Rosarno, chiusura stadio da parte della Prefettura, l’attacco di Fratelli d’Italia: presentata un’interrogazione

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«Silenzio inaccettabile, chi paga sono le squadre e i tifosi». Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione al sindaco di Rosarno Pasquale Cutrì e all’Ufficio Tecnico comunale in merito alla chiusura dello stadio Giovanni Paolo II, dopo lo stop imposto dalla Prefettura di Reggio Calabria per problemi di agibilità. Una situazione che, secondo quanto emerso, riguarda diversi impianti sportivi della provincia, ma che nel caso del principale stadio cittadino si trascina ormai da mesi senza soluzioni concrete. L’ordinanza prefettizia si è resa necessaria per garantire la sicurezza pubblica, ma il risultato è che da tempo le partite si disputano a porte chiuse, con pesanti ripercussioni sulle società sportive locali. «È inconcepibile – dichiara Aurelio Timpani, esponente di Fratelli d’Italia – che un ufficio tecnico che viene descritto come altamente qualificato e un’amministrazione che sui social si autocelebra per presunti traguardi raggiunti non siano ancora riusciti a ottenere l’agibilità dello stadio Giovanni Paolo II». Nel mirino del partito della Meloni finisce soprattutto l’impatto economico e sportivo della chiusura, che sta mettendo in seria difficoltà le squadre che militano nei vari campionati, in particolare la Virtus, impegnata nel campionato di Eccellenza. «La Virtus – prosegue Timpani – è stata lasciata sola, privata non solo del sostegno morale del proprio pubblico, ma soprattutto degli incassi derivanti dai tifosi paganti. Un danno economico enorme che rischia di compromettere un’intera stagione sportiva. È inaccettabile che una società che rappresenta la città debba pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa». Secondo Fratelli d’Italia, ciò che desta maggiore preoccupazione è il perdurare della situazione «nel totale silenzio e nell’indifferenza dell’amministrazione comunale. Ci chiediamo – incalza Timpani – cosa ci sia realmente sotto. Perché dopo mesi non si è ancora arrivati a una soluzione? Perché non si è ritenuto prioritario intervenire su una struttura fondamentale per la vita sportiva e sociale della città?». Il giudizio di Timpani sull’operato dell’amministrazione è netto e senza sconti. «Si leggono lamentele generiche e proclami, ma la realtà è che questa è un’amministrazione che fa solo “acquazzina”, per usare un’espressione cara a due ex sindaci. I problemi veri, quelli concreti, restano irrisolti». Infine, arriva l’affondo politico: «Ci vantiamo di essere il paese capofila di tutte le iniziative in provincia – conclude Timpani – allora iniziamo a vantarci per l’efficienza dell’ufficio tecnico, per la capacità di risolvere i problemi e non per le inadempienze. Lo stadio chiuso è il simbolo di un fallimento amministrativo che non può più essere ignorato». L’attacco frontale di Timpani apre ufficialmente il caso politico sulla gestione degli impianti sportivi e che ora attende risposte chiare da Palazzo San Giovanni Battista.