Ryanair, taglio dei voli o avvicendamento? Sempre incerto il futuro dell’aeroporto di Reggio Calabria
Set 03, 2026 - redazione
di Antonino Napoli
In merito alla soppressione di alcuni voli internazionali dall’aeroporto di Reggio Calabria si assiste, come spesso accade, ad una differente valutazione. Per alcuni si tratta di un taglio dei voli Ryanair per altri un semplice avvicendamento dovuto a strategie commerciali. Ma, al di là delle formule linguistiche, c’è un dato oggettivo, dal quale sarebbe difficile prescindere. I collegamenti internazionali dall’aeroporto di Reggio Calabria, con l’eccezione di Barcellona, sono stati soppressi.
È vero che una parte importante dell’aeroporto è cambiata. È stato realizzato il nuovo spazio destinato alle partenze, decoroso e certamente più adeguato rispetto al passato. Ma cinque gate, dei quali soltanto uno destinato ai voli internazionali, appaiono francamente pochi per uno scalo che dovrebbe servire non soltanto Reggio Calabria, ma anche, come dice il sindaco di Reggio Calabria, una grande area dello Stretto.
E si attende ancora la realizzazione della nuova area arrivi.
Ma si dimentica che un aeroporto è funzionale non quando dispone di una struttura moderna, ma quando dispone di voli.
Se davvero si vuole fare dell’aeroporto dello Stretto un’infrastruttura al servizio di Reggio e Messina, occorre partire da questa consapevolezza. E allora bisogna chiedersi perché non si riesca a costruire un sistema integrato tra aerei, aliscafi e trasporto su gomma, coordinando gli orari delle partenze e degli arrivi.
Per attrarre i messinesi a utilizzare l’aeroporto di Reggio Calabria non basta dire che lo scalo è vicino. Bisogna renderlo realmente raggiungibile e conveniente, garantendo collegamenti con Messina in qualunque fascia oraria, anche nelle ore notturne.
Altrimenti si pretende che il passeggero scelga Reggio ma, una volta atterrato o prima di partire, gli si chiede di organizzarsi da solo il raggiungimento della meta finale.
L’offerta dei voli non può essere concepita esclusivamente in funzione della stagione estiva.
Reggio Calabria e Messina hanno bisogno di collegamenti durante tutto l’anno. I cittadini devono essere messi nelle condizioni di poter viaggiare per lavoro, per studio, per turismo, per motivi familiari. Perché viaggiare significa crescita culturale, professionale ed economica.
Non si può quindi pensare a un aeroporto che funzioni soltanto nei mesi in cui aumenta la domanda turistica. Un aeroporto deve contribuire a creare domanda, favorire gli scambi, attrarre persone e imprese e collegare stabilmente il territorio con il resto d’Italia e dell’Europa.
È giusto riconoscere che una parte nuova dell’aeroporto è stata realizzata. Ma mentre si attende il completamento dell’area arrivi, bisogna avere il coraggio di dire che la vera sfida non è soltanto costruire nuovi spazi, ma riempirli di passeggeri e di destinazioni.
Ed è qui che si apre anche il tema della gestione.
SACAL, gestendo i tre aeroporti calabresi, svolge evidentemente un ruolo delicato che porta l’utente a porsi la domanda legittima se può una stessa società riuscire sempre a valorizzare allo stesso modo aeroporti che, inevitabilmente, si trovano anche a competere tra loro?
È una questione di opportunità e di strategia, prima ancora che di responsabilità.
Forse una società diversa, chiamata a competere sul mercato e senza la necessità di governare contemporaneamente interessi anche concorrenziali riferibili a più scali, avrebbe potuto guardare all’aeroporto dello Stretto con occhi differenti e, magari, con maggiore interesse.
Non basta dunque discutere se Ryanair abbia tagliato i voli o se si tratti di un semplice avvicendamento.
La domanda vera è che aeroporto ci sarà in futuro per Reggio Calabria e Messina?
Perché se vogliamo uno scalo realmente internazionale, dobbiamo smettere di considerarlo una struttura da utilizzare quando la stagione lo consente e iniziare a considerarlo come un’infrastruttura strategica permanente per lo sviluppo dell’intera area dello Stretto.



