‘Ndrangheta, cocaina nel porto di Gioia Tauro, pene pesantissime nel processo contro i “doganieri infedeli”. I NOMI
Set 24, 2026 - redazione
Quasi 150 anni di carcere. Finisce con una condanna per quasi tutti gli imputati il processo “Tre Croci”, l’inchiesta della DDA di Reggio Calabria sul traffico internazionale di cocaina al porto di Gioia Tauro. Nel pomeriggio di ieri il Tribunale di Palmi ha emesso la sentenza di primo grado: 12 condanne su 13 imputati, per un totale di 148 anni di reclusione e 568 mila euro di multe. Un solo assolto, Michele Serra, per il quale l’assoluzione era stata chiesta dallo stesso pubblico ministero. Nel mirino degli investigatori delle Fiamme Gialle, le cui testimonianze hanno scandito il dibattimento, c’era una presunta rete ben oliata di colletti bianchi del porto: portuali, addetti agli scanner e funzionari della Dogana che avrebbero garantito il transito indisturbato dei container carichi di droga. Il collegio ha accolto in pieno l’impianto accusatorio, infliggendo pene pesantissime. Le condanne più alte, 18 anni ciascuno, sono state comminate a Francesco Giovinazzo (con 61 mila euro di multa) e a Mario Giuseppe Solano, il funzionario in servizio all’Ufficio Antifrode della Dogana di Gioia Tauro (con 60 mila euro di multa). Poi, a scalare: 16 anni e 51 mila euro di multa a Giuseppe Papalia; 14 anni a Domenico Cutrì; 12 anni a Renato Papalia; 11 anni e 6 mesi a Antonio Pititto, addetto al controllo scanner, e 11 anni a Pasquale Sergio; 10 anni a Vincenzo Giuseppe Albanese; 9 anni e 6 mesi a Damiano Rosarno e Filippo Strano; 9 anni a Francesco Gullace e Michele Silvano Mazzeo.



