Omicidio stradale sulla SS682, due anni con pena sospesa: la rabbia della famiglia di Domenico Politi

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Omicidio stradale sulla SS682, due anni con pena sospesa: la rabbia della famiglia di Domenico Politi

PALMI – A quasi tre anni dalla morte di Domenico Politi, il procedimento giudiziario si è concluso con una sentenza che ha lasciato amarezza nei familiari della vittima. Il Tribunale di Palmi ha accolto il patteggiamento, condannando il conducente della BMW coinvolta nell’incidente a due anni di reclusione con sospensione condizionale della pena, senza alcun giorno di carcere.
L’incidente risale al 20 agosto 2023, lungo la Strada Statale 682. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il conducente della BMW avrebbe oltrepassato la linea continua, invadendo la corsia opposta e provocando un violento impatto frontale con l’Alfa Romeo guidata da Domenico Politi.
Nello scontro persero la vita tre persone: Domenico Politi e le due passeggere che viaggiavano sull’altra vettura. Altre due persone rimasero gravemente ferite, riportando conseguenze permanenti.
Per i familiari della vittima, la sentenza rappresenta una profonda delusione. Maria Fonte, moglie di Domenico, e il padre Pasquale Politi si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Gregorio Papalia.
«Il giudice ha applicato la legge – osserva il legale – ma è proprio questo il problema. Per reati come l’omicidio stradale con più vittime non dovrebbe essere consentito il patteggiamento. Riconoscere uno sconto di pena in casi di tale gravità rischia di svuotare il significato della giustizia e di sminuire il valore della vita umana.»
Parole che trovano eco nello sfogo di Pasquale Politi, 77 anni, padre di Domenico.
«Mio figlio non ha avuto giustizia. Lo Stato, almeno per lui, non c’è stato. Chi ha provocato quella tragedia non trascorrerà nemmeno un giorno in carcere. Domenico era un padre presente, ogni mattina accompagnava le sue figlie a scuola.»
Anche Maria Fonte racconta un dolore che il tempo non ha attenuato.
«Non si sopravvive alla morte di un figlio, di un marito. Si continua a vivere soltanto per i bambini. Le nostre figlie crescono senza il loro papà e ogni giorno ci ricordano ciò che abbiamo perso.»
La vicenda riaccende il dibattito sull’applicazione delle norme in materia di omicidio stradale e sulla possibilità di accedere al patteggiamento nei casi caratterizzati da più vittime. Una discussione che, per la famiglia Politi, va oltre il singolo processo e riguarda il rapporto tra giustizia, responsabilità e tutela della vita umana.