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TAURIANOVA (RC), SABATO 13 APRILE 2024

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Processo “Alibante”, le dichiarazioni sconvolgenti del maresciallo Pulignano: “Pasquale Motta non c’entra nulla con questo processo” Crollano le accuse di Gratteri e Romano . Il mondo alla rovescia scritto dalla Procura gratteriana. Ecco i particolari con la deposizione del sottoufficiale dell'arma dei carabinieri al processo di Lamezia Terme

Processo “Alibante”, le dichiarazioni sconvolgenti del maresciallo Pulignano: “Pasquale Motta non c’entra nulla con questo processo” Crollano le accuse di Gratteri e Romano . Il mondo alla rovescia scritto dalla Procura gratteriana.  Ecco i particolari con la deposizione del sottoufficiale dell'arma dei carabinieri al processo di Lamezia Terme

LAMEZIA TERME, PROCESSO ALIBANTE, LE SCONVOLGENTI DICHIARAZIONI DEL MARESCIALLO PULIGNANO

Di PM

Il maresciallo dei Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme afferma che la leader della lista “Il paese che vogliamo” era infiltrata dalla cosca Bagalà. Curioso, dunque, che ad essere indagato fu Motta, mentre Fernanda Gigliotti non è stata mai indagata. Il mondo alla rovescia scritto dalla Procura gratteriana. La giustizia alla rovescia che manipola la realtà

Tribunale di Lamezia Terme, esame del testimone Alessandro Pulignano, maresciallo dei Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, ufficiale di Polizia giudiziaria nell’inchiesta della DDA denominata Alibante.

P.M. GALLO – Allora, le chiedo di riferire sulla questione relativa alle elezioni comunali del 2019 a Nocera Terinese. Per tutti questi si tratta della seconda Cnr che è stata depositata dopo quella riepilogativa del 2020.

TESTE PULIGNANO A. – Sì.

P.M. GALLO – Allora, mi pare, sì, novembre…

TESTE PULIGNANO A. – Sì, 11 novembre del 2020.

P.M. GALLO – Allora, come al solito un inquadramento generale della questione in cui ci spiega quali sono stati gli eventi, in sintesi, per avere una precomprensione poi delle fonti di prova.

TESTE PULIGNANO A.: (…) Andando sempre, come mi chiedeva il Pubblico Ministero, in via generale, per quanto riguarda la lista appunto questo è il Paese che vogliamo, che vedeva come candidato a sindaco la signora Gigliotti Fernanda, le intercettazioni ci hanno consentito di attestare che la lista risultava infiltrata proprio, lo possiamo dire, dall’indagato Macchione Vittorio, il quale, siccome prima della presentazione ufficiale delle liste c’era stato ancora un altro gruppo che stava cercando di formare una lista che faceva capo a Ferlaino luigi e a Rocca Gaspare detto Rino, Rino Rocca, e le indagini ci hanno permesso appunto di comprovare che l’architetto Macchione, per come da lui stesso poi detto nel corso delle conversazioni, era riuscito a sottrarre la candidatura, una candidatura anche importante, che portava un considerevole bacino di voti da quella lista che era quella di Russo Saverio e la riusciva a portare, anche con un altro candidato che poi dopo vedremo, Masi Gaspare, nella lista il Paese che vogliamo. Così facendo faceva cadere, diciamo, il progetto di costituzione di quella terza lista e portava da sé questi personaggi che poi stesso il Macchione nel corso delle intercettazioni spiegava anche quelle che erano le motivazioni per le quali aveva fatto questa diciamo così manovra politica, cioè tutelare quelli che erano i suoi interessi nelle strutture ricettivo alberghiere della zona, in particolar modo come già abbiamo visto noi nell’udienza precedente l’hotel des Artistes, ex hotel Mondial e il residence Sea Village, ovviamente informando poi di tutte queste, di questa manovra in particolare, comunque costantemente l’indagato Bagalà Carmelo (…).

IL PROCESSO

Siamo nell’aula del Tribunale di Lamezia Terme dove si celebra il processo Alibante, una delle tante inchieste condotte dall’ex procuratore della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, inchiesta nota soprattutto per aver coinvolto nella prima fase delle indagini il giornalista Pasquale Motta, all’epoca direttore delle testate del gruppo di LaC e poi prosciolto in istruttoria. Le affermazioni del teste che avete appena letto sono sconvolgenti. Il teste in questione è uno degli investigatori protagonista delle attività d’indagine, di stanza al nucleo investigativo del Gruppo carabinieri di Lamezia Terme. Il perché le dichiarazioni sono sconvolgenti lo capiremo nel seguito di questo pezzo.

L’operazione Alibante fu presentata da Gratteri con la solita retorica: “grande opera di ripulitura della ndrangheta dal territorio” ecc… Il processo, in corso da mesi, tuttavia, al netto della retorica gratteriana, si sta rivelando un concentrato di contraddizioni investigative e, in alcuni casi, di vere e proprie manipolazioni della realtà dei fatti. Il dibattimento sta disvelando gravi omissioni da parte del PM che iniziò l’istruttoria, il dott. Elio Romano, e da parte degli ufficiali di PG del nucleo investigativo del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme appunto. Ad ogni udienza assistiamo a colpi di scena che aprono scenari inquietanti su tutta l’impalcatura dell’inchiesta. Scenari che, se ci fosse stata una stampa seria e veramente indipendente, avrebbe dovuto occupare le prime pagine dei giornali.  E invece niente. Silenzio totale. I media, i cronisti cortigiani della Procura, i Gratteri boys sparsi per le redazioni di tutte le testate, magari tentano di risparmiare all’ex Procuratore di Catanzaro ora alla testa della procura di Napoli, l’ennesima magra figura sull’epilogo delle sue discutibili indagini. La mission del nostro blog, invece, è quella di aprire uno squarcio all’indifferenza di una stampa asservita e che non persegue la verità.

GRAVE FRATTURA INTERNA AL NUCLEO INVESTIGATIVO DEI CC

Nel corso del dibattimento del processo Alibante sembra emergere una grave frattura interna nel nucleo Carabinieri che ha condotto l’indagine su delega della Procura di Catanzaro. Una sorta di guerra tra due fazioni dell’Arma. Tra due opposte visioni investigative. Roba da far tremare i polsi, consumata a colpi di annotazioni di servizio e informative basate non su riscontri fattuali ma allegre deduzioni investigative.  A fare le spese di questa guerra nell’ambito dell’attività di PG dell’operazione Alibante anche un appuntato dei CC: Francesco Cardamone al quale vengono contestati reati gravissimi, dentro un quadro probatorio, a noi pare, estremamente fragile.  Da settimane, infatti, in udienza stanno deponendo i testi della procura, prevalentemente UPG, i quali si lasciano dietro una scia di contraddizioni che rendono il quadro accusatorio ancor più precario di quello declinato nell’attività di indagine. E siamo ancora all’esame dell’accusa, figuriamoci che potrà succedere nel contro esame.


LE CURIOSE SCELTE D’INDAGINE DEL PM ELIO ROMANO

Lo stralcio della deposizione di cui sopra, è quella del maresciallo Alessandro Pulignano che aveva investigato sul gruppo politico guidato da Fernanda Gigliotti, la quale, per una curiosa scelta investigativa, nel corso dell’indagine fu sentita come persona informata dei fatti, nonostante la teste chiave del processo, Rosetta Mendicino, l’avesse già indicata (fin dal dicembre del 2017) come politico contiguo al presunto boss Bagalà.

LE INDAGINI RISCONTRANO LA CONTIGUITA’ DELLA GIGLIOTTI MA INDAGANO MOTTA

La deposizione del sottoufficiale dell’Arma, dunque, conferma ciò che era contenuto nella informativa e cioè che, la lista della Gigliotti fosse infiltrata e lei stessa condizionata. Eppure, c’è un ma, e non è un ma da poco. Fernanda Gigliotti, nonostante le certezze del sottoufficiale, non è stata mai indagata, anzi sono stati indagati i suoi avversari politici sui quali lei aveva puntato il dito durante la deposizione raccolta dal PM Elio Romano come persona informata sui fatti. Quali siano i motivi di una tale strategia investigativa da parte dell’ex PM Elio Romano non è dato sapere.  E ancora. Non si comprendono i motivi per i quali venne indagato Pasquale Motta per concorso esterno. Motta, infatti, come si evinceva dagli atti, non aveva mai avuto nessun punto di contatto con gli esponenti della cosca, anzi negli atti si riscontrava una storia politica e amministrativa tutta vissuta in contrapposizione con il presunto boss della tirrenica lametina. Il GIP, chiamato a decidere sulla richiesta di misura lo faceva rilevare chiaramente.  E, d’altronde, è lo stesso maresciallo Pulignano ad affermare in dibattimento: “(…) Motta Pasquale con Buoncore Vincenzo e Ferlaino luigi avevano esercitato pressioni su Pandolfo per favorire l’interdizione, come abbiamo visto, della piscina del residence Sea Village in danno dell’architetto Macchione. E per tali ragioni Bagalà era risentito per questa vicenda. (… )”

La giustizia alla rovescia che manipola la realtà

La testimonianza dell’ufficiale di polizia giudiziaria Pulignano, dunque, conferma che Pasquale Motta fosse in contrapposizione con il boss, mentre, afferma che Fernanda Gigliotti non solo fosse infiltrata ma anche condizionata. Uno schema evidenziato dal GIP che ha esaminato le richieste formulate dalla procura guidata da Gratteri. E, tuttavia, non c’è peggior sordo di colui che non vuole sentire. Risultato: Motta è stato indagato con pesanti conseguenze, e due richieste di arresto, mentre la Gigliotti, non solo non è stata indagata, ma è stata esaltata dai media vicini all’ex procuratore di Catanzaro e quasi quasi elevata a paladina della legalità nel territorio! Il mondo alla rovescia scritto dalla Procura gratteriana. La giustizia alla rovescia che manipola la realtà.  Pasquale Motta ha evitato il peggio grazie all’attenzione di un GIP che ha letto le carte e a un collegio del Tribunale del Riesame che ha demolito il teorema. Certo non ha evitato i danni collaterali. Un danno d’immagine pesantissimo determinato  titoli sul Tg1 confezionati nella redazione del tg3 Calabria e firmati da tal Gabriella D’Atri e  una campagna giornalistica denigratoria su un quotidiano online orchestrata  da due cronisti giudiziari Pablo Petrasso e la moglie Alessia Truzzolilo, pupilli dell’ex procuratore di Catanzaro. I due “pupilli (o pupi, fate voi)  oggi sono finiti a lavorare su LaC e lacenews24, Petrasso, addirittura, ne è diventato vicedirettore. Sarà un caso tutto ciò?  


LA PISCINA ABUSIVA

Torniamo alla deposizione del maresciallo Pulignano. Dal processo e dalle carte processuali emerge, innanzitutto, una pesante responsabilità del nucleo di polizia giudiziaria che ha condotto le indagini e altrettante responsabilità sono quelle in capo al Procuratore della Repubblica, il quale, a pensar bene ma, proprio a pensar bene, non ha letto neanche una carta degli atti dell’inchiesta. Forse perché troppo impegnato a presentare libri. Dall’interrogatorio reso al PM in dibattimento da Pulignano, e che potrete leggere integralmente (QUI) al fine di soddisfare la libidine dei più scettici, Pasquale Motta, operava in contrapposizione agli interessi del Bagalà. L’ufficiale di polizia giudiziaria nella sua premessa, infatti, sostiene che Motta spingeva per l’interdizione della piscina del SEA VILLAGE di proprietà dell’architetto Macchione, il quale, secondo l’accusa, sarebbe il presunto braccio destro dell’altrettanto presunto boss Bagalà. Or, dunque, risulta assai curioso che, colui che, secondo le risultanze investigative, spingeva l’amministrazione comunale guidata da Massimo Pandolfo a prendere provvedimenti per ripristinare la legalità (LA PISCINA DEL SEA VILLAGE ERA ABUSIVA) contrastando gli interessi della cosca, venga poi indagato (con richiesta di arresto) per “concorso esterno con il medesimo boss”.  Per quanto ci si possa sforzare, la ratio investigativa di tutto ciò

MACCHIONE IMPONE LE CANDIDATURE ALLA GIGLIOTTI

Il tenore della deposizione del teste della Procura, lascia poco spazio alle ipotesi: per gli investigatori, infatti, la lista di Fernanda Gigliotti era infiltrata.

“P.M. GALLO – Sì. Quindi partiamo dalle elezioni del 2019, degli approfondimenti che avete svolto sulla lista il Paese che vogliamo.

TESTE PULIGNANO A. – Sì, sì. Allora, in relazione appunto a questa lista civica abbiamo

captato, come appena premesso, alcuni dialoghi dall’ascolto delle conversazioni

sull’utenza dell’architetto Macchione vittorio, che appunto confermavano proprio

l’attivismo politico del Macchione a sostegno di questa lista, che garantiva proprio,

come abbiamo detto prima, grazie a questa manovra per mezzo della quale lui riusciva

a sottrarre al gruppo di Rocca, di Rino Rocca e di Ferlaino luigi, la candidatura di

Russo Saverio (attuale sindaco di Nocera Terinese), e a riprova di ciò, infatti, nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni noi captiamo una serie di conversazioni che ci confermano proprio questi aspetti, e in particolare iniziamo a fare riferimento da pagina 99 dell’informativa ai dialoghi captati il giorno 26 aprile del 2019, in particolare i progressivi 719, 753 e 758, intercorsi tra Macchione Vittorio e diciamo la candidata a sindaco della lista che era Gigliotti Fernanda, nel corso dei quali appunto Macchione, come possiamo dire, fissava con la Gigliotti appunto degli incontri proprio per discutere delle candidature che di lì a breve avrebbero dovuto presentare, perché era imminente la presentazione delle liste, e proprio nel corso di questi dialoghi, in particolare ai progressivi 753 e 758, il Macchione in maniera pregava appunto la Gigliotti di mantenere ancora il riservo sulla notizia e la informava che aveva ottenuto, stava ottenendo appunto la candidatura di Russo Saverio (attuale sindaco di Nocera Terinese) nonché anche il sostegno elettorale della famiglia di Pandolfo Enzo che, ricordiamo essere il fratello dell’ex sindaco Massimo eletto nella precedente tornata del 2018, e appunto in relazione al Pandolfo stava riuscendo a ottenere anche la candidatura della moglie Orlando Angelina.

(…) Quindi, ritornando poi ai dialoghi che stavo illustrando tra Macchione vittorio e Gigliotti Fernanda, e in particolare faccio riferimento al progressivo 758, dopo avere comunicato alla Gigliotti di avere il sostegno elettorale della famiglia, quindi di Pandolfo Enzo e quindi della possibile candidatura della moglie Orlando Angelina, l’architetto Macchione evidenziava anche l’importanza della candidatura di Russo Saverio, ovvero, cioè, oltre a essere portatore di un buon bacino di voti avrebbe rappresentato, in virtù delle competenze tecniche che ricopriva il Russo per essere anche un collaboratore dell’architetto, poteva essere appunto una figura di rilievo proprio per la gestione dell’area tecnica che, come abbiamo visto, era una area sensibile per gli interessi appunto del Macchione. E quindi, a riprova di questo, il Macchione si accordava appunto proprio con la Gigliotti per recapitarle già nella tarda serata di quel giorno, stiamo parlando del 26 aprile, i moduli appunto firmati per la candidatura del Russo e della Orlando Angelina”.

Nel corso di questa importante deposizione, dunque, uno degli investigatori delinea che la lista guidata da Fernanda Gigliotti era completamente controllata e infiltrata da Bagalà e da Vittorio Macchione. Macchione, inoltre, spiegava alla figlia e allo stesso Bagalà che una vittoria della lista avversaria, quella guidata da Antonio Albi, non gli avrebbe consentito di difendere i propri interessi. Le analisi investigative del nucleo investigativo non lasciavano dubbi sulla contiguità della lista di Gigliotti. E, tuttavia, i provvedimenti di Gratteri sono andati nella direzione opposta: Fernanda Gigliotti, Saverio Russo e gli altri candidati non sono stati nemmeno sfiorati dall’indagine, mentre il comune guidato da Antonio Albi è stato sciolto e Motta,  leader politico della lista indagato.  Perché?

Bagalà  chiedeva a Macchione

Prosegue in aula il teste Pulignano: “(…) Bagalà Carmelo chiedeva a Macchione come si stesse muovendo in occasione delle consultazioni elettorali e il Macchione, diciamo così, lasciava presagire una certa fiducia, comunque una certa positività per l’esito che sarebbe stato poi delle votazioni, in quanto riferiva appunto a Bagalà di avere inserito  nella lista di Gigliotti Fernanda due candidati di propria fiducia, che erano Russo Saverio e un altro candidato, Masi Gaspare, che in effetti dal prospetto della lista pocanzi riferita rientrava tra i candidati (…)

Carmelo Bagalá

(…)  altri due progressivi, 1659 e 1679, intercettati in data 21 maggio del 2019, avvenuti appunto tra Macchione Vittorio e la figlia Macchione Rossella, nel corso del quale lo stesso confermava appunto l’attivismo politico in favore della lista in questione, tanto è vero che nel progressivo 1659 lui diceva proprio “Sto portando voci in giro a vittorio e a Saverio” e alle riserve in un certo qual modo evidenziate dalla figlia in merito, diciamo, a una eventuale astensione del padre dal fare campagna elettorale anche in quella tornata lo stesso architetto replicava proprio eloquentemente dicendo “Non è possibile, non è possibile” per poi chiarire al successivo progressivo 1679 che il suo intento appunto era quello di evitare diciamo in qualunque modo una vittoria della lista avversaria Unità popolare nocerese, in quanto, come abbiamo visto, quella coalizione, diciamo, avrebbe rappresentato in un certo qual modo gli interessi di quei personaggi che durante la precedente stagione avevano cercato in tutti i modi appunto tra virgolette di colpirlo facendogli interdire la piscina appunto della struttura turistica Sea Village dallo stesso condotta(…)”

LA GROTTESCA DEDUZIONE DI PULIGNANO E VALENTE

La deposizione di Pulignano però, ad un certo punto, diventa grottesca, allorquando comincia ad interpretare il “pensiero” del presunto boss. Quasi quasi sembra dargli ragione. Il boss infatti, in alcuni dialoghi captati dimostra di essere infastidito dal ruolo politico ingombrante di Pasquale Motta, confermando di fatto, che Motta e il suo gruppo era in contrapposizione alla cosca di Bagalà e a Macchione. L’ex direttore di LaC, dunque, svolgeva la sua funzione di eminenza grigia contrastando gli interessi dei due. Tuttavia, per Pulignano e il suo collega Valente, invece, il ruolo di Motta era equivalente a quello di Macchione Vittorio: “(…) si aveva proprio conferma che, come la lista il Paese che vogliamo era stata, diciamo così, oggetto di manovra politica da parte di Macchione Vittorio, la lista Unità popolare nocerese invece, era stata proprio oggetto di manovra di Motta Pasquale. Quindi, le dichiarazioni di Bagalà erano genuine (…)”. Siamo veramente alla sagra dell’assurdo. Al delirio di ufficiali di UPG che mettono sullo stesso piano l’attivismo di un legittimo leader politico per il proprio gruppo, con le squallide manovre di un soggetto accusato di essere solidale di un boss e che non fa mistero di voler difendere la propria struttura turistica abusiva e i suoi interessi immobiliari. Ci sarebbe da ipotizzare che questi due esponenti della polizia giudiziaria del nucleo investigativo del gruppo carabinieri di Lamezia Terme abbiano seri problemi con la logica. Fermo restando che se hai seria difficoltà con la logica, come minimo ti dovrebbe essere preclusa l’attività di maneggiare e giocare con i diritti inalienabili della persona che incidono sulla sfera dei diritti, delle garanzie, della dignità, della libertà, della reputazione e dell’onore.

A questo punto torna lecito chiedersi ancora: se i fatti delineati sono questi, e cioè che Pasquale Motta fosse in contrapposizione con il presunto boss e il suo braccio destro, come d’altronde si evince dalle intercettazioni e dalla stessa deposizione di Pulignano e non solo: come è stato possibile che Motta sia stato indagato per concorso esterno in associazione con il boss con il quale, proprio secondo le risultanze investigative risultava in contrapposizione?

DOMANDA: PERCHE’ LA GIGLIOTTI NON E’ STATA INDAGATA?

A questo punto chiediamo ancora: per quale motivo, la candidata a sindaco della lista Il Paese che vogliamo, già sindaco di Nocera Terinese, Fernanda Gigliotti che, secondo la narrazione degli investigatori e secondo le intercettazioni, si faceva costruire la lista dal presunto braccio destro del  boss non è stata mai indagata?
della Compagnia dei CC. Analizzeremo la posizione dell’ex comandante di Stazione rispetto all’indagine Alibante e, in particolare analizzeremo le sue “allegre annotazioni di servizio”. Inoltre, seguiremo il contro esame dei testi dell’accusa a cura delle difese. (SEGUONO AGGIORNAMENTI)