Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022

Torna su

Torna su

 
 

Trenta cavalieri berberi

Trenta cavalieri berberi

A proposito della discussa visita in Italia di Gheddafi: Inizio di una simbolica colonizzazione culturale libica? 

 

Di Bruno Morgante

Trenta cavalieri berberi

A proposito della discussa visita in Italia di Gheddafi: Inizio di una simbolica colonizzazione culturale libica?

 Di Bruno Morgante

 

Trenta cavalieri berberi. Trenta  figure avvolte di fascino e di mistero , che  rimandano all’epopea delle guerre coloniali, della guerriglia anti itialiana: trenta resistenti o trenta patrioti, a seconda del punto di vista. Trenta seguaci di quel leggendario Homar El Muktar (Omar l’assassino) impiccato dagli italiani sul monte Gebel negli anni 30 e la cui foto – forse – è  fra  quelle  miniaturizzate che il colonnello Gheddafi porta appuntate sul petto insieme a medaglie  decorazioni e nastrini.

Quei trenta cavalieri, giunti a Roma , in aereo, al seguito del  loro leader rappresentano – come molti hanno pensato e nessuno ha scritto – la simbolica raffigurazione dello spirito di rivalsa  libico. Una sorta di  araldo anticolonialista che  ha voluto rappresentare il capovolgimento storico dei ruoli: i libici , sudditi delle colonie dapprima , italiani d’Africa, loro malgrado, dopo che giungono da colonizzatori, in Italia , nella capitale di quella nazione che  li ebbe in sottomissione e affermano dal loro punto di vista la loro indipendenza culturale e la loro superiorità politica , pronti a simboleggiare non più lotte per la libertà consumate in una logorante guerriglia fra le dune  del deserto della Cirenaica, ma la conferma di una ormai conclamata invasione che da anni ormai  prosegue e che vede un esercito di  nordafricani   vivere e tentare di colonizzare l’Italia. In questo senso il messaggio di Muhammar el Gheddafi è stato molto chiaro nonostante la studiata dissimulazione della minaccia diluita e filtrata dalla presenza di ben 500 ragazze, assunte e reclutate con invito a convertirsi alla religione araba. Invito poi seguito dalla astronomica e del tutto ingiustificata richiesta di pagamento  di una indennità annuale di 5.000.000.000,00 di euro all’anno per far cessare il  flusso  migratorio dei clandestini  che dalla coste libiche giungono in Italia in barca.

Goffo tentativo di islamizzazione  della società italiana e palese ricatto    legato  alle boat people. Sullo sfondo però evocate dall’aura di mistero dei trenta cavalieri berberi  al seguito  del colonnello , le avvisaglie di una armata, al momento pacifica e dedita al lavoro, ma che  ad un solo cenno del colonnello  Gheddafi , non vi è dubbio, non esiterebbe un solo attimo a riscoprire l’antica anima guerriera  berbera e tuareg. Ma di questo corpo d’invasione giunto alla spicciolata in Italia nessuno sembra  interessarsi. Molto più allettanti gli affari   che  all’ombra della grande tenda beduina nel giardino dell’ambasciata di Tripoli, una ristretta cerchia di imprenditori italiani  conclude.  E poco importa se l’Italia artefice della costruzione di scuole  e ospedali, promotrice di crescita e di miglioramento delle condizioni dei popoli colonialmente ad essa sottomessi  abbia risarcito e continui a risarcire i libici per i presunti danni di guerra: danni, a ben vedere, che non furono causati dagli italiani, ma dagli inglesi. Nazione alla quale il  Colonnello nulla chiede. Forse perché  con la strage di Lockerbie – trenta anni fa o giù di lì – ne ha pareggiato il conto .