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TAURIANOVA (RC), MARTEDì 25 GENNAIO 2022

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L’insensatezza della Democrazia Le riflessioni del giurista Giovanni Cardona sulle défaillance della Democrazia

L’insensatezza della Democrazia Le riflessioni del giurista Giovanni Cardona sulle défaillance della Democrazia
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In origine ci fu un contrasto tra Pilato, burocrate procuratore romano della Giudea e i saggi del Sinedrio di Gerusalemme, la massima autorità ebraica. Si controverteva sulla vita di Gesù di Nazareth.
Da una parte Pilato pregno dei suoi unilaterali ed incontrastabili poteri imperiali, al quale era certamente consentito un semplice atto decisionale soggettivo e dall’altra il Sinedrio, i cui notabili chiedevano la conferma della condanna a morte, peraltro da essi già pronunciata, dinanzi all’apparente contrasto il governatore della Giudea preferì aprire una procedura democratica appellandosi al potere decisionale del popolo.
Marco nel suo vangelo riporta fedelmente e vividamente il crescente fanatismo che involse la plebaglia, la quale nonostante gli ammonimenti di Pilato “che male vi ha fatto” grida con forzata ed irrazionale rabbia “crocifiggilo”.
In questo conosciuto episodio risalente a duemila anni fa, la verità e la giustizia tendono a dare una testimonianza negativa alla gestione democratica delle nazioni, confondendo ed aggregando il bene al male ed il vero al falso in un crescendo rossiniano ove l’insensatezza della democrazia trova il suo acme espressivo nel potere delegato alla rabbia ignorante della folla.
Il bene e il male o il vero e il falso non possono dipendere dal numero o dalle opinioni popolari.
Il decidere sulla vita o morte di un essere, in qualunque modo anche falsamente infangandolo o calunniandolo scientemente, in maniera consapevole o meno, arroga un potere dogmatico che appartiene solo al misterioso creatore della vita; Pilato ed il Sinedrio, rimettendo la questione delicata sulla vita di Gesù nelle mani della folla, l’hanno adulata, divinizzandola “vox populi, vox dei”.
Ciò determina un potere assolutistico in capo al vulgo, il quale carente a volte dei più elementari elementi scientificamente conoscitivi, si arroga un potere decisionale e di “vulgata editio”, soppiantando ed eludendo le ragioni espressive delle potenziali voci dissonanti, lambendone i meandri soggettivi del Giuda di turno chi si distacca dal falso coro.
Oggigiorno, tutti quelli che tendono a dare un falso potere al popolo, lo fanno al solo scopo d’usarlo strumentalmente per delle finalità che poco hanno a che fare col regime di démos cràtos che è sotteso etimologicamente al termine democrazia.
In un tempo dei saperi diffusi e condivisi, una bellezza liberatoria o consolatoria o esplorativa governa la scelta, il percorso, l’elezione che si compiono nel momento in cui si sceglie di stare dalla parte del bene o del male o della verità o falsità.
Concludendo, e ritornando al processo di Gesù usato, nel caso di specie, come grimaldello metaforico per scardinare il finto perbenismo nascosto sotto le vesti calunnianti del reprobo di turno, alla fine di questa ricostruzione, si può affermare recisamente come l’amico della democrazia sia il mite filosofo esseno Gesù, il quale, invitando al dialogo e al ripensamento, tace aspettando silente fino alla fine del tempo.