L’ex sindaco di Taurianova Roy Biasi, “Domenico Giannetta e la parabola del tradimento: cronaca di un fallimento politico annunciato”
Ago 24, 2026 - redazione
Chi fa del trasformismo la propria bussola morale è fatalmente destinato a perdersi nella nebbia che ha contribuito a creare. La rottura consumatasi a Palazzo Campanella, con il presidente Roberto Occhiuto che ha messo alla porta Domenico Giannetta estromettendolo senza mezzi termini dalla maggioranza regionale, non è un semplice incidente di percorso: è la nemesi perfetta di una parabola fondata sul calcolo personale, sul sabotaggio interno e sulla miopia strategica.
Per anni Giannetta ha indossato la casacca di Forza Italia usandola come mero taxi per la propria sopravvivenza elettorale. A Taurianova la maschera è caduta del tutto: mentre il partito e il centrodestra compatto sostenevano la candidatura di Roy Biasi, il capogruppo regionale manovrava nell’ombra contro la sua stessa coalizione, offrendo sponda al candidato avversario Romeo. Un voltafaccia sfrontato, consumato nella presunzione che il cinismo politico resti sempre impunito.
Ma la legge del contrappasso non fa sconti. Quel patto ambiguo e privo di visione si è sbriciolato nel giro di pochi mesi, trasformandosi in una farsa. Quando Giannetta è andato a riscuotere il conto alle elezioni della Città Metropolitana per blindare il suo uomo, Barca, è stato ripagato con la medesima moneta: gli alleati di convenienza gli hanno sbarrato la strada, negandogli i voti e condannando Barca alla sconfitta. Prima traditore del suo partito, poi tradito e scaricato dai suoi stessi compagni di manovra, con cui ha rotto platealmente dopo un pugno di settimane.
A certificare una conclamata inconsistenza politica si sommano i disastri operativi, come la clamorosa debacle a Reggio Calabria, dove la presentazione di una lista a sostegno del sindaco Cannizzaro è fallita miseramente per banali errori formali, svelando un’approssimazione imbarazzante anche sul piano organizzativo e amministrativo.
Oggi, privo di credibilità e cacciato dal perimetro di governo, Giannetta tenta l’ultimo disperato salto della quaglia accodandosi a Roberto Vannacci. Non vi è alcun coraggio in questa fuga in avanti, solo il panico di chi vede sgretolarsi il proprio feudo. Domenico Giannetta esce dalla scena regionale nel modo più avvilente: scaricato dalla maggioranza, respinto dalla sua comunità politica e umiliato dai suoi stessi calcoli. L’uomo che pensava di fare il burattinaio chiude la sua corsa da comparsa isolata, privo di alleati, di coerenza e di qualsiasi dignità politica.
Quando la politica viene privata della lealtà istituzionale, del rispetto per la comunità e della coerenza morale, ciò che resta è soltanto un isolamento autoinflitto.
L’uscita di scena di Domenico Giannetta non è l’atto coraggioso di un dissidente, ma il tramonto politico
di chi ha rivestito incarichi istituzionali immeritatamente, non lasciando alcun segno sul territorio se non slealta’, incoerenza, incompetenza e politica di basso livello. Ne guadagna Forza Italia che finalmente sarà rappresentata in consiglio regionale da un capogruppo di cui non si dovra’ piu vergognare.



