La Jonica ottiene l’Intercity dopo 20 anni. Gioia Tauro subisce i treni AV che sfrecciano. La differenza si chiama politica

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Di Clemente Corvo

Un risultato storico ottenuto grazie all’impegno dei sindaci e della politica locale. Il vescovo Mons. Bregantini: “Un treno di speranza per il nostro territorio”

Da domenica 6 luglio la Calabria Ionica torna a essere collegata direttamente con la Capitale.
Dopo vent’anni di assenza, è ripartito l’Intercity diretto Roma – Reggio Calabria via linea Jonica, un collegamento che restituisce accessibilità, dignità e futuro a un’intera fascia di territorio troppo a lungo dimenticata.

Il merito è di una tecnologia nuova: i nuovi Intercity ibridi progettati per viaggiare sia sulle tratte elettrificate che su quelle non elettrificate. Il sistema di trazione consente infatti di utilizzare l’alimentazione elettrica dove disponibile e di proseguire con motore diesel o batterie nei tratti non elettrificati, assicurando la continuità del viaggio fino a Reggio Calabria senza cambi.

Una vittoria della politica del territorio
Questo risultato premia la volontà dei sindaci e della politica della fascia Ionica .
Per anni hanno lavorato, protestato e insistito nonostante le condizioni precarie della linea ferroviaria. Hanno portato avanti un’unica richiesta: riportare un treno diretto che collegasse la Jonica a Roma .

Tra i protagonisti di questa battaglia c’è stato anche Monsignor Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace . Nel corso degli anni si è reso promotore di manifestazioni pacifiche nelle stazioni, momenti di mobilitazione civile per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulla necessità di questo collegamento. Una presenza costante, che oggi trova il suo riconoscimento in questo treno che riparte.
Cosa cambia per i cittadini
Grazie a questo Intercity, gran parte dei cittadini della Jonica potranno raggiungere direttamente la capitale senza doversi più trasferire o affrontare lunghi viaggi in auto e coincidenze.
Studenti, lavoratori, famiglie e turisti avranno finalmente un’alternativa concreta, veloce e dignitosa per muoversi tra il Sud e il centro del Paese.

Due logiche a confronto: chi lotta ottiene, chi tace perde
Qui emergono due aspetti logistici opposti che raccontano la differenza tra una politica che pretende e una che si arrende.

La Jonica: nonostante una linea ferroviaria mai riqualificata e ancora piena di limiti , la tenacia degli amministratori e della comunità è riuscita a ottenere il risultato. Ci si è trovata la soluzione per far tornare a fermare l’Intercity. Non si è aspettato che tutto fosse perfetto: si è preteso il collegamento ora, con gli strumenti che ci sono.

Gioia Tauro: qui abbiamo l’esatto contrario. Una stazione che ha tutto ciò che serve per fare fermare i treni Alta Velocità. Binari, banchine, parcheggi, accessibilità. Un’infrastruttura moderna costruita proprio per quello scopo.
Eppure i treni AV li vedono soltanto sfrecciare . Nessuna fermata, nessun progetto, nessuna pressione.

L’ apatia e l’abbandono della politica gioiese
Dopo tanti accanimenti, tante battaglie e le fermezze del Consiglio comunale del dicembre 2024 , oggi la situazione a Gioia Tauro è una resa vergognosa.

Quello che si evidenzia è un’apatia cronica, una passività che ha dell’incredibile, un abbandono deliberato del proprio ruolo istituzionale.
Sulla questione della fermata dei treni Alta Velocità a Gioia Tauro la politica locale ha scelto l’ammutinamento: ha voltato le spalle al territorio, ha smesso di pretendere, ha accettato il silenzio come risposta.

Ha messo la museruola a se stessa.
Nessun tavolo, nessuna protesta, nessuna iniziativa per sbloccare ciò che sarebbe più semplice e strategico: portare Italo e Trenitalia a fermare dove tutto è già pronto.

Eppure da parte di chi di competenza nell’amministrazione comunale basterebbe poco .
Basterebbe far capire a Italo la strategia commerciale che avrebbe da guadagnarci: la fermata a Gioia Tauro comporterebbe prendere quasi la totalità dei cittadini della Piana e dei cittadini preaspromontani . Una logistica di facilità, baricentrica, che metterebbe la stazione di Gioia Tauro al servizio di centinaia di migliaia di viaggiatori per arrivare, partire e collegarsi in modo rapido con il resto d’Italia.

La stazione di Gioia Tauro, come in questo caso, non si vende a nessuno. Si deve soltanto difendere con determinazione, fino ad ottenere gli obiettivi prefissati.
Non è un favore da chiedere. È un diritto da pretendere per la Piana, per i cittadini e per lo sviluppo dell’intero territorio.

E allora ci si chiede con forza: dove è finito l’impegno preso nei programmi pre-elettorali?
Quel punto messo al primo ordine, sbandierato in campagna elettorale come priorità assoluta per Gioia Tauro e per la Piana, oggi è stato cancellato dall’agenda. È la prova di una politica che promette e poi abbandona, che parla e poi tace, che ha le carte in mano e sceglie di non giocarle.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una stazione di assoluto degrado, svuotata del suo ruolo strategico, mentre avrebbe potuto essere il volano per l’intera Piana.

Quando c’è una politica attenta, che fa rispettare il proprio territorio, i risultati si vedono.
Quando invece prevale l’apatia, la passività e l’abbandono, anche l’opera più bella diventa la testimonianza di un fallimento collettivo.
Un treno che vale più di un orario
L’Intercity Jonica non è solo un treno in più sull’orario. È il simbolo che quando un territorio si unisce e pretende rispetto, le istituzioni rispondono.
È la dimostrazione che investire sul collegamento ferroviario significa investire su persone, lavoro, turismo e diritto alla mobilità.

Dal 6 luglio la Jonica torna a parlare con Roma. Senza intermediari.
E questa volta, a differenza del passato, a bordo ci sono anche la tenacia dei suoi sindaci e la voce di chi, come Mons. Bregantini, non ha mai smesso di crederci.