Il caso, un medico ( per fortuna isolato) di Polistena, contesta la leader del comitato per tutela della salute. ECCO I PARTICOLARI

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Riceviamo e pubblichiamo dal presidente del comitato Spontaneo per la tutela della salute

Cari amici,
ieri il Comitato era presente davanti all’ospedale. Eravamo lì per difendere un reparto che riteniamo fondamentale per la nostra comunità. Invece di trovare ascolto, però, siamo stati oggetto di considerazioni aggressive e fuori luogo da parte di un medico che lavora proprio lì’ in quel reparto : il reparto che pensavamo di sostenere.
Durante quella conversazione ci è stato detto che abbiamo sollevato un polverone inesatto. Ci è stato chiesto perché parliamo di concorsi meritocratici, di attrattività, di alta formazione. A un certo punto ci è stato domandato: “Forse non vi piace l’attuale facente funzioni? Ci sarà un bando, parteciperà e probabilmente lo vincerà. c’è carenza di medici: chi vuoi che venga a Polistena?”.
Parole gravi. Parole che feriscono. Parole che tradiscono una rassegnazione inaccettabile.
Abbiamo anche capito che probabilmente presto tornerà il dottore Laganà. A prestazioni aggiuntive.E allora, secondo questa logica, dovremmo tacere? Dovremmo smettere di parlare!
Caro dottore, noi non eravamo a conoscenza di accordi, dinamiche o situazioni che, evidentemente, avremmo dovuto intuire. Noi siamo cittadini. E come cittadini abbiamo il diritto e il dovere di porre domande quando vediamo criticità.
Abbiamo parlato di carenza di medici e infermieri perché è un dato di fatto. Il reparto viene supportato dall’ospedale di Locri e da personale proveniente da altri reparti. Abbiamo parlato di concorsi meritocratici senza attaccare nessuno, senza fare nomi, senza giudicare persone che non conosciamo né professionalmente né umanamente. Non ce l’abbiamo con chi oggi svolge il ruolo di facente funzioni. Il nostro intervento non era contro qualcuno. Era per qualcosa: per il reparto, per i pazienti, per il territorio.
Pensavamo di fare una cosa utile. Pensavamo di dare una mano evidenziando problemi che esistono da anni. Invece abbiamo capito che questo, forse, non è l’obiettivo di tutti.
Perché se davvero si avesse a cuore il reparto, si applaudirebbe chi porta alla luce le criticità. Non si attaccherebbe un Comitato che chiede semplicemente più personale, più trasparenza, più qualità. Evidentemente, a qualcuno sta bene così. Evidentemente, per qualcuno va bene lavorare in in permanente criticità.
Continueremo a dire quello che c’è da dire, con onestà e senza pregiudizi.Continueremo a denunciare ciò che non funziona. Senza paura.
E dopo quella conversazione, sentiamo il dovere di ringraziare ancora una volta i medici di Rianimazione e Anestesia: professionisti che negli ultimi trenta giorni hanno garantito assistenza alla cittadinanza senza chiedere prestazioni aggiuntive, senza pretendere privilegi, ma semplicemente dicendo di essere stanchi, di voler tornare a casa a riposare. Quella sì che è stata una richiesta sincera. Quella sì che è stata una dimostrazione di responsabilità.
Noi ribadiamo con forza che non siamo d’accordo con l’extramoenia concessa a chi la richiede. Un medico non può lavorare nel pubblico e nel privato mentre il pubblico soffre. Se deve essere pagato di più, che venga pagato di più nel pubblico. Ma il pubblico deve essere la priorità.
Noi diciamo la verità. Sempre. Anche quando dà fastidio. Anche quando rovina qualche equilibrio precostituito.
Abbiamo agito in buona fede. Sempre.
E continueremo a farlo.
Povera Calabria.