Giustizia, il prezzo degli errori lo paga sempre il cittadino
In uno Stato di diritto la giustizia deve essere inflessibile con chi delinque, ma altrettanto garantista nei confronti di chi è sottoposto a indagineGiu 28, 2026 - Luigi Longo
Il palazzo di giustizia di Reggio Calabria in piazza Castello
Giustizia, il prezzo degli errori lo paga sempre il cittadino
In uno Stato di diritto la giustizia deve essere inflessibile con chi delinque, ma altrettanto garantista nei confronti di chi è sottoposto a indagine.
È un equilibrio delicato, difficile da raggiungere, ma imprescindibile. Quando questo equilibrio viene meno, il rischio è che il processo mediatico e le misure cautelari anticipino una condanna che, in molti casi, i tribunali finiranno poi per smentire.
Negli ultimi anni non sono mancati procedimenti giudiziari che hanno avuto un forte impatto mediatico e che si sono conclusi, dopo anni, con assoluzioni o proscioglimenti. Vicende che impongono una riflessione profonda sul funzionamento della giustizia italiana. Perché se è vero che i magistrati hanno il dovere di perseguire i reati, è altrettanto vero che ogni indagine produce effetti immediati sulla vita delle persone, ben prima della sentenza definitiva.
Quando un imprenditore viene arrestato o un’azienda viene sottoposta a sequestro, non è soltanto il titolare a subirne le conseguenze. Dietro ogni impresa ci sono lavoratori, famiglie, fornitori, professionisti e un intero indotto che rischia di essere travolto. In territori economicamente fragili, come la Calabria, anche una piccola azienda rappresenta spesso una risorsa fondamentale per la comunità. Se quell’attività si ferma, il danno si estende ben oltre il procedimento giudiziario.
Ecco perché il ricorso alle misure cautelari e ai sequestri patrimoniali dovrebbe essere accompagnato dalla massima prudenza, soprattutto quando si tratta di realtà produttive. Se, al termine del processo, l’imputato viene assolto, nessuna sentenza potrà restituire gli anni perduti, la reputazione compromessa, i clienti scomparsi, i posti di lavoro cancellati o il patrimonio economico dissolto.
Naturalmente nessuno mette in discussione il ruolo della magistratura nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Sarebbe un errore gravissimo. Ma proprio la credibilità della giustizia passa anche dalla capacità di riconoscere che la tutela dei diritti individuali e della presunzione di innocenza non è un ostacolo alle indagini: è uno dei pilastri della democrazia.
La vera sfida non è scegliere tra sicurezza e garanzie. È riuscire a coniugare entrambe. Perseguire con determinazione chi è realmente responsabile di reati, evitando che chi sarà poi riconosciuto innocente paghi un prezzo irreparabile prima ancora del giudizio definitivo.
Una giustizia che arriva all’assoluzione dopo aver già distrutto un’impresa, una famiglia o una vita personale rischia di apparire, agli occhi dei cittadini, come una giustizia incompleta. Perché l’assoluzione restituisce la libertà e l’onore, ma troppo spesso non restituisce ciò che nel frattempo è andato perduto.
È su questo terreno che il sistema giudiziario è chiamato a una riflessione seria: rendere più efficaci le indagini senza sacrificare le garanzie costituzionali, perché la forza della giustizia non si misura soltanto dalla capacità di condannare i colpevoli, ma anche da quella di proteggere gli innocenti.




