Letterio De Domenico, la lex magistralis: la lezione che smaschera la riforma della giustizia

Il sostituto procuratore Letterio De Domenico smonta punto per punto la riforma, denunciando i rischi per l’indipendenza della magistratura e le garanzie dei cittadini.
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Un dibattito partecipato e ricco di contenuti si è svolto a Taurianova nella chiesa degli artisti, promosso dal Comitato del No contro la riforma costituzionale della giustizia. L’incontro ha richiamato cittadini, professionisti del diritto e rappresentanti politici, mettendo al centro preoccupazioni sull’equilibrio istituzionale e sulle garanzie individuali.

A imprimere alla serata un tono di alta autorevolezza è stato il sostituto procuratore Letterio De Domenico, vice coordinatore del Comitato del No di Reggio Calabria. Con un discorso preciso e documentato, De Domenico ha offerto una lettura critica della riforma, evidenziandone gli effetti pratici sull’organizzazione della magistratura e sulle tutele processuali. Ha richiamato l’attenzione sulla possibile trasformazione del ruolo del pubblico ministero, sul rischio di condizionamenti esterni nei confronti dei giudici e sulle ricadute sociali per i soggetti più vulnerabili. La sua esposizione ha alternato argomentazioni tecniche a richiami di carattere etico, proponendosi come punto di riferimento per chi cerca una valutazione approfondita e non ideologica della proposta normativa.

Oltre agli aspetti di principio, il dibattito ha affrontato questioni concrete: la riforma non risolverebbe i problemi strutturali della giustizia italiana, come la lentezza dei processi, mentre introdurrebbe oneri economici significativi stimati tra i 70 e i 120 milioni di euro l’anno. Sono stati messi in luce i rischi di squilibrio tra i poteri dello Stato e la possibilità che nuovi meccanismi di selezione e controllo producano effetti distorsivi sull’autonomia giudiziaria.

Tra i punti più dibattuti la questione del correntismo: i relatori hanno sostenuto che la riforma, lungi dall’eliminarne le degenerazioni, potrebbe favorire forme più sottili di collateralismo. Si è discusso di come le nuove regole per la composizione degli organi di autogoverno possano aprire spazi a influenze politiche o a reti di potere informali, con conseguenze sulla credibilità e sull’efficacia dei futuri Consigli superiori della magistratura.

Ampio spazio è stato dedicato al meccanismo del sorteggio previsto per i nuovi organi, giudicato da molti intervenuti ingiusto e antidemocratico. Anche il cosiddetto sorteggio temperato dei membri laici è stato criticato: nella pratica, secondo i partecipanti, esso rischierebbe di tradursi in una scelta condizionata dalla maggioranza parlamentare del momento, indebolendo la pluralità di rappresentanza e la funzione di garanzia che tali figure dovrebbero svolgere.

All’incontro hanno partecipato l’avvocato Tonino De Pace, del Foro di Reggio Calabria, e l’avvocato Francesco Rossetti, moderatore e membro dell’associazione Risorse. Entrambi hanno arricchito il confronto con osservazioni tecniche e civili: De Pace ha portato la prospettiva della difesa e delle esigenze dei cittadini, mentre Rossetti ha stimolato il dibattito su possibili alternative riformatrici che non comprimano l’autonomia giudiziaria.

Dal punto di vista politico, l’intervento dell’onorevole Angela Napoli ha avuto valore simbolico: la parlamentare ha annunciato il suo deciso No, motivando la scelta con il rispetto per la magistratura e con la convinzione che l’indipendenza giudiziaria debba essere preservata. La sua posizione ha contribuito a dare visibilità istituzionale alle preoccupazioni emerse durante la serata.

La serata di Taurianova ha offerto un quadro articolato delle obiezioni alla riforma: non solo critiche di principio, ma anche analisi tecniche sui costi, sugli effetti organizzativi e sui rischi di interferenze politiche. L’intervento di Letterio De Domenico ha rappresentato il filo conduttore del dibattito, ma la discussione ha coinvolto più voci e prospettive, delineando la necessità di un confronto pubblico più ampio e di soluzioni che affrontino i problemi reali della giustizia senza compromettere le sue garanzie fondamentali.