IL RAGIONEVOLE DUBBIO DI GARLASCO, SABATO 28 IL GIUDICE STEFANO VITELLI PRESENTA IL SUO SAGGIO
L'evento rientra nel progetto "Siderno. I Mondi Possibili della lettura" tra le attività della "Città che legge"Mar 23, 2026 - redazione
IL RAGIONEVOLE DUBBIO DI GARLASCO, SABATO 28 IL GIUDICE STEFANO VITELLI PRESENTA IL SUO SAGGIO
L’evento rientra nel progetto “Siderno. I Mondi Possibili della lettura” tra le attività della “Città che legge”
Un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. È l’omicidio di Chiara Poggi, che a distanza di quasi diciannove anni, continua a dividere l’opinione pubblica, toccare corde insospettate e destare ancora grande attenzione mediatica. Sulla vicenda è incentrato il saggio di Stefano Vitelli e Giuseppe Legato “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia“, edito da Piemme e uscito lo scorso mese di febbraio. Verrà presentato sabato 28 marzo alle 18:30 alla libreria Mondadori “Calliope” del centro commerciale “La Gru” nell’ambito del progetto “Siderno. I mondi possibili della lettura” finanziato dopo che la Città di Siderno ha ottenuto, per il secondo triennio consecutivo, il titolo di “Città che legge” del Cepell. Dialogherà con Stefano Vitelli la giornalista Paola Bottero.
Un saggio di scottante attualità che tratta una vicenda nella quale i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo.
Per anni l’unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il «biondino dagli occhi di ghiaccio». Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un’altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no.
Da qui parte il racconto di Stefano Vitelli, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre – umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico – tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all’assunto per cui «meglio un colpevole fuori che un innocente dentro».
Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza dell’imputato: la posta in gioco è troppo alta, un errore simile potrebbe segnare per sempre la vita di un innocente. Una narrazione immersiva, che dal caso di cronaca più discusso di sempre si apre a una riflessione universale sul potere, la conoscenza e il limite umano.




