Oppido: Quando la letteratura diventa musica: a Palazzo Grillo “Confessioni di un malandrino”, viaggio tra parole, poesia e canzone

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La corte interna di Palazzo Grillo, nel cuore del centro storico di Oppido Mamertina, ha fatto da suggestiva cornice, venerdì 28 agosto, a “Confessioni di un malandrino. Viaggio tra canzoni tratte da romanzi e poesie”, iniziativa promossa dal Circolo dei Lettori “Nostos”, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, nell’ambito dell’Estate Mamertina.
Una serata costruita intorno a un’idea tanto semplice quanto culturalmente feconda: esplorare il rapporto, antico e ancora straordinariamente vitale, tra letteratura, poesia e musica, mostrando come la parola scritta possa attraversare linguaggi differenti e acquisire, attraverso la musica, nuove possibilità interpretative.
Il titolo dell’iniziativa, mutuato dall’omonima canzone di Angelo Branduardi, ha rappresentato una vera e propria dichiarazione d’intenti. Non una semplice successione di brani, dunque, ma un itinerario attraverso opere letterarie, versi poetici, cinema e canzone d’autore, nel quale ogni esecuzione è stata ricondotta alla propria matrice culturale.
A introdurre la serata, a nome del Circolo dei Lettori “Nostos”, è stato Luigi Mileto, che ha sottolineato il significato più profondo dell’iniziativa e la funzione che il Circolo intende svolgere nel territorio:
«Ed è forse proprio questa la ragione per cui siamo qui questa sera. Nostos vuole essere uno spazio nel quale i libri diventano persone, voci, idee, musica, memoria e comunità. È questa, in fondo, la nostra idea di cultura: non qualcosa di statico o confinato, ma un processo vivo, capace di generare relazioni e di mettere in dialogo linguaggi, sensibilità ed esperienze diverse.
La cultura, quando è autentica, non costruisce recinti: costruisce connessioni. E questa sera ne abbiamo una dimostrazione concreta: la parola letteraria incontra la poesia, la poesia incontra la musica e la musica restituisce alla parola una nuova forma di vita».
Parole che hanno sintetizzato efficacemente la filosofia dell’evento e, più in generale, il percorso intrapreso dal Circolo Nostos, che negli ultimi mesi ha sviluppato una proposta culturale articolata attraverso gruppi di lettura, presentazioni di libri, caffè filosofici, tavole rotonde e incontri con autori e studiosi.
La parola letteraria ritrova la sua dimensione sonora
A guidare il pubblico nel percorso è stato Gianni Buda, autore e regista di testi teatrali e ideatore di spettacoli musicali di carattere culturale. La sua conduzione ha conferito alla serata una precisa struttura narrativa e divulgativa.
Prima di ogni esecuzione sono state fornite informazioni sugli autori dei testi originari, sugli interpreti, sulle epoche storiche e sui contesti culturali nei quali le opere hanno preso forma, insieme a riflessioni sul processo creativo attraverso il quale una pagina letteraria o un componimento poetico sono stati trasformati in musica.
Una scelta che ha permesso al pubblico di non limitarsi all’ascolto, ma di riconoscere le matrici letterarie, poetiche e culturali dei brani proposti.
È proprio questa dimensione sonora che “Confessioni di un malandrino” ha cercato di recuperare: la parola letteraria è tornata a essere ascoltata, attraversando la voce degli interpreti e la materia sonora degli strumenti.
Da García Márquez a Barrie, da Esenin a De André
Il viaggio musicale si è aperto con “Remedios la bella”, interpretata da Vincenzo Caia, voce e chitarra, con Pasquale Mammone alla fisarmonica, Ivana Vaccari al flauto e Gianni Buda al basso. Il brano dei Modena City Ramblers richiama il personaggio di Remedios del mondo narrativo di Gabriel García Márquez, restituendo in musica le atmosfere del realismo magico.
È stata quindi la volta de “L’isola che non c’è”, con la voce di Salvatore Canzio, accompagnato alle chitarre da Cristian Scattarreggia e Gianni Buda e alla fisarmonica da Pasquale Mammone. La canzone di Edoardo Bennato ha consentito di attraversare l’immaginario di Peter Pan e di J.M. Barrie, trasformando il tema dell’isola fantastica in una più ampia metafora dell’utopia e del desiderio.
Con “Confessioni di un malandrino”, interpretata da Gianni Buda e Salvatore Canzio, con Cristian Scattarreggia e Gianni Buda alle chitarre, il percorso ha incontrato la poesia russa di Sergej Esenin, dalla quale Branduardi ha tratto il testo della propria composizione.
Particolarmente significativo il segmento dedicato a Fabrizio De André, attraverso “Un ottico” e “Un giudice”, interpretati da Giuseppe Vadalà, con Gianni Buda, Cristian Scattarreggia e Pasquale Mammone. Entrambi i brani appartengono all’album Non al denaro non all’amore né al cielo, nel quale De André rielabora poeticamente l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
Il repertorio ha quindi incontrato l’universo poetico e cinematografico di Pier Paolo Pasolini con “Cosa sono le nuvole”, interpretata da Salvatore Canzio e Gianni Buda alla chitarra.
Il teatro, la poesia e la canzone internazionale
La serata ha poi assunto una forte connotazione teatrale con “Si t’o sapesse dicere”, interpretata da Titti Mileto con Gianni Buda alla chitarra, omaggio alla grandezza poetica e teatrale di Eduardo De Filippo.
La stessa Titti Mileto ha interpretato “La canzone dei vecchi amanti”, accompagnata al pianoforte da Domenica Verduci, portando sul palco la celebre composizione di Jacques Brel.
La voce di Germana Burchietti ha invece caratterizzato tre momenti del programma: “Memory”, accompagnata da Domenica Verduci al pianoforte e Ivana Vaccari al flauto; “Figlio della luna”, con Verduci e Buda; e “Wuthering Heights”, insieme a Verduci e Buda.
“Memory”, proveniente dal musical Cats, ha permesso di richiamare l’universo poetico di T.S. Eliot, mentre “Figlio della luna” dei Mecano ha condotto il pubblico verso un immaginario leggendario e folclorico legato alla cultura gitana andalusa.
Con “Wuthering Heights” di Kate Bush, ispirata al celebre romanzo Cime tempestose di Emily Brontë, la musica pop internazionale ha incontrato ancora una volta la grande letteratura.
A chiudere il percorso è stata “Signora Bovary” di Francesco Guccini, eseguita da Domenica Verduci al pianoforte e Gianni Buda alla chitarra, esplicito omaggio al capolavoro di Gustave Flaubert.
L’iniziativa si inserisce in un’estate particolarmente intensa per il Circolo dei Lettori “Nostos”, dopo la prima edizione del Premio Letterario “Palazzaccio”, la partecipazione alla rassegna “L’Orientale – Edizione Zero” di Polistena, con l’approfondimento dedicato alla figura dell’ammiraglio ottomano Uluç Alì con Enzo Ciconte e l’incontro del 25 agosto con lo scrittore don Francesco Cristofaro, autore del volume Luce sul mio cammino.
Esperienze diverse per contenuti e linguaggi, ma accomunate da una medesima prospettiva: creare occasioni di incontro attraverso la cultura.
La corte di Palazzo Grillo si è così trasformata, per una sera, in un luogo nel quale memoria e contemporaneità hanno potuto dialogare. Romanzi, poesie e canzoni hanno smesso di appartenere a territori separati per convergere in un’unica esperienza estetica e conoscitiva.
“Confessioni di un malandrino” ha dimostrato, ancora una volta, come la divulgazione culturale possa essere rigorosa senza rinunciare alla partecipazione e come la musica possa diventare una straordinaria forma di mediazione della conoscenza.