Riace, Minasi (Lega): “Fallimento di Lucano sotto gli occhi di tutti. La sinistra estrema lascia solo disastri amministrativi e voragini di bilancio”

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 “La sospensione del consiglio comunale di Riace e la conseguente nomina dei due commissari prefettizi rappresentano l’epilogo, purtroppo ampiamente prevedibile, di una mala gestione politico-amministrativa che ha usato un’intera comunità per meri scopi ideologici”.

È quanto dichiara in una nota la senatrice reggina della Lega, Tilde Minasi, commentando in modo netto le vicende che hanno portato al commissariamento del Comune locrese.

“Oggi crolla definitivamente la narrazione costruita attorno alla figura di Mimmo Lucano, diventato negli anni la bandiera intoccabile della sinistra estrema e dei salotti radical chic. I fatti, slegati dalla propaganda, ci dicono che laddove questa sinistra governa, il risultato è sempre lo stesso: disastri amministrativi e voragini di bilancio. Invece di occuparsi della cura del territorio, dei servizi primari e della corretta tenuta dei conti pubblici, si è scelto di trasformare Riace in un laboratorio politico volto unicamente a favorire e incentivare l’immigrazione irregolare, prosciugando le risorse del Comune e calpestando le reali esigenze dei cittadini residenti”.

“Come Lega – prosegue la senatrice Minasi – denunciamo da sempre questo inaccettabile modus operandi. I sindaci sono eletti per amministrare con responsabilità, per garantire il benessere della propria comunità e per tutelare la legalità, non per fare attivismo ideologico sulla pelle dei cittadini e con i soldi dei contribuenti. Il commissariamento di oggi certifica in modo inequivocabile il fallimento totale del ‘modello Riace’: un modello fatto di debiti, buchi di bilancio e assoluta incapacità gestionale”.

“Auspico ora che i commissari prefettizi possano fare piena luce sullo stato reale delle casse comunali, mettendo ordine e ripristinando la legalità e la normalità amministrativa di cui i cittadini di Riace hanno disperatamente bisogno. I calabresi meritano amministratori capaci, concreti e vicini ai veri bisogni del territorio, non paladini dell’accoglienza indiscriminata che, una volta spenti i riflettori mediatici, lasciano dietro di sé soltanto macerie economiche e sociali”, conclude Minasi.