Il peso della terzietà: quando il silenzio è un dovere istituzionale
Il caso del Garante dei detenuti in Calabria suscita scalporeLug 23, 2026 - Luigi Longo
Il peso della terzietà: quando il silenzio è un dovere istituzionale
Ci sono incarichi pubblici nei quali la credibilità non si misura soltanto con gli atti compiuti, ma anche con le parole pronunciate. E, in alcuni casi, persino con quelle non pronunciate.
La polemica che ha coinvolto il Garante regionale delle persone private della libertà personale della Calabria nasce proprio da questo principio. Le dichiarazioni di apprezzamento rivolte a una recente inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria hanno aperto un dibattito sul significato stesso della funzione di garanzia.
Nessuno mette in discussione il valore del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata. Tuttavia, chi ricopre un ruolo di garanzia è chiamato a osservare un principio diverso: quello della terzietà. Il Garante dei detenuti non rappresenta l’accusa, né la difesa dello Stato, ma tutela i diritti delle persone private della libertà personale, indipendentemente dai reati contestati.
È proprio questa distanza dalle dinamiche processuali a rendere autorevole la funzione. Ogni presa di posizione pubblica che possa essere interpretata come un giudizio sull’operato investigativo o, indirettamente, sulle persone coinvolte rischia di incrinare quella percezione di imparzialità che costituisce il fondamento dell’incarico.
Le critiche espresse dal Coordinamento delle Camere Penali si inseriscono in questo solco e richiamano un principio essenziale dello Stato di diritto: chi esercita una funzione di garanzia deve apparire, oltre che essere, equidistante.
Spetta ora alle istituzioni valutare se le dichiarazioni rese siano compatibili con il ruolo ricoperto. Il presidente del Consiglio regionale, che ha la responsabilità istituzionale dell’organo che ha proceduto alla nomina, non può ignorare un confronto che investe il corretto esercizio di una funzione delicata.
Le istituzioni vivono anche di simboli. E il primo simbolo che un garante è chiamato a difendere è la propria imparzialità. Perché la fiducia dei cittadini si costruisce soprattutto quando chi rappresenta un’istituzione sceglie di lasciare che siano i fatti, e non le opinioni, a parlare.



