Il caso Tilde Minasi “Il silenzio che pesa più di un’interrogazione”
Il silenzio che pesa più di un’interrogazione
C’è un punto, in questa vicenda, che merita una risposta politica chiara: il silenzio della senatrice Tilde Minasi.
Non è una questione di appartenenza politica. Non dovrebbe esserlo. È una questione di trasparenza, di opportunità e, soprattutto, di rispetto verso quei cittadini che negli ultimi anni hanno seguito e sostenuto le battaglie del Comitato spontaneo per la tutela della salute.
Il tema è un’interrogazione parlamentare che, secondo quanto denunciato pubblicamente, avrebbe posto l’attenzione sull’attività del Comitato e sui rapporti con la Procura a seguito di segnalazioni dell’ASP.
Ed è proprio qui che nasce la domanda: perché?
Perché mettere sotto i riflettori un comitato nato per difendere cittadini e pazienti?
E soprattutto: se quelle battaglie hanno trovato, in passato, sostegno trasversale nel mondo politico, perché oggi sembra emergere una narrazione diversa?
La questione diventa ancora più delicata quando si parla della battaglia culminata nel gennaio 2026 e del successivo passaggio il 16 gennaio in Consiglio regionale. Una battaglia che ha raccolto un sostegno politico ampio e trasversale, da destra, centro e sinistra.
Se è così, allora una spiegazione pubblica appare non solo legittima, ma politicamente doverosa.
La senatrice Minasi chiarisca.
Non servono polemiche personali. Non servono insinuazioni. Serve una cosa molto più semplice: spiegare ai cittadini perché sia stata presentata quell’interrogazione, quali elementi l’abbiano motivata e quale sia oggi la posizione della senatrice rispetto alle battaglie condotte dal Comitato.
Perché il problema non è soltanto ciò che viene scritto in un atto parlamentare.
Il problema è ciò che accade quando, dall’altra parte, non arriva nessuna risposta.
Il silenzio, in politica, può essere una scelta. Ma quando una vicenda coinvolge la salute dei cittadini, associazioni e comitati civici, istituzioni sanitarie e magistratura, il silenzio rischia di alimentare interrogativi anziché spegnerli.
E allora una richiesta appare più che ragionevole: Minasi parli.
Spieghi.
Chiarisca.
E se ritiene che quell’interrogazione sia stata fondata su presupposti errati, lo dica pubblicamente.
Non sarebbe una debolezza. Al contrario, sarebbe un atto di chiarezza istituzionale.
Perché una cosa dovrebbe essere fuori discussione: la tutela della salute dei cittadini non può diventare terreno per guerre politiche, regolamenti di conti o contrapposizioni personali.
Su questo, destra, centro e sinistra dovrebbero poter parlare la stessa lingua.
E forse è proprio questa la vera domanda che resta sul tavolo:
chi ha interesse a trasformare una battaglia per la salute dei cittadini in una battaglia contro chi quella salute dice di voler difendere?
I cittadini meritano una risposta.
E la meritano adesso.



