La Preside Russo in volo alla New York School Department of Education 

banner bcc calabria

banner bcc calabria

Nel mese di maggio la Preside Mariarosaria Russo sarà premiata a New
York dove terrà un lezione plenaria sulla relazione di seguito riportata
esportando il modello Piria come scuola Europea.
Media, democrazia e formazione delle coscienze:
Una Dirigente Scolastica tra Rosarno e l’Europa
Contributo al dibattito su “La Relazione sullo Stato di diritto 2025 della
Commissione europea”
Abstract
La presente relazione rielabora, dal punto di vista di una dirigente scolastica calabrese, le
questioni emerse nel pilastro “media” della Relazione sullo Stato di diritto Media liberi,
pluralismo dell’informazione e formazione critica non sono domini separati: in un territorio
segnato dalla ’ndrangheta, la capacità dei giovani di leggere criticamente i media è una
questione di democrazia vissuta e di acquisizione di una coscienza civica libera e indipendente.

  1. Una voce dal Meridione
    La mia storia: da più di un ventennio, dirigo l’IIS “Raffaele Piria” di Rosarno, ubicato nel
    cuore della Piana di Gioia Tauro. Come Socrate, ogni mattina mi alzo e, prima di arrivare a
    scuola e di confrontarmi con i miei compagni di viaggio, mi chiedo: “cos’è la virtù e come si
    trasmette?”. Ciò non è mera retorica, bensì il cuore pulsante del mio lavoro.
    Nella Relazione 2025 della Commissione europea ho riconosciuto la nostra quotidiana realtà
    meridionale tradotta in linguaggio istituzionale. Ho dedotto che media e scuola non vivono in
    sfere separate ma si nutrono o si avvelenano a vicenda, nell’altalenarsi di una sfida binaria che
    mette in crisi gli attori di questo teatro tragicomico.
  2. Il quadro europeo
    Dall’Europa al Mezzogiorno: l’EMFA (Reg. UE 2024/1083) e la Direttiva anti-SLAPP (UE
    2024/1069) sono due tra i tentativi più ambiziosi dell’UE di tradurre in obblighi vincolanti
    alcuni punti, quali la trasparenza della proprietà, l’assegnazione equa della pubblicità statale,
    l’indipendenza editoriale, la protezione dei giornalisti. Dal Media Pluralism Monitor 2024
    emerge, tuttavia, che sette Stati membri sono in fascia di rischio medio-alto, brancolando nel
    buio della caverna di Platone, dove una fioca luce fa intravedere che tra norma e applicazione
    si apre uno spazio in cui vivono le distorsioni documentate nella Relazione e che si riverberano
    fino all’estremo capo dell’Italia, investendo il nostro Mezzogiorno.
  3. Il caso italiano: l’erosione silenziosa
    L’Italia chiama: la Relazione tratteggia per l’Italia un quadro di “erosione silenziosa”, tradotta
    in inerzia legislativa, conflitti di interesse irrisolti, concentrazione mediatica che non si declina
    in censura aperta ma produce un’agenda selettiva. La legislazione italiana sui conflitti di
    interesse per i titolari di cariche politiche è citata ancora come “pendente”. Tutelare la libertà
    di stampa significa, tuttavia, offrire una minima possibilità di autocorrezione a una democrazia
    che a volte rischia di incepparsi, fino a minare la qualità della democrazia stessa.
  4. La scuola al Sud: formare lettori critici in territorio di ’ndrangheta
    La scuola di Rosarno risponde: a Rosarno la ’ndrangheta non è solo criminalità organizzata
    ma è una struttura sociale e un sistema alternativo allo Stato. In questo contesto, formare
    ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni significa confrontarsi con messaggi contraddittori ogni
    giorno. TikTok, Instagram, YouTube non sono nemici della scuola. Ma oggi, più che mai, i
    media sono una realtà comunicativa in cui gli studenti vivono 365 giorni l’anno. Alla luce di
    tali premesse, la media education diventa uno strumento di liberazione nel senso più concreto,
    un processo di formazione di un esercito di lettori critici e pensanti, liberi di parlare, scrivere,
    leggere e scegliere da che parte stare.
  5. I 14-19 anni: una fascia d’età che non perdona errori educativi
    Educare a pensare: utilizzo le parole di Erik H. Erikson per descrivere l’adolescenza
    caratterizzata da crisi che investono identità e generano confusione di ruolo. Ogni giorno
    osservo giovani studenti in cerca di specchi in cui riconoscersi, e i media digitali ne offrono a
    profusione, molti dei quali distorcono l’immagine riflessa su monitor asettici e anaffettivi.
    Nella Piana di Gioia Tauro, in aggiunta, la ’ndrangheta offre ai giovani un modello di
    riconoscimento immediato, drammaticamente amplificato dai social media. La sfida,
    parafrasando Orazio “aut prodesse aut delectare”, in bilico tra educazione e diletto, consiste
    nell’essere più attraenti della distrazione digitale, non rincorrendola ma dandole una forma
    critica. Talvolta, basta soltanto analizzare un video virale o decostruire una notizia falsa per
    fare media education e antimafia culturale nello stesso momento.
  6. Media, scuola e ’ndrangheta: un triangolo complesso
    Educare ad agire: la Commissione rileva che la pubblicità statale viene spesso distribuita
    premiando i media compiacenti. In Calabria questo si declina localmente: la piccola editoria
    locale è economicamente dipendente da reti di interessi che non sempre coincidono con
    l’interesse pubblico. Gli studenti del “Piria” crescono in un ecosistema informativo dove
    WhatsApp funziona come agenzia di stampa alternativa e la voce di una persona di fiducia –
    talvolta un mafioso rispettato – vale più di qualsiasi organo di stampa. Ma la loro voce, nella
    mia scuola, diventa un urlo corale che si diffonde attraverso la Radio Web, un media messo a
    disposizione dei miei studenti che, come Peppe Valarioti e Peppino Impastato, sono la voce
    della coscienza collettiva di un popolo libero di scegliere consapevolmente da che parte stare.
  7. La dirigente come sentinella democratica
    Territorio e istituzioni: una dirigente scolastica deve guadagnarsi l’autorità e l’autorevolezza
    ogni giorno, vestendosi di coerenza e mediando tra i valori proclamati e le scelte ponderate.
    Questo significa, nel concreto, selezionare i progetti di media education con criteri pedagogici
    reali, formare i docenti sulla dimensione critica del digitale, aprire la scuola al territorio,
    stendendo il tappeto della legalità a forze dell’ordine, a magistrati antimafia, a giornalisti
    d’inchiesta o ad associazioni impegnate come Libera. Nella triplice veste di dirigente, madre e
    nonna, conosco bene la fatica dell’adulto che suggerisce di aspettare prima di agire, di
    verificare prima ancora di condividere, di fungere da sentinella democratica prima ancora di
    mettere in ordine i frammenti di una deriva istituzionale e educativa.
  8. Verso una proposta: la scuola come ecosistema dell’informazione critica
    Una scelta ecologica e sostenibile: al “Piria”, io e i miei compagni di viaggio lavoriamo su tre
    assi: curricoli verticali di media literacy dall’ingresso alla maturità; collaborazioni strutturate
    con giornalisti, magistrati e attivisti per portare in classe narrazioni autentiche; un ambiente
    scolastico che sia esso stesso modello di trasparenza e accountability. Per noi, che siamo andati
    a lezione di Cicerone, la res publica è res populi, la nostra è una scuola che forma cittadini
    consapevoli dei media e costruisce la cosa pubblica sui banchi di scuola.
    Non è retorica: è la cosa più concreta e rivoluzionaria che possiamo fare.
    Conclusioni
    Lo Stato siamo Noi: la Relazione afferma che «lo Stato di diritto non può mai essere dato per
    scontato». Sostituirei Stato di diritto con democrazia vissuta e direi la stessa cosa ai miei
    studenti ogni mattina: la democrazia non si eredita ma si pratica, si impara, si difende.
    Rosarno, la Calabria, il Sud non sono periferia di questa storia: ne sono il banco di prova più
    autentico. Dove le istituzioni sono state più deboli, dove la ’ndrangheta ha riempito i vuoti, è
    là che la posta in gioco di un’educazione ai media è più alta.
    Le norme europee, EMFA e Direttiva anti-SLAPP, da cui sono partita per redigere la presente
    relazione, non sono solo strumenti preziosi per decifrare i messaggi di una società che rischia
    la deriva, ma il vero motore e la convinzione ostinata che educare alla libertà e alla legalità sia
    l’atto politico più radicale e più rivoluzionario che esista.