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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 18 LUGLIO 2024

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Radicena, Jatrinoli e San Martino durante il XV secolo Gli antichi casali di Radicena, Jatrinoli e San Martino nel corso del XV secolo conurbati nel 1928 nella città di Taurianova raccontati dallo storico locale Giovanni Cardona nel libro "La Spoon River Taurianovese"

Radicena, Jatrinoli e San Martino durante il XV secolo Gli antichi casali di Radicena, Jatrinoli e San Martino nel corso del XV secolo conurbati nel 1928 nella città di Taurianova raccontati dallo storico locale Giovanni Cardona nel libro "La Spoon River Taurianovese"

Il sostantivo maschile casale, la cui derivazione etimologica tarda latina casàlem, di casa “capanna” è coniata solamente nel XV secolo, è stato il primo nomen identificativo e caratterizzante le odierne strutture comunali.
Curiosa ed arguta è la definizione data nel 1770 dal Pecori secondo il quale “Il loro nome può corrispondere al latino Vici Pagani” rimettendone poi la definizione “à Grammatici” per i quali casali sono “tutte le abitazioni costruite in territorio di un’altra Università; e sono come un ramo o nuova produzione di esse: atteso che o si costruiscono dà Cittadini medesimi della stella, e fan figura di figli prodotti da un medesimo Padre; o si costruiscono da esteri, e sono come figli nati da una stessa Madre, perché nati nello stesso territorio, che ne farebbe il ventre. Quindi siegue, che debbonsi riputare della stessa natura: debbono godere degli stessi privilegi, dipendere dall’amministrazione della Città da cui nascono, soggiacere alla giurisdizione del di lei magistrato, avere promiscuo, e comune il territorio, doversi richiedere né parlamenti, avere il voto nelle conclusioni, potere i Cittadini eliggere, ed essere eletti, e formare la stessa cittadinanza, perché sono membri di uno stesso corpo.”.
Dalle sopraddette definizioni si può evincere come il Casale costituiva l’anima popolare e giurisdizionalmente sottoposta a sovrastrutture territoriali quali Contee e Baronie costituenti le Universitas. Esso rappresentava soprattutto durante il XV secolo territorio di transito per gli eserciti spinti da volontà conquistatrice e che trovava, quindi, presso tali popolazioni dedite all’attività agricola ed a quell’artigianale, le strutture necessarie per il ricambio nutrizionale degli animali e dei soldati.
Tutto ciò rende lapalissiano e ne fa discendere come a nessuna manifestazione deliberativa di potere sia politico strictu sensu sia amministrativo poteva assurgere detta popolazione, vessata da costanti orde soldatesche, e da esose contribuzioni erariali che scoraggiavano una seppur limitata volontà reazionaria.
Un elemento esegetico particolarmente importante e conducente per lo studio degli antichi casali di Radicena, Jatrinoli e San Martino nel XV secolo d.C., vista anche la rarità delle fonti pertinenti all’epoca in esame, è dato dai Quinternioni, i quali costituiscono repertori datanti e qualificanti il titolo proprietario e possessorio, nonché l’eventuale assegnazione, acquisto e successione di terre e feudi.
Don Marino Correale
Nel 1450, durante il periodo di dominazione spagnola, morto Don Indico Aragona de Ajerbe, la Baronia di Grotteria passò alla nobile famiglia Caracciolo, e precisamente al Marchese di Gerace Tommaso; il quale aveva già posseduto il titolo di Conte di Terranova, Marchese di Gerace, Barone di Grotteria ed altresì Barone di Polistena e di Gioiosa.
Tale situazione egemonica, di fatto, ebbe breve durata, infatti, la popolazione continuamente vessata da iniqui versamenti erariali, ed a causa del malgoverno espresso durante gli anni di dominazione, si sollevò, e con una sommossa popolare defenestrò il governo assolutistico costituito dalla famiglia Caracciolo in persona del Marchese Tommaso decapitandolo.
Rimasto ingovernato un così vasto territorio il Re Alfonso I il 1 gennaio del 1458, soddisfacendo anche un volere popolare, investì con Reale Rescritto Don Marino Correale del titolo di Barone di Grotteria “cum terris et casalibus infrascriptis”.
Questo è un dato d’assoluta importanza storica, riportato sul Quinternione V al foglio 173 e 192, infatti, Don Marino Correale ebbe con tale donazione regia un potere territoriale ed amministrativo oltreché giurisdizionale amplissimo con il quale, oltre alla Baronia di Grotteria, di S. Giorgio e di Cinquefrondi, ebbe giurisdizione sul Contado di Terranova con tutti i casali da quest’ultima dipendente tra cui quello di Jatrinoli e certamente, anche se non riportato testualmente dalle fonti esaminate, quello di Radicena “Et ejus Comitatus cum Casalibus infrascriptis Malochi Superioris, Malochi Inferioris, Scalamosorio, Galateni, Brahata, Jatrinoni (n.d.r. Jatrinoli), Curtola di Bodinia, Vatonidistò, Reziconi, S.Leone, San Martino Inferiore et Superiore, Picorecarbone et Casalenovo: nec non la Baronia e terra di S. Giorgio, cum terris et Casalibus infrascriptis Polistena, S.Maria, S. Donato et Plagoorio, nec non terra et Baronia Quinquefrondium cum Casalibus infrascriptis Melicucchi et Galatri”.
Confortati da G. Fiore possiamo adunque ritenere come il Conte Marino, tra lo 1458 e il 1496, ebbe una tale e vasta giurisdizione demaniale comprendente ben 32 fra paesi e casali.
A riprova dell’amplissima egida governativa assunta sia sui territori della parte ionica che tirrenica, trovavasi a Terranova, in una cappella di Jus patronato laicale, nella chiesa di Santa Caterina, un’iscrizione epigrafale latina acclarante documentalmente il nostro inconfutabile assunto: “MARINUS CORREALIS SURRENTINUS, TERRAENOVAE COMES VIR BELLO, AC PACE FERDINANDO REGI FIDUS, ALPHONSO ETIAM REGI, MAXIME CARUS, CAPPELLAM HANC, SIBI, POSTERISQUE SUIS, FECIT 1490”.
Le prove documentali predette, ci acconsentono d’asserire, come durante il periodo della dominazione spagnola del sec. XV, il sistema delle donazioni regie, conferiti in base a titoli molto frequentemente opinabili, avevano assunto anche sotto un profilo politico-giuridico, una valenza imponente, comportando una struttura istituzionale che investiva territori vastissimi alla mercé dispotica di governatori regi i quali spesso, come nel caso di specie, non aventi cognizione alcuna della vastità territoriale dei loro domini.
Famiglia Carafa
Ritornando al Barone Marino Correale questi anche grazie all’attaccamento dimostrato verso la casa d’Aragona, parteggiando a favore del re Ferdinando I nella famosa Congiura dei Baroni, conservò il potere per ben 38 anni e precisamente fino alla morte avvenuta nel 1496 senza eredi, determinandosi così, il passaggio del potere baronale alla nobile famiglia Carafa, come si evince dai Reali Quinternioni: “In anno 1496 a 19 ottobre Re Federico asserendo li servizi prestati tanto ad esso, quanto à suoi predicessori per lo spettabile e magnifico Vincenzo Caraffa suo Majordomo e Consigliere dilettissimo, volendo quelli rimunerare asserendo ad se legitime spectare la Baronia della Grotteria cum suis Terris, Castris et Casalibus omnibus, cioè dopo la morte di Marino Correale Conte di Terranova di Sorrento, lo quale era senza figli de suo corpo legitime discesi. Dono dunque al detto Vincenzo pro se et suis ex corpore la Baronia predetta cum Castris, Fortelitiis, Casalibus habitatis et inabitatis, Vassallis, Feudis, Bajulationibus servitiis et Herbagiis, Venationibus et Aquis et Ferreriis, Passagiis et Plateis Dohanis, Scannagis, Juribus Patronatus Ecclesiae utili Dominio debetis, prout tenuit dictus Marinus, et Banco Justitiae et cognitione causarum Civilium, Criminalium et mistarum potestate componendi delicta ante, vel post litis ingressum, etiam post sententiam, et cum publicatione bonorum delinquentium. Ita quod post mortem dicti Marini sine liberis ex corpore ecc. corporali possessionis assegni possit, eum potestate vendendi Regius Assensus, cum promissione evictionis amplissimae”.
Concludendo, si può ragionevolmente ritenere che, seppur la su riportata donazione regia si limiti ad indicare con la generica formula “prout tenuit dictus Marinus” il precedente potere territoriale detenuto dal Marino; questo non esclude anzi acclara, anche se qualche isolato autore è di opinione divergente, come anche durante la successiva dominazione del Barone Vincenzo Carafa la Contea di Terranova “cum terris et casalibus infrascriptis”, tra cui i casali di Iatrinoli, Radicena e San Martino, sia stata sottoposta all’unica giurisdizione territorialmente comprensiva sia della parte Ionica sia Tirrenica della Calabria Ultra già attribuita al potere della famiglia Correale.