido di allarme per tutte quelle persone oneste che, pur non avendo subito alcuna condanna, rischiano di vedere distrutta in pochi giorni una reputazione costruita in una vita intera.
Non possiamo consentire che il sospetto diventi colpa, che un’indagine diventi una sentenza e che il clamore mediatico prevalga sulla verità.
Mi rivolgo, pertanto, al Presidente Mattarella, quale supremo garante dei valori costituzionali, con fiducia e con la speranza che questa mia richiesta non rimanga inascoltata.
Perché in uno Stato di diritto la giustizia deve accertare le responsabilità, non distruggere preventivamente le persone. E perché la dignità umana non può e non deve mai essere sacrificata sull’altare del clamore mediatico.
Giacomo Francesco Saccomanno