Polistena, Laruffa, “Legalità e rettitudine: alzare il livello del confronto e abbassare lo scontro”
Ott 10, 2026 - redazione
La rettitudine morale è il primo argine alla criminalità organizzata e a quella zona grigia che, attraverso relazioni opache, convenienze e silenzi, finisce per inquinare il tessuto sociale di una comunità.
Polistena ha una storia importante di contrasto alla mafia, una storia fatta di coraggio, di scelte difficili e di uomini che hanno pagato personalmente il prezzo della propria coerenza.
I nostri ex sindaci, Mommo Tripodi e Giovanni Laruffa, sono stati costretti a vivere a lungo sotto scorta. Giovanni Laruffa, in particolare, è stato vittima di un attentato alla vita per aver scelto di denunciare, agli organi competenti, gli interessi della ‘ndrangheta.
Questa è una pagina della nostra storia che merita rispetto e memoria. Non per costruire classifiche di coraggio o attribuire patenti di antimafia, ma per ricordare che contrastare la mafia significa assumersi responsabilità, rompere i silenzi, denunciare le connivenze e scegliere di non voltarsi dall’altra parte, anche quando farlo comporta rischi personali.
L’antimafia, infatti, non può essere soltanto una parola da pronunciare nelle manifestazioni pubbliche, un’etichetta da esibire o uno strumento da utilizzare per acquisire consenso. Deve tradursi in fatti, comportamenti e azioni concrete.
La rettitudine morale dovrebbe essere praticata, non predicata.
Dovrebbe riconoscersi nelle frequentazioni, nelle relazioni che scegliamo di coltivare, nella trasparenza delle nostre azioni, nel rispetto delle regole e nella capacità di assumere posizioni scomode quando sarebbe più conveniente tacere.
Dovrebbe emergere nei comportamenti quotidiani, nella distanza da ogni forma di ambiguità e nel rifiuto di quelle complicità silenziose che finiscono per normalizzare ciò che non può e non deve essere considerato normale.
È in questo contesto che si colloca la mia solidarietà a Omar Spanò, attivista di Forza Italia, per l’atto intimidatorio che mirerebbe a scoraggiarlo dal proseguire il proprio impegno nella vita pubblica della nostra comunità.
La libertà di espressione e di impegno è un principio democratico che deve essere tutelato senza distinzioni di appartenenza.
C’è, inoltre, un altro aspetto sul quale credo sia necessario soffermarsi: la necessità di abbassare i toni e alzare il livello del confronto nella nostra comunità.
Polistena ha bisogno di un confronto sano, di “pacificazione” e di una dialettica democratica capace di mettere in discussione scelte e responsabilità. Ma tutto questo deve avvenire nel rispetto delle persone, senza trasformare il dissenso in ostilità e la contrapposizione in uno scontro permanente.
In una realtà come la nostra dilaniata da contrasti, divisioni e contrapposizioni, la criminalità organizzata può trovare terreno fertile per insinuarsi, sfruttare le fratture, alimentare diffidenze e approfittare dell’indebolimento dei legami sociali.
Quando una comunità perde la capacità di riconoscersi in valori condivisi, quando il confronto lascia spazio alla delegittimazione reciproca e quando prevalgono le divisioni, diventa più difficile costruire quegli anticorpi civili e democratici indispensabili per contrastare ogni forma di condizionamento criminale.
Abbassare i toni non significa rinunciare alla fermezza. Alzare il livello del confronto significa restituire dignità e forza alla comunità.
Significa saper criticare senza alimentare odio, denunciare senza strumentalizzare, discutere senza perdere di vista il bene comune. Significa riconoscere che, pur partendo da posizioni differenti, esistono valori che devono unirci tutti: la libertà, la legalità, il rispetto delle istituzioni e il rifiuto di ogni intimidazione.
Chi partecipa al pubblico dibattito ha il dovere di dare l’esempio, promuovendo una cultura della legalità che non si esaurisca nelle parole, ma si traduca nella trasparenza delle istituzioni, nella responsabilità di chi le rappresenta e nella capacità di costruire una comunità libera da condizionamenti.
La nostra comunità merita scelte credibili, istituzioni autorevoli e una società civile capace di respingere ogni forma di intimidazione e condizionamento. Merita un confronto pubblico all’altezza della propria storia, nel quale le differenze non diventino fratture insanabili e il dissenso non impedisca di riconoscersi in un comune orizzonte di legalità e giustizia.
La legalità si dimostra con i fatti. L’antimafia si misura con la coerenza. La rettitudine morale comincia da ciascuno di noi. E una comunità capace di confrontarsi con rispetto, senza rinunciare alla fermezza, è una comunità più forte e meno esposta ai tentativi di condizionamento della criminalità organizzata.
Cesare Laruffa



