“L’energia non può essere un lusso”.Intervista a Germano Ventura, Direttore Generale di FCR General Contractor E.S.Co.
Lug 26, 2026 - redazione
“L’energia non può essere un lusso”.
Intervista a Germano Ventura, Direttore Generale di FCR General Contractor E.S.Co.
“Le famiglie italiane stanno pagando il prezzo di errori strategici che durano da decenni. È arrivato il momento di cambiare modello energetico.”
Negli ultimi anni gli italiani hanno assistito ad una crescita costante del costo dell’energia, dei carburanti e delle bollette. Guerre, crisi geopolitiche e tensioni internazionali sembrano avere un impatto immediato sulla vita quotidiana di milioni di famiglie.
Ne parliamo con Germano Ventura
, Direttore Generale di FCR
, società impegnata nella progettazione e realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, nell’efficientamento energetico e nello sviluppo di Comunità Energetiche Rinnovabili.
Dottor Ventura, ogni crisi internazionale sembra trasformarsi immediatamente in un aumento dei prezzi dell’energia. È davvero inevitabile?
«Le guerre incidono certamente sui mercati energetici, ma sarebbe troppo semplice attribuire ogni responsabilità esclusivamente agli eventi geopolitici.
Il conflitto tra Russia e Ucraina, le tensioni tra Stati Uniti e Iran, l’instabilità del Medio Oriente e i rischi sulle principali rotte marittime hanno dimostrato una realtà evidente: l’Europa è ancora troppo dipendente dall’esterno per il proprio fabbisogno energetico
.
Quando un sistema non è autosufficiente, basta una crisi internazionale perché i prezzi esplodano. Ed è esattamente ciò che sta accadendo.»
Quindi il problema nasce molto prima delle guerre?
«Assolutamente sì.
Le crisi hanno semplicemente messo in evidenza una fragilità costruita negli anni.
L’Europa ha parlato molto di transizione ecologica ma, parallelamente, non ha costruito una vera indipendenza energetica. Abbiamo ridotto alcune dipendenze sostituendole con altre, senza creare un sistema realmente resiliente.
La politica, sia europea che nazionale, ha spesso ragionato sull’emergenza anziché programmare il futuro.»
Chi paga realmente il prezzo di questa situazione?
«Le famiglie. Sempre e comunque.
Dietro ogni aumento del prezzo del petrolio o del gas ci sono persone che devono decidere come arrivare alla fine del mese.
Una bolletta più alta significa meno risorse per l’educazione dei figli, per la salute, per la casa, per una vita dignitosa.
Molte famiglie hanno ormai rinunciato a consumi essenziali. Il ceto medio, che rappresenta la spina dorsale del nostro Paese, sta progressivamente perdendo capacità di risparmio e serenità.
Quando una famiglia deve preoccuparsi se accendere il riscaldamento o se fare il pieno dell’automobile per andare al lavoro, significa che il sistema ha fallito.»
Anche le imprese soffrono questa situazione.
«Naturalmente.
Ogni euro in più speso per acquistare energia è un euro sottratto agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione.
Le nostre imprese competono con aziende che operano in Paesi dove il costo dell’energia è molto più basso. Questo significa perdere competitività internazionale e, in molti casi, rinunciare a crescere.
L’energia oggi rappresenta uno dei principali fattori di competitività economica.»
Quanto pesa la speculazione sui mercati?
«La speculazione esiste e non possiamo ignorarla.
È normale che i mercati reagiscano alle tensioni internazionali, ma quando gli aumenti dei prezzi risultano sproporzionati rispetto alla reale disponibilità di petrolio o gas, è doveroso interrogarsi sul funzionamento dei mercati energetici.
Non possiamo accettare che milioni di famiglie paghino il prezzo non solo delle guerre, ma anche della volatilità finanziaria e delle dinamiche speculative.
Servono maggiore trasparenza, controlli efficaci e mercati che riflettano maggiormente l’economia reale.»
Da Direttore Generale di una ESCo, quale ritiene sia la vera soluzione?
«La soluzione non è una sola.
Occorre accelerare gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica, nei sistemi di accumulo, nelle reti intelligenti e nelle Comunità Energetiche Rinnovabili.
L’energia deve essere prodotta il più possibile vicino ai luoghi di consumo, riducendo le perdite, la dipendenza dall’estero e i costi per cittadini e imprese.
Come FCR ESCo crediamo che ogni edificio, ogni azienda e ogni comunità possa diventare parte attiva della transizione energetica, non soltanto consumando energia, ma anche producendola e condividendola.
Questo significa trasformare il cittadino da semplice utente a protagonista del cambiamento.»
Qual è il messaggio che vuole lanciare alle istituzioni?
«L’energia non può più essere affrontata come un tema esclusivamente tecnico o ambientale.
È una questione economica, sociale e strategica.
L’Italia possiede competenze straordinarie, imprese eccellenti e professionisti di altissimo livello. Dobbiamo creare le condizioni affinché queste risorse possano lavorare insieme per costruire un sistema energetico moderno, efficiente e indipendente.
Investire oggi significa proteggere il futuro delle prossime generazioni.»
Un’ultima riflessione.
«Vorrei che la politica ricordasse una cosa molto semplice.
Ogni ritardo nelle decisioni energetiche non resta confinato nei palazzi istituzionali.
Quel ritardo arriva nelle case delle persone.
Arriva sulla bolletta di una pensionata.
Sul pieno di carburante di un lavoratore.
Sui costi di una piccola impresa.
Sul bilancio di una giovane famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese.
L’energia non è un privilegio.
L’energia è un diritto.
Garantire energia accessibile, sicura e sostenibile significa garantire dignità, sviluppo e libertà economica ad un Paese.
Ed è su questo che si misurerà la qualità della politica dei prossimi anni.»



