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TAURIANOVA (RC), MONDAY 12 APRIL 2021

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“Parenti e amici da sistemare la Calabria regala posti ai precari” Lo "sputtanamento", seppur in "zona gialla", corre sul filo nazionale con un pezzo di Sergio Rizzo su Repubblica

“Parenti e amici da sistemare la Calabria regala posti ai precari” Lo "sputtanamento", seppur in "zona gialla", corre sul filo nazionale con un pezzo di Sergio Rizzo su Repubblica

Non poteva mancare anche lo “sputtanamento” a livello nazionale nonché dalla penna prestigiosa di Sergio Rizzo su Repubblica. La Calabria su certi aspetti lo merita per la scarsissima (ed è un eufemismo) classe politica dirigente la quale non riesce a farsene una ragione del decoro nemmeno in tempi di pandemia.
Flaiano avrebbe detto “Coraggio, il meglio è passato”, infatti ci ritroviamo in una incomprensibile situazione di stallo, ma soprattutto non si comprende bene perché la Calabria non è andata al voto l’11 aprile, visto che erano d’accordo tutti. E visto che fortunatamente abbiamo un indici Rt 0,86 in discesa rispetto all’ultimo monitoraggio tant’è che siamo rimasti “zona gialla”. Però non si può andare al voto, non si può andare a scuola, ma si può andare ai ristoranti, prendere l’aperitivo fino alle 18, ma soprattutto passeggiare in forme di assembramento, dai piccoli centri fino alle città capoluogo, ma votare no (sic!). Ma siamo sicuri che eravate tutti d’accordo o forse era solo una pantomima della più becera e scadente?
Veniamo a Rizzo, oggi su Repubblica c’è un pezzo dal titolo, “Parenti e amici da sistemare la Calabria regala posti ai precari”. Si tratta di un progetto di legge approvato da tutti i capigruppo in Consiglio regionale dalla “sorprendente tempistica” per l’assunzione di 208 precari, a sei mesi dalle elezioni, quando il da ottobre del 2019 il consiglio regionale compresa la giunta si dovrebbe occupare solo dei cosiddetti “affari correnti”, vista la triste dipartita del presidente eletto dai calabresi Jole Santelli. Scrive Rizzo, “La lista trabocca di parenti e amici dei politici locali, precariamente infilati nei postifici regionali. Tipo Calabria Etica, il cui presidente scivolò un paio d’anni fa su presunte irregolarità nelle assunzioni – ed ancora – Oppure Calabresi nel mondo, associazione presieduta dall’ex parlamentare di Forza Italia Giuseppe Galati, anch’essa finita all’onore delle cronache per la stessa ragione. O ancora la Fondazione Field, che una decina d’anni fa avrebbe dovuto perfino accogliere un centinaio di licenziati da Sviluppo Italia Calabria, tutti o quasi sempre parenti e amici”. Rizzo scrive, menzionando LaCnews24 che ha sollevato la questione, “Per non parlare della destinazione dei 208, fra cui ci sono anche (…) il fratello di un deputato calabrese della Lega di Matteo Salvini e il commissario di Fratelli d’Italia a Bovalino oltre ad alcuni collaboratori di consiglieri ed ex consiglieri regionali, nonché una parente dell’ex commissario di Calabria lavoro. Nome che è tutto un programma. (…) creato per favorire l’occupazione, dovrebbe infatti gestire l’operazione di stabilizzazione dei precari senza concorso. (…) Un ente guidato anch’esso, ci mancherebbe, da un politico: Giovanni Forciniti, già sindaco diessino di Mirto Crosia, nel cosentino, quindi assessore ai Trasporti della Provincia di Cosenza, infine candidato alle elezioni regionali con il centrosinistra. Tutto questo prima di essere catapultato dall’ex presidente della Regione Mario Oliverio alla guida di Calabria lavoro”.
Il giornalista di Repubblica rimarca anche la questione sul fatto che “la Consulta ha già ripetutamente dichiarato incostituzionali leggi della Regione Calabria che prevedevano la stabilizzazione dei precari. Ce n’è una del luglio 2020 che boccia la legge con la quale si volevano stabilizzare i giornalisti dell’ufficio stampa del consiglio regionale”, poi un’altra, ancora più recente, “del travaso senza concorso dei dipendenti di associazioni o fondazioni regionali nell’organico della Regione perché queste sono di fatto enti pubblici. Quindi soggetti all’obbligo dell’esame pubblico previsto dell’articolo 97 della Costituzione”.
Sergio Rizzo ricorda anche la frase della compianta Jole Santelli quando affermò “Qui c’è tanto grigio. Ci sono 800 persone che lavorano negli uffici della Regione ma non sappiamo a quale titolo e per fare cosa”, però, “il primo firmatario della legge per assumere i 208 precari sia proprio il presidente del gruppo consiliare “Jole Santelli presidente”. Il suo nome, Vito Pitaro”.
Abbiamo semplicemente riportato quello che nei fatti ha scritto la penna straordinaria di Sergio Rizzo autore di libri che appunto, denunciano le anomalie italiane, soprattutto della “casta”. Ma registriamo pure una tendenza che si avvicina molto, utilizzando la metafora, di un titolo del giornale satirico Cuore, “Hanno la faccia come il culo”.
D’altronde stupirsi di cosa? Ce lo ricorda sempre Flaiano che questo è un popolo (l’Italia), “di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati…”. Lo notiamo spesso quando nonostante viviamo in emergenza pandemica e nonostante c’è un consiglio regionale che non avrebbe più ragione di esserci in quanto il presidente eletto dal popolo è deceduto, ma sforna portaborse come se ci fosse una moltiplicazione evangelica di pane e di pesci, ma loro se ne fregano.
Possiamo scrivere tutto quello che vogliamo, sputtanarli, deriderli, chiamarli con tutti i nomi, ma loro dopo che leggono si fanno una risata come per schernire chi scrive perché alla fine, loro, lo stipendio profumato (e immeritato diremmo in quanto è un consiglio regionale e una giunta dove i calabresi avevano votato un’altra persona alla guida, ma che non c’è più). “Loro”, faranno sempre i verginelli di bottega, adottando un puritanesimo da bar e da strapazzo, scriveranno le loro note stampa, si faranno al contempo gli affari loro, nominano chi vogliono dal barista, al calzolaio fino ad arrivare all’analfabeta seriale, però hanno i voti che potrebbero servire per la prossima campagna elettorale ed è tutto un circolo… vizioso, assurdo e consentiteci di dirlo, indegno della morale mista all’etica del decoro… il resto sarà sempre fiato sprecato… il nostro!
(GiLar)