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TAURIANOVA (RC), SABATO 10 DICEMBRE 2022

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Senese (FenealUil), “La maggioranza parlamentare uscita dalle urne del 25 settembre non disperda le provvidenze del superbonus” Il superbonus non va demonizzato ma corretto, ne vanno corrette le storture al fine di migliorare la qualità del nostro patrimonio edilizio e creare occupazione

Senese (FenealUil), “La maggioranza parlamentare uscita dalle urne del 25 settembre non disperda le provvidenze del superbonus” Il superbonus non va demonizzato ma corretto, ne vanno corrette le storture al fine di migliorare la qualità del nostro patrimonio edilizio e creare occupazione

La maggioranza parlamentare uscita dalle urne del 25 settembre non disperda le provvidenze del superbonus. Quanto fatto dal Governo uscente, racchiuso nell’emendamento al decreto legge Aiuti bis, è sicuramente un buon risultato che scongiura, almeno per il momento, il fallimento di centinaia di aziende calabresi.
Il superbonus non va demonizzato ma corretto, ne vanno corrette le storture al fine di migliorare la qualità del nostro patrimonio edilizio e creare occupazione.
Appare chiaro, intanto, l’impellente necessità di porre un freno immediato alla crescita esponenziale dei costi delle materie prime e, in seconda istanza, pensare a rendere strutturale questo intervento almeno fino al 2026 dando certezza alle imprese, agli operatori economici, ai lavoratori e ai cittadini e, poi, prevedere l’attuazione di un dècalage del massimale detraibile legato a criteri soggettivi del contribuente.
Non si può rinunciare a un provvedimento che consente anche alle fasce sociali meno abbienti di intervenire sugli immobili di proprietà per renderli più sicuri e sostenibili, riducendone i consumi senza anticipare spese troppo onerose per farsene carico in autonomia.
A chi, da pochi giorni, ha sulle proprie spalle la responsabilità politica della Nazione, ma anche a coloro che gestiscono la cosa pubblica in Calabria, diciamo che se non si interviene subito assisteremo al blocco generalizzato dei cantieri, tanto delle opere private che soprattutto delle opere pubbliche. Il rischio concreto è quello di impedire ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza di dispiegare i propri effetti benefici sull’economia nazionale e, soprattutto, regionale.
Lo ribadiamo, con rafforzata convinzione, ancora una volta: bloccare questo strumento che, in questi ultimi anni, ha creato nuova occupazione, rappresentato una boccata d’ossigeno per il Prodotto interno lordo nazionale e regionale e che, in prospettiva, rappresenta una misura concreta per perseguire l’obiettivo della transizione energetica e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio calabrese, sarebbe una mossa azzardata.