Mattarella “ultimo presidio”: il Quirinale come punto di riferimento in una fase di crisi

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di Luigi Longo

Mattarella “ultimo presidio”: il Quirinale come punto di riferimento in una fase di crisi

Basta con “nani e ballerine”. L’Italia, in una delle fasi più complesse della sua storia recente, deve avere come punto di riferimento per almeno altri cinque anni l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni energetiche e instabilità economica, torna infatti al centro del dibattito politico il ruolo del Capo dello Stato, considerato da molti “l’ultimo patriota” capace di garantire equilibrio istituzionale, credibilità internazionale e continuità democratica.
L’Italia sta attraversando una situazione estremamente delicata, sia sul piano economico sia su quello geopolitico. Il Paese appare oggi meno centrale rispetto al passato, quando rappresentava uno dei principali protagonisti dell’Europa e un punto strategico nel Mediterraneo, forte di relazioni consolidate con gli Stati Uniti e con il mondo occidentale.
Le recenti scelte politiche ed energetiche hanno alimentato un confronto acceso. In particolare, vengono messe sotto accusa alcune strategie legate alla transizione ecologica: il forte sostegno alle fonti rinnovabili e alle politiche green, accompagnato dalla progressiva riduzione della dipendenza da petrolio e gas, avrebbe prodotto effetti pesanti su famiglie e imprese, già provate dall’aumento dei costi energetici e dall’inflazione.
A rendere ancora più fragile il quadro internazionale contribuiscono le tensioni nell’area del Golfo Persico. Il riferimento è allo stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale, la cui eventuale chiusura prolungata potrebbe provocare ripercussioni significative sui mercati internazionali e sulle forniture energetiche. A ciò si aggiungono i danni alle infrastrutture petrolifere e alle raffinerie, la cui ricostruzione richiederebbe tempi lunghi e investimenti enormi.
In questo scenario cresce la sfiducia verso una classe politica giudicata inadeguata ad affrontare crisi di tale portata. “Abbiamo ereditato una classe dirigente fatta di nani e ballerine”, sostiene chi vede nelle leadership internazionali e nazionali attuali una scarsa capacità di gestione e di visione strategica.
Da qui l’appello a riconoscere in Mattarella una figura di garanzia e stabilità istituzionale, capace di rappresentare ancora oggi una speranza concreta per il Paese. Il Presidente della Repubblica viene indicato come possibile punto di equilibrio per accompagnare una nuova fase di ricostruzione politica e geopolitica, con l’obiettivo di rilanciare un’Italia più moderna, autorevole, europea e centrale nei nuovi assetti internazionali.
Per queste ragioni, secondo questa visione, Mattarella dovrebbe restare al timone delle istituzioni ancora per cinque anni, contribuendo alla costruzione di un’Italia capace di promuovere dialogo, cooperazione e pacificazione internazionale, a partire dai rapporti con i Paesi del Medio Oriente.