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TAURIANOVA (RC), LUNEDì 15 LUGLIO 2024

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Tra simbologia e gaming: una storia di cultura, di moda ma anche di mistero Se si cerca la parola “simbolo” su qualsiasi dizionario si troverà come definizione qualcosa di simile a questo: “segno corrispondente a contenuti o valori particolari o universali”

Tra simbologia e gaming: una storia di cultura, di moda ma anche di mistero Se si cerca la parola “simbolo” su qualsiasi dizionario si troverà come definizione qualcosa di simile a questo: “segno corrispondente a contenuti o valori particolari o universali”

Se si cerca la parola “simbolo” su qualsiasi dizionario si troverà come definizione qualcosa di simile a questo: “segno corrispondente a contenuti o valori particolari o universali”. E si fanno anche alcuni esempi: la bandiera simbolo della patria, un personaggio simbolo di determinati valori, il focolare simbolo della famiglia. Eppure, non basta per capire il significato vero e ultimo del simbolo, una parola che ha origine in Grecia, ovviamente, e si riferisce all’oggetto che veniva spezzato in maniera irregolare in due parti, cosicché il possessore di una delle due potesse farsi riconoscere facendole combaciare alla perfezione.

Il vero significato di un simbolo, insomma, è la sua forza comunicativa, è un elemento che serve a nascondere dei significati sotto la sua apparenza. E di simboli siano circondati un po’ ovunque, spesso anche dove meno ce ne accorgiamo. Come, ad esempio, nel mondo del gaming. Sì, perché nell’industria del gioco e del videogioco i simboli sono utilizzatissimi. Basti pensare al valore simbolico di Pacman, il mangia-palline tutto giallo che è una delle icone della storia dei videogame, oppure il Super Mario Mushroom, il fungo che fa crescere il protagonista del famoso gioco della Nintendo. Sono un simbolo anche i pulsanti del joystick della Play Station, il quartetto triangolo, cerchio, croce e quadrato che hanno il potere di aprire mondi sconosciuti, così come la X stilizzata della Xbox.

Ma i simboli che troviamo nel gaming sono anche qualcosa di centrale nelle slot machine da bar: qui i simboli sono fondamentali nel funzionamento, visto che l’obiettivo è proprio ottenere combinazioni vincenti sui rulli che appaiono sullo schermo. Se prima i simboli tipici erano campane d’oro, il famosissimo 7 di colore rosso, frutta di diverso tipo (limoni e uva, arance e banane), oggi si è passati a simboli diversi, a volti mutuati dallo scenario in cui la slot è ambientata oppure presi da altri elementi. Quello che è sicuro è che questi simboli sono entrati ormai nella mente di molti giocatori (e non solo) diventando così dei veri e propri emblemi del gambling italiano.

Ma la storia dei simboli e del gaming non finisce di certo qui, perché è una storia che mette insieme cultura pop e moda, ma spesso anche una buona dose di mistero. Quello più famoso è datato 2016, quando in una serie di videogiochi apparentemente scollegati tra loro apparve un simbolo anonimo, che rispondeva al nome di eye.jpg. Ad accorgersene per primo è stato il fan di Crypt of the Necrodancer, Alex Bellavia, che lo ha subito condiviso sui social facendo partire una sorta di caccia al tesoro. Un termine quanto mai azzeccato visto che in realtà l’immagine si univa con le patch degli altri videogame proprio per creare una sorta di mappa. A cosa portava, però, non è stato ancora scoperto. Resterà un mistero, un mistero nascosto per sempre nei simboli dei videogame.