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TAURIANOVA (RC), SABATO 20 APRILE 2024

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Il problema dissesto idrogeologico

Il problema dissesto idrogeologico

A farne un’analisi Giovanni Panzera del circolo Sel “Vincenzo De Angelis” di Reggio Calabria

Il problema dissesto idrogeologico

A farne un’analisi Giovanni Panzera del circolo Sel “Vincenzo De Angelis” di Reggio Calabria

 

 

Riceviamo e pubblichiamo:

E’ evidente come il dissesto idrogeologico sia un problema sempre più stringente e drammatico. Un problema che, soprattutto, chi è chiamato ad amministrare questa nostra terra non può trascurare. Secondo dati del Ministero dell’Ambiente (“Rischio Idrogeologico in Italia”, ottobre 2008) sono 6633 (82%) i Comuni in pericolo per il dissesto idrogeologico.

Un fenomeno che, inoltre, risulta aggravato dalla intensa antropizzazione che caratterizza il nostro Paese. Il consumo del suolo, si stima, che nel periodo 1990-2005 sia stato di oltre 244.000 ettari all’anno (per rendere l’idea, circa due volte la superficie del Comune di Roma).

Questi dati offrono l’esatta dimensione di un fenomeno di drammatica vulnerabilità.

La questione ambientale è, ormai, strettamente connessa ai diversi ambiti dell’economia: dal mondo dell’agricoltura a quello dell’industria, dal turismo alla ricerca, dal territorio alla politica.

Tutti noi siamo consapevoli del momento drammatico che stiamo attraversando a causa della crisi economica e finanziaria mondiale. In particolare, la crisi, manifesta con maggiore violenza i suoi effetti negativi in una Regione come la nostra, già sofferente, da tempo, per la mancata crescita economica ed occupazionale.

Secondo una recente stima, sono circa 3 milioni gli italiani che non lavorano e che hanno smesso , da tempo, di cercare lavoro.

Secondo il rapporto della Banca d’Italia, diffuso in dicembre, “La fase di ripresa iniziale lo scorso anno si è arrestata. Il tasso di disoccupazione è salito e il tasso di occupazione è sceso ai livelli minimi del 2004”.

In particolare, nel primo semestre 2011, si è ridotto ulteriormente il numero degli occupati in Calabria.

In quest’ottica, la tutela ed il risanamento idrogeologico del territorio costituiscono priorità strategiche per garantire al Paese, ed in particolare alla nostra Calabria, quelle condizioni territoriali indispensabili per la ripresa della crescita economica.

Quello che voglio sottolineare è che da una necessità (attivarsi per prevenire il dissesto), può nascere un’ opportunità, in termini di ricadute occupazionali, per la nostra Regione.

Un particolare interesse suscita l’attenzione che il nuovo Governo ha posto sul tema della sicurezza del territorio, con particolare riferimento ad azioni di contrasto del rischio idrogeologico nel Mezzogiorno.

Il CIPE ha, infatti, approvato, il 20 Gennaio 2012, un provvedimento in virtù del quale saranno finanziati interventi per circa 680 milioni di euro. Le sette regioni del Mezzogiorno che ne beneficeranno saranno: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. In particolare, per la Calabria, l’accordo sottoscritto il 10 Gennaio 2012 prevede un importo complessivo di 220 milioni di euro. Il nostro auspicio è che tali accordi parziali possano trovare, al più presto, attuazione.

L’esigenza, quindi, di rispondere ad una domanda crescente di servizi nel settore ambientale e la maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle tematiche ecologiche, ha portato alla nascita di nuove figure professionali, ma anche di nuovi settori economici che offrono vaste possibilità di impiego.

Si stima, che gli italiani occupati in questo settore, siano circa 200/300 mila ma si prevede che l’incidenza delle “professioni verdi” sul totale delle professioni sarà di circa il 6% con un incremento generale del 20%.

Un moderno modello teorico di sviluppo economico prende il nome di economia verde, o più propriamente economia ecologica, che oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di produzione, prende in considerazione anche l’impatto ambientale.

Alcune delle professioni emergenti in ambito ambientale:

Ingegneria per l’ambiente ed il Territorio è una tra le più recenti branche dell’Ingegneria. Nata per soddisfare quell’esigenza propria di ogni Paese Industriale ed avanzato, di professionisti capaci di operare in un contesto delicato e dall’importanza sempre crescente come quello ambientale.

Tecnico di monitoraggio ambientale opera il controllo sull’ambiente attraverso apparecchiature sofisticate e sensori, analizza periodicamente i dati, evidenziandone anomalie e guasti da segnalare ai manutentori.

L’ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche ed Irrigazioni) ha presentato un Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico che comprende diverse tipologie di interventi per la messa in sicurezza del territorio: dal contenimento delle frane, alla sistemazione delle pendici, alla regolazione di torrenti e corsi d’acqua, alla bonifica idraulica. Nell’immediato, c’è necessità di 2.943 interventi per un costo complessivo di quasi 7 miliardi di euro. Tradotto significa più sicurezza per i cittadini e migliaia di nuovi posti di lavoro. Queste le stime dell’ANBI:

Ogni milione di euro, investito in manutenzione del territorio, genera 7 nuovi posti di lavoro; da un facile calcolo, il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, composto per lo più da progetti immediatamente cantierabili avendo già espletato i necessari iter burocratici, ne creerebbe oltre 47.000, dando anche un importante contributo alla ripresa occupazionale.

Giovanni Panzera, coordinamento circolo Sel “Vincenzo De Angelis”

redazione@approdonews.it