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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022

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Sistema elettorale proposto da Scopelliti, le riflessioni di Bruno Morgante

Sistema elettorale proposto da Scopelliti, le riflessioni di Bruno Morgante

“Forse è il momento di fermarsi e di non ragionare per spot e per eccessive semplificazioni, generando più danni di quanti se ne vogliono risolvere”

Sistema elettorale proposto da Scopelliti, le riflessioni di Bruno Morgante

“Forse è il momento di fermarsi e di non ragionare per spot e per eccessive semplificazioni, generando più danni di quanti se ne vogliono risolvere”

 

“La proposta è in linea con la tendenza culturale che si è affermata negli ultimi anni per cui il popolo con il voto sceglie la maggioranza e il suo leader, mentre i suoi rappresentanti vengono nominati dai segretari delle organizzazioni elettorali eufemisticamente chiamati partiti. Avviene già a livello nazionale e in Toscana. Il Presidente Scopelliti ritiene che il metodo vada importato anche in Calabria per l’elezione dei consiglieri regionali, annullando il voto di preferenza. Le motivazioni sono nobili, visto che il sistema elettorale con una preferenza ha comportato rischi di inquinamento mafioso del voto, per cui sarebbe più trasparente il metodo di liste bloccate in cui vi è un segretario, che compone le liste, che si assume la responsabilità delle stesse. Ci sono diversi ordini di motivi che impongono di non perseguire questa strada, anche se è necessario cambiare, ma bisogna farlo dando maggiore potere al cittadino perché scelga veramente i propri rappresentanti, insieme allo schieramento di governo. In questi anni, per difenderci da vere e/o presunte degenerazioni, tra cui la necessità di governi stabili con processi decisionali certi e snelli, il ridurre il potere dei segretari dei partiti, abbiamo sempre più ristretto il potere di scelta dei cittadini, esaltando quello di scegliere il leader e la maggioranza di governo, passando dalla preferenza unica, a collegi uninominali con candidati calati dall’alto, all’indicazione dei parlamentari da parte dei segretari dei partiti. Il tutto ha il sapore di una beffa se si pensa che si era partiti con il referendum sulla preferenza unica con l’obiettivo di combattere lo strapotere dei segretari di partito e dei gruppi organizzati all’interno. Oggi, distrutti i partiti, a livello nazionale sono i segretari, spesso prodotti mediatici e non  segretari di veri partiti ad indicare i parlamentari, con un potere che non ha eguali in nessuna democrazia occidentale. A livello regionale e comunale con la preferenza unica, essendosi abbassato di molto il numero di preferenze necessarie per essere eletti, emergono solamente rappresentanti di gruppi di potere organizzati, tra cui anche le mafie, mentre è diminuito, se non annullato, il peso del voto di opinione. Non si tratta di un destino cinico e baro, ma di errori di fondo nella concezione della democrazia commessi nella fase di avvio di questa seconda repubblica, gestita da forze che non avevano una profonda cultura democratica e liberale, ma che venivano da una cultura antisistema e dirigistica. Forse è il momento di fermarsi e di non ragionare per spot e per eccessive semplificazioni, generando più danni di quanti se ne vogliono risolvere. L’obiezione che da tutti viene opposta al cambiamento dell’attuale sistema è che le preferenze sono veicolo di corruzione, perché ci vogliono ingenti capitali per una campagna elettorale regionale e questo ci porterebbe indietro alla prima repubblica. La risposta è che non c’è solamente il metodo della lista regionale per scegliere i propri rappresentanti, e ciò vale anche per la regione, ma c’è il sistema uninominale con collegi che coprono ambiti territoriali molto ristretti, che un candidato può girare giornalmente con una macchina. Mantenendo il sistema maggioritario, con la scelta della maggioranza da parte del cittadino, le candidature si facciano con primarie tra gli iscritti dei partiti controllate dallo stato, attraverso i comuni, senza costi aggiuntivi. Gli statuti dei partiti siano depositati e ogni iscritto possa adire alla magistratura per presunti brogli, organizzando un ufficio ad hoc con magistrati e/o avvocati in pensione che diano il verdetto nelle ventiquattro ore. E’ così difficile? Purtroppo, secondo me, è quasi impossibile perché si va a mettere in discussione il potere di una oligarchia di destra e di sinistra che ormai comanda questo paese e che vuole non mettere in discussione il suo potere, ma consolidarlo e strutturarlo, perché rimanga eterno. Al popolo si chiede di accettare, per pericoli veri o paventati, di restringere sempre più il suo potere di scelta, di fatto legittimando una democrazia oligarchica. In Calabria, dove la ‘ndrangheta di fatto impone già una libertà limitata e dove c’è maggiore bisogno di partecipazione e di controllo democratico e di controllo di legalità, sarebbe un errore ancora maggiore restringere e limitare ulteriormente il potere di scelta e di selezione del cittadino”.

Bruno Morgante