Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

TAURIANOVA (RC), MARTEDì 06 DICEMBRE 2022

Torna su

Torna su

 
 

Tutti al mare Riflessioni estive del giurista Giovanni Cardona sulla Giustizia

Tutti al mare Riflessioni estive del giurista Giovanni Cardona sulla Giustizia
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Una recente notizia riportata dagli organi di stampa così recita: “Tangenti al cimitero: arrestato il becchino, chiedeva cinquecento euro per la sepoltura”.
Paradisi fiscali, mega potenti e conquibus corrotto, cedono il passo a povere, sdrucite banconote date a mo’ di mancia ad un beccamorto che “tiene famiglia”.
Su nessun giornale invece si legge che le udienze, nonostante il decantato processo telematico, ancora si rinviano stancamente e passivamente, in vista di una futuribile distribuzione ad altro nuovo uditore giudiziario col quale il tapino avvocato si troverà suo malgrado a discettare, nel deserto della perduta parola, ad altra udienza di smistamento, nella quale si statuirà un calendario ex novo, che sarà puntualmente non onorato.
Il dato è che molti processi, partiti con grande strombazzamento di stampa e tintinnio di manette giacciono, pigri e sonnacchiosi, nei capienti armadi della giustizia.
Molti visi arcigni della magistratura requirente si trasfigurano in quelli neghittosi del magistrato giudicante italiano, il quale oberato da carte o file telematici è per converso solerte nei processi per direttissima o pignolo nella redazione di undici sentenze al mese.
Le procure più vigorose ed efficienti sono lontane anni siderali dalla Prima Repubblica e dalla Tangentopoli Italiana, allorquando una silente rivoluzione mass mediatica-giudiziaria rovesciò la politica italiana, rastrellando nei palazzi governativi inetti, impauriti e bavosi politici, sottoponendoli ad un pubblico ludibrio e a dicerie dell’untore di medievale memoria.
La verità è che il sistema ante tangentopoli è stato scientemente abbattuto e pianificato da un manipolo di editori e da un viluppo giacobino di magistrati, caratterizzati da eccezionali qualità concistoriali preconizzanti enfaticamente un grande avvenire.
Oggi le cose sono mutate, i processi non solo si rinviano, ma altresì, qualche “mostro” finisce condannato a pene spropositate da espiare in villa, cottage o chalet o in opzionabili località esotiche, mentre il procuratore di turno ritorna ad inseguire il beccamorto corrotto o l’anziana sorpresa a sottrarre per necessità.
Ma in fondo l’unica vera giustizia è quella cautelare, la più efficacemente ingiusta quando il carcere lo si patisce prima ed in attesa di sapere il giudizio del Paride di turno o del conclave magico delle Moire, delle Parche o delle Sibille Cumane.
La Giustizia è allo sfascio?
No. E’ la Giustizia all’italiana, al mare, sul lettino da spiaggia, con gli occhiali da sole ad abbronzarsi!
Invece della spada che rappresenta la forza e la bilancia che dovrebbe rappresentare la misura, la dea bendata non dà e non toglie niente a nessuno, lascia trascorrere il tempo prescrizionale che tutto aggiusta e riporta nei binari di un sanante condono plenario pro vita e post mortem.
Intanto gli imputati aspettano, gli avvocati discutono, i magistrati ordinano ed i ministri riformano, mentre la Dea bendata saggia ed inflessibile si gode una perenne e salutare vacanza.