La metafora di Yu Kung

Riflessione dello scrittore Giovanni Cardona sul concetto di pazienza rivoluzionaria contro le montagne dell’ingiustizia
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«Sul letto di morte Mao avrebbe detto una parola che riassume il suo pensiero: “Raccomandate ai giovani cinesi di ricordarsi di Yu Kung”. È il protagonista di una favola contadina. Narra di un vecchio contadino che voleva spianare una montagna a colpi di zappa, lui e i figli. A chi vedendolo all’opera gli disse che sciocchezze state facendo, il vecchio rispose: “Io morirò ma rimarranno i miei figli. Moriranno i miei figli, ma resteranno i miei nipoti e così le generazioni si susseguiranno all’infinito. Le montagne sono alte, ma non possono diventare ancora più alte. A ogni colpo di zappa esse diventeranno più basse”. La logica di Mao si attaglia a quella del contadino. Le iniquità sociali sono alte e potenti, ma non è detto che non possano essere abbattute. E in effetti lo sono state anche se altre ingiustizie nel corso dei secoli, ed anche in quelli nostri, ne hanno occupato il posto. Ma anche queste cadranno sotto i colpi di zappa di una rivoluzione che per essere vera ha da essere permanente.» (Dal Diario di Pietro Nenni)

Il brano proposto, tratto dal Diario di Pietro Nenni, offre uno spunto profondo e stimolante per riflettere sul “moto storico” in un’epoca in cui forze politiche oscurantiste sembrano prendere il sopravvento in Italia e in larga parte d’Europa. La dialettica tra il pessimismo fatalista e l’ottimismo rivoluzionario, tra la stagnazione e il cambiamento, è un tema che attraversa la filosofia della storia, la letteratura e la teoria politica, e che merita un’analisi articolata e multidimensionale.

Il riferimento al “cupo fatalismo persuaso dell’eterno ritorno” richiama la celebre dottrina di Friedrich Nietzsche, secondo cui la storia e la vita si ripetono ciclicamente in un eterno ritorno degli stessi eventi. Questa visione implica una sorta di immobilismo metafisico, dove ogni tentativo di cambiamento è destinato a ripetersi senza esito definitivo. Nietzsche, nel suo “Così parlò Zarathustra” e in “La gaia scienza”, invita però a un superamento di questo fatalismo attraverso la figura del “superuomo”, che afferma la vita e crea nuovi valori in un mondo privo di senso predefinito.

Dall’altra parte, la “pervicace ottimismo degli assertori di inarrestabili sorti progressive” si riallaccia a una tradizione illuminista e marxista, che vede la storia come un processo lineare di miglioramento e emancipazione. Pensatori come Hegel, con la sua dialettica dello Spirito che si realizza nella storia, e Marx, con la sua teoria della lotta di classe e della rivoluzione proletaria, incarnano questa speranza in un progresso storico che conduce a una società più giusta e libera.

La favola del contadino Yu Kung, citata da Mao e riportata da Nenni, è una potente metafora della rivoluzione come processo continuo e collettivo. Il vecchio contadino che, con pazienza e determinazione, colpisce la montagna con la zappa, simboleggia la lotta incessante contro le “montagne” delle ingiustizie sociali.

Questa idea si collega direttamente alla concezione leninista e maoista della “rivoluzione permanente”, che non si esaurisce in un singolo evento ma si prolunga nel tempo, adattandosi e rigenerandosi per abbattere nuove forme di oppressione. Troviamo eco di questa visione anche in Gramsci, che vede la lotta politica come un processo organico e continuo, in cui la trasformazione culturale e ideologica è fondamentale quanto quella economica.

Hegel concepisce la storia come un processo dialettico in cui la libertà si realizza progressivamente attraverso la contraddizione e la sintesi di opposti. La “scossa” di cui parla Nenni può essere vista come la negazione della negazione hegeliana, un momento di crisi che apre la strada a una nuova fase storica.

Marx interpreta la storia come la storia delle lotte di classe, dove ogni rivoluzione è il risultato inevitabile delle contraddizioni interne al sistema capitalistico. La metafora di Yu Kung è perfettamente in linea con la sua idea che le ingiustizie sociali, pur potenti, sono destinate a essere superate dalla forza collettiva degli oppressi.

Dal lato letterario, Giacomo Leopardi rappresenta il pessimismo storico per eccellenza, con la sua visione della storia come un susseguirsi di illusioni e sofferenze. Tuttavia, anche Leopardi riconosce la forza della volontà umana, che si ribella al dolore e all’inerzia del destino.

In epoca più recente, Pier Paolo Pasolini ha denunciato la regressione culturale e politica come una forma di “oscurantismo” che minaccia la modernità e la democrazia. La sua opera invita a non cedere al fatalismo, ma a combattere per una società più aperta e consapevole.

Il messaggio di Nenni, attraverso la metafora di Mao e Yu Kung, ci ricorda che la storia non è un destino immutabile né una linea retta di progresso inevitabile, ma un campo di battaglia in cui le forze del cambiamento e della conservazione si confrontano incessantemente. La rivoluzione, per essere autentica, deve essere permanente, un processo collettivo che coinvolge generazioni e che non si arrende di fronte alle difficoltà.

In un’epoca di oscurantismo politico e culturale, questa lezione è più che mai attuale: la montagna delle ingiustizie può essere abbattuta, ma solo con la pazienza, la determinazione e la consapevolezza che ogni colpo di zappa conta, e che il futuro è nelle mani delle nuove generazioni.