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TAURIANOVA (RC), DOMENICA 09 AGOSTO 2020

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“D’Alema: la magistratura minaccia lo Stato”. Assange: in Usa finirei come Jack Ruby

“D’Alema: la magistratura minaccia lo Stato”. Assange: in Usa finirei come Jack Ruby

Nuovi cable sull’Italia. Il fondatore del sito: non abbiamo altra scelta, pubblicare o morire

“D’Alema: la magistratura minaccia lo Stato”. Assange: in Usa finirei come Jack Ruby Nuovi cable sull’Italia. Il fondatore del sito: non abbiamo altra scelta, pubblicare o morire

Nuovi cable sull’Italia. Il fondatore del sito: non abbiamo altra scelta, pubblicare o morire

 

 

ROMA – ”Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha detto lo scorso anno all’ambasciatore (Usa, ndr) che la magistratura e’ la piu’ grande minaccia allo Stato italiano”. Lo scrive l’ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, in un cable del 2008 targato Wikileaks e pubblicato da El Pais. ROMA – Se venisse estradato negli Stati Uniti, evento sul quale “il mio destino e’ nelle mani di Cameron”, Julian Assange avrebbe “grandi possibilita'” di fare la fine di Jack Ruby, l’uomo che uccise Lee Harvey Oswald, il marine accusato di aver assassinato il presidente John F. Kennedy. Lo afferma il fondatore di Wikileaks in una lunga intervista al Guardian. Se finisse in un carcere americano, Assange afferma di avere “grandi possibilita'” di venire ucciso “nello stile-Jack Ruby”, l’uomo che uccise Oswald, il presunto assassino di John F. Kennedy a Dallas. Ruby, legato agli ambienti mafiosi statunitensi – anche se non ci sono prove certe della sua affiliazione a questa o quella famiglia – uccise Oswald 48 ore dopo la morte di Jfk, mentre il giovane ex Marine veniva trasferito dal commissariato di polizia al carcere. Condannato in prima istanza alla pena di morte, Ruby mori’ al Parkland Ospital nel 1967 (lo stesso in cui venne decretata la morte degli stessi Kennedy e Oswald) per un tumore che gli era stato diagnosticato un anno prima. In diverse occasione, Ruby tuttavia parlo’ di un complotto per “farlo tacere” ed insinuo’ che la malattia gli era stata ‘inoculata’. Comunque, sottolinea Assange, “sarebbe politicamente impossibile” per la Gran Bretagna estradarlo negli Stati Uniti, e Londra ha “il diritto di non estradare per crimini politici”. “Lo spionaggio e’ un classico caso di crimine politico, e’ a discrezione del governo britannico se applicare questa eccezione o no”, ha detto l’australiano al Guardian. Il fondatore di Wikilekas pero’ assicura: “C’e’ un nuovo governo, che vuole dimostrare di non essere gia’ stato cooptato dagli Stati Uniti”, argomentando che David Cameron e Nick Clegg sono in una posizione piu’ forte per resistere a una richiesta di estradizione da parte di Washington. di Paolo LeviPARIGI – ”Non abbiamo altra scelta: pubblicare o morire”: non usa mezzi termini Julian Assange, in un’intervista al settimanale Paris Match che pubblica una serie di scatti dell’australiano in perfetto stile british, con giacca di tweed e golf a V, mentre sorridente attizza il fuoco del caminetto nei saloni di Ellingham Hall, dov’e’ in liberta vigilata. E da dove, ha annunciato in una intervista con Al Jazira, pianifica presto nuove rivelazioni scottanti su Israele. Dopo un anno senza fissa dimora, il fondatore di Wikileaks si appresta a passare il Natale in questa bella residenza di un amico, nella regione britannica del Suffolk. Il prossimo 7 febbraio, la giustizia di Londra decidera’ se estradarlo in Svezia, dove e’ accusato di stupro. Ma il fondatore di Wikileaks teme soprattutto l’estradizione negli Usa, che ritiene ”sempre piu’ probabile”, anche se dice a chiare lettere di non aver intenzione di abbandonare il suo lavoro, il cui obiettivo e’ ”costruire un mondo piu’ civile”. E in un’altra intervista, sempre oggi, ad Al Jazira, Assange alza di nuovo il tiro: “Abbiamo pubblicato solo l’1-2% del materiale che riguarda Israele”, ha detto all’emittente araba. Nei dispacci ancora inediti, “ci sono informazioni sulla guerra in Libano del 2006 e l’assassinio di Mabhouh”, il capo militare di Hamas ucciso a Dubai. Altre rivelazioni riguarderebbero invece l’omicidio del generale siriano Muhammad Suleiman, per il quale Damasco punta l’indice contro Israele. Dei circa “3.700 documenti su Israele, 2.700 arrivano dalle sedi diplomatiche nello Stato ebraico”, ha aggiunto Assange, assicurando che il Mossad, e altre agenzie di intelligence, monitorano da vicino le pubblicazioni del sito. Ad oggi, Wikileaks ha pubblicato nel complesso meno di 2.000 cable su oltre 251.000, pari a meno dell’1% del totale. Per pubblicare tutto il materiale, ha sostenuto Assange, ci dovrebbero volere circa sei mesi. ”Siamo in ritardo. Siamo solo a un cinquantesimo della nostra missione”, dice Assange a Paris Match, riferendosi proprio alla pubblicazione dei file del cosiddetto ‘cablegate’. ”Non abbiamo altra scelta: pubblicare o morire”. Dall’inizio delle rivelazioni del Cablegate, a fine novembre, Julian Assange e Wikileaks sono nel mirino delle autorita’ americane. ”Le loro reazioni sono interessanti – osserva -. E’ come entrare in una stanza buia e scattare un flash. Cosi’ vediamo che Visa, MasterCard, PayPal o Bank of America (che vietano i versamenti a favore di Wikileaks, ndr) sono strumenti di controllo al servizio della Casa Bianca”. ”Il sistema americano – taglia corto Assange, 40 anni a luglio – si avvicina a quello sovietico. Al di fuori di ogni procedura giudiziaria, grandi compagnie fanno censura economica su ordine di Washington”. Intanto, la rete di Wikileaks si amplia: il quotidiano russo d’opposizione Novaya Gazeta ha deciso di ”associarsi” per pubblicare i documenti che smaschererebbero la corruzione delle alte sfere politiche a Mosca: “Stiamo crescendo”, ammette Assange, che pure non ha fatto alcun riferimento a eventuali nuove partnership con i media, oltre a quelle gia’ siglate con New York Times, Le Monde, Guardian, El Pais e Der Spiegel. Quanto al braccialetto elettronico che per decisione di un giudice porta alla caviglia sinistra, Assange dice che ”e’ molto piu’ scioccante che la prigione. E’ come una cintura di castita’. Un oltraggio all’integrita’ fisica”. Assange parla anche della sua vita privata e dei suoi gusti personali e scherzosamente si compiace del fatto che la rivista ‘Rolling Stone Italia’ lo abbia nominato rock star dell’anno. ”Il mio libro preferito – dice – e’ ‘Padiglione cancro”’, di Aleksandr Solzenicyn, lo scrittore russo che denuncio’ i gulag sovietici. ”Ma mi piace anche passeggiare con i miei cani, andare a pesca, a caccia, montare a cavallo. Sapete – ha aggiunto – sono cresciuto nelle fattorie come Tom Sawyer. Amo vivere all’aperto, in campagna”.

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