Il caso di uno studente escluso senza esito e il caos successivo: fatti che impongono una riflessione sul rispetto delle regole

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di Claudio Maria Ciacci

Nel corso del semestre filtro universitario, regolato da disposizioni ministeriali e gestito tramite la piattaforma ufficiale Universitaly, si è verificata una situazione che solleva interrogativi rilevanti non solo sul funzionamento delle procedure informatiche, ma sull’intero impianto amministrativo, regolamentare e comunicativo del percorso.

Uno studente ha presentato regolare domanda di iscrizione presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro, provvedendo al pagamento della tassa prevista di 250 euro e svolgendo presso il medesimo Ateneo tutte le attività didattiche previste, dal 1° settembre al 21 ottobre, con esclusione dei sabati e delle domeniche. Presso lo stesso Ateneo lo studente ha seguito le lezioni, partecipato alle attività formative e completato l’intero iter previsto, inclusa la partecipazione agli appelli.

In data 20 novembre si è svolto il primo appello, che avrebbe dovuto essere regolarmente registrato e valutato attraverso la piattaforma Universitaly. Tuttavia, al momento della consultazione degli esiti, la piattaforma riportava che lo studente non avrebbe sostenuto l’appello, senza alcuna comunicazione formale, motivazione o possibilità di verifica.

In assenza di chiarimenti, allo studente è stato suggerito di sostenere anche il secondo appello, svolto il 10 dicembre, pur senza che fosse mai reso noto l’esito del primo. Anche dopo il secondo appello, non risultano pubblicati esiti o valutazioni, né è stata registrata la partecipazione alle prove.

La situazione si è ulteriormente aggravata quando, tentando di consultare la graduatoria nazionale, è comparso il seguente messaggio:

“Impossibile visualizzare la graduatoria: non risulta nessuna domanda di iscrizione attiva per la tua utenza.”

Un’indicazione che appare in evidente contrasto con la presentazione della domanda, il pagamento effettuato e lo svolgimento delle attività didattiche e degli appelli presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro.

Parallelamente a casi come questo, si è sviluppato un clima di forte incertezza e disorientamento tra gli studenti coinvolti nel semestre filtro. Le comunicazioni istituzionali successive, pur improntate a rassicurazioni generali, non sempre sono apparse chiare, univoche o coerenti con l’impianto regolativo originario.

In particolare, è emerso come anche l’accesso ai cosiddetti corsi affini risulti, nei fatti, subordinato alla posizione in graduatoria, circostanza che ha inciso sulle scelte degli studenti e ha contribuito ad alimentare confusione e aspettative non corrispondenti alla realtà applicativa.

Alla luce di ciò, appare necessario ribadire un principio fondamentale:

il semestre filtro e le procedure di accesso ad esso collegate configurano a tutti gli effetti una procedura concorsuale pubblica. In quanto tale, le regole non possono essere modificate durante lo svolgimento del semestre filtro e, a maggior ragione, non possono essere alterate o reinterpretate a competizione conclusa.

Qualsiasi intervento di questo tipo farebbe venir meno la certezza delle regole, l’affidamento legittimo dei partecipanti e il rispetto dei principi di legalità, imparzialità e parità di trattamento.

La modifica delle condizioni di accesso, delle modalità di scorrimento o degli esiti comunicativi, se intervenuta in corso d’opera o successivamente alla conclusione della competizione, rischia di compromettere la stessa legittimità dell’intera procedura, ponendosi in contrasto con i principi che regolano i concorsi pubblici e l’azione amministrativa.

A tale quadro già critico si aggiunge un ulteriore elemento che incide direttamente sulla credibilità complessiva della procedura. È stato infatti evidenziato come le medie delle valutazioni conseguite presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro risultino più alte.

Un dato che, se inserito in un contesto di regole pienamente rispettate e di controlli rigorosi, avrebbe potuto rappresentare un legittimo motivo di orgoglio accademico.

Tuttavia, tale circostanza appare fortemente ridimensionata da fatti emersi in tempi non sospetti e, in modo particolare, durante lo svolgimento della seconda prova del 10 dicembre. Come dimostrato dallo studio legale Leone-Fell, attraverso uno screenshot recante orari pienamente compatibili con lo svolgimento dell’esame, risulta l’utilizzo di un dispositivo tecnologico in una fase in cui ciò avrebbe dovuto essere assolutamente impossibile, considerato il divieto di introdurre cellulari e apparecchi elettronici nelle aule d’esame.

Tale evidenza ha messo in dubbio il regolare svolgimento della prova, facendo emergere interrogativi seri sull’adeguatezza dei controlli adottati e, di conseguenza, sulla regolarità della graduatoria finale.

Il caso dello studente che non ha ricevuto gli esiti, documentato nella sequenza oggettiva dei fatti e supportato dalla documentazione disponibile, appare inconfutabile e pienamente dimostrabile in tutte le sedi competenti, amministrative e giurisdizionali.

Situazioni come questa rendono necessario un chiarimento istituzionale puntuale e una verifica rigorosa delle procedure adottate, affinché nessuno studente venga penalizzato da errori, carenze nei controlli, ambiguità comunicative o modifiche intervenute in violazione delle regole e della legge.