L’aeroporto dello Stretto e la politica del bianco e del nero

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Di Antonino Napoli

Il dibattito di questi giorni sull’aeroporto di Reggio Calabria sembra, mutuandolo dal vecchio principio dei calzini, che chi vola è di destra, chi non vola è di sinistra.
È l’ennesima declinazione di una contrapposizione politica archetipa. Tu sei per il Sì, io sarò per il No; tu dici bianco, io dirò nero. Non importa più tanto ciò che si sostiene ma soprattutto chi lo sostiene.
È una politica manichea, nella quale ogni argomento diventa pretesto per schierarsi. E così, invece di discutere di problemi e soluzioni, ci si ritrova ancora una volta gli uni contro gli altri. Una politica che, francamente, non ci porta da nessuna parte.
Chi amministra ha un compito preciso, democraticamente affidatogli, di amministrare, decidere, realizzare. L’opposizione ha altrettanto chiaramente il compito di controllare, criticare quando necessario, proporre e proporsi come alternativa. Sono ruoli diversi, ma entrambi indispensabili in una democrazia. Confonderli significa trasformare ogni scelta amministrativa in una guerra di appartenenza.
Per questo, ben vengano i nuovi finanziamenti destinati all’aeroporto di Reggio Calabria. E, se possibile, si utilizzino anche per affrontare la questione, che appare evidente a chi frequenta lo scalo, dell’area destinata alla sosta degli aeromobili che è limitata e, se si vuole davvero aumentare i collegamenti, bisogna creare le condizioni infrastrutturali perché più aerei possano sostare ed operare contemporaneamente.
Ma il punto centrale è un altro.
Se vogliamo che Reggio Calabria diventi davvero l’aeroporto dello Stretto, non basta guardare alla pista, ai gate o al numero dei voli. Bisogna guardare anche a ciò che accade fuori dall’aeroporto.
Perché un aeroporto è veramente utile quando è facilmente raggiungibile.
E allora occorre garantire tra lo scalo e Messina collegamenti frequenti, rapidi, affidabili e coordinati. Non è accettabile che un passeggero debba mettere in conto ore di viaggio, coincidenze complicate o il rischio concreto di perdere l’aereo a causa di un sistema di trasporto pubblico non adeguatamente organizzato.
L’aeroporto dello Stretto non può essere soltanto uno slogan geografico. Deve diventare un sistema integrato di mobilità.
E lo dico non da politico, ma da utente. Anzi, da utente affezionato dell’aeroporto di Reggio Calabria.
Il problema dello scalo reggino, tuttavia, riguarda soprattutto i reggini e il territorio dello Stretto. Io, che vivo a Taurianova, non ho una particolare ragione per trasformare questa vicenda in una battaglia identitaria perché tra Reggio Calabria e Lamezia Terme la differenza della distanza è relativamente modesta. Nel secondo caso dovrei percorrere, grosso modo, una ventina di chilometri in più.
Per questo posso permettermi di guardare la questione senza alcun interesse personale.
Non mi interessa chi mette la bandierina politica sull’aeroporto. Mi interessa ragionare seriamente sulle cose e che l’aeroporto funzioni.
Se arrivano risorse, che vengano utilizzate bene. Se servono infrastrutture, che vengano realizzate. Se occorrono più voli, che si creino le condizioni perché le compagnie li garantiscano. Se bisogna collegare Reggio con Messina, si costruisca finalmente un sistema di trasporto degno di questo nome.
E soprattutto smettiamola di pensare che, siccome una cosa è stata fatta da “quelli”, necessariamente debba essere contestata da “questi”.
Un aeroporto non è né di destra né di sinistra. È dei cittadini dei viaggiatori.
E un cittadino che sale su un aereo ha l’unica legittima preoccupazione di arrivare in aeroporto in tempo, partire e tornare a casa senza trasformare un viaggio in un percorso a ostacoli.