L’aggressione nel Veneto. L’imbecille di turno che aggredisce l’impiegata delle poste del Sud, “Tornatene in Calabria”, intervento della direttrice per fermare l’aggressione
Lug 06, 2026 - Giuseppe Larosa
Paese che vai imbecille che trovi. Stavolta è accaduto nel Veneto, e precisamente all’ufficio centrale delle Poste di Piazza Vittoria dove un “imbecille” in veste di cliente ha preso di mira con urla e pesanti accuse nonché offese a “sfondo territoriale”, una dipendente che aveva la sola colpa di essere calabrese. L’episodio si è verificato nei giorni scorsi davanti oltretutto, di diversi utenti in attesa che arrivasse il loro turno, e quell’aggressione è talmente degenerata fino a rendere necessario l’intervento della direttrice della sede postale.
Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe iniziato a causa dei tempi di attesa allo sportello. Un uomo di mezza età, infastidito dalla coda, avrebbe iniziato a protestare in modo sempre più acceso, alzando la voce e insultando il personale. Quando una delle impiegate gli ha chiesto con calma di evitare di disturbare gli altri clienti, la situazione è precipitata. L’uomo avrebbe quindi rivolto alla dipendente un’offesa di stampo discriminatorio, intimandole di “tornarsene in Calabria” e precisamente, secondo alcune ricostruzioni, la frase è stata, “Tornatene a Catanzaro”, trasformando una contestazione per il servizio in un’aggressione verbale dai contenuti offensivi e discriminatori.
Davanti a così tanta imbecillità nonché classe da parte dei “civilizzati” del Nord, è intervenuta la direttrice dell’ufficio postale, che ha cercato di riportare la calma e porre fine alla discussione, tutelando la lavoratrice e il regolare svolgimento del servizio. L’episodio ha suscitato indignazione tra i presenti, molti dei quali hanno assistito increduli alla scena.
L’accaduto riaccende il tema delle aggressioni verbali ai danni del personale a contatto con il pubblico, sempre più spesso costretto a gestire tensioni legate ai tempi di attesa o ai disservizi. In questo caso, la protesta ha assunto anche una connotazione discriminatoria, colpendo la dipendente per le sue origini e superando i limiti del confronto civile che in un paese civile non dovrebbe esserci né tantomeno pregiudizi discriminatori nei confronti di chi dal meridione lascia la propria terra, i propri affetti con immenso dolore per andare a guadagnarsi un tozzo di pane al Nord, e quando ti ritrovi ancora, nel terzo millennio, simili imbecillità, ecco capisci che in fondo ogni sacrificio è quasi perduto.




