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TAURIANOVA (RC), FRIDAY 05 MARCH 2021

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Operazione “Terra nostra”, duro colpo al patrimonio di Giovanni Mancuso, detto “Billy”, Esponente di spicco dell'omonimo clan, egemone in provincia di Vibo Valentia

Operazione “Terra nostra”, duro colpo al patrimonio di Giovanni Mancuso, detto “Billy”, Esponente di spicco dell'omonimo clan, egemone in provincia di Vibo Valentia

Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, coordinati dalProcuratore della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto,Dott. Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori, Dott. Antonio De Bernardo e Dott.Pasquale Mandolfino, hanno sottoposto a confisca beni mobili, immobili, aziende agricole,ditte individuali e conti correnti bancari per un valore stimato in circa 20 milioni di euroriconducibili a MANCUSO GIOVANNI (cl. 41), detto “Billy” noto pluripregiudicato, esponentedi spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, già sottoposto alla misura di prevenzionepersonale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il provvedimento ablativo attuale, in esecuzione di un decreto emesso dalla seconda sezionepenale del Tribunale di Catanzaro, trae origine dall’operazione “Terra Nostra”, diretta dallaDirezione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vibo Valentia, a conclusione della quale, nell’ottobre 2019, erano statisequestrati 92 terreni: 29 fabbricati; 6 autoveicoli; 1 trattore agricolo; 2 aziende agricole; 2ditte individuali, delle quali una esercente l’attività di commercio di carbolubrificanti conannessa stazione di servizio, tutti riconducibili al Mancuso Giovanni, ma formalmente intestatia prestanomi. Il decreto di confisca è stato emesso, a conclusione dell’attività istruttoria, che ha confermato la riconducibilità dei beni al Mancuso, nonché la sussistenza del profilo della sproporzione trai redditi complessivi del suo nucleo familiare ed il valore dei beni sequestrati. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro è risuscita, infatti, attraverso le verificheinvestigative della Guardia di Finanza, a sostenere l’impianto investigativo originario dalquale era emerso che Mancuso Giovanni, unitamente ad altri 23 soggetti, facenti parte delmedesimo nucleo familiare e affiliati al clan, controllava tutte le attività economiche delcomune di residenza e dei centri vicini, ricavandone illeciti proventi e costituendo un ingentee diversificato patrimonio di beni mobili, immobili, aziende agricole, imprese commerciali edisponibilità finanziarie, detenuti sia da lui direttamente che attraverso prestanomi ai qualiera stata attribuita, fittiziamente, la titolarità e/o la disponibilità di beni, al fine di eludere ledisposizioni di legge previste dalla vigente normativa antimafia in materia di prevenzionepatrimoniale. Parimenti è stata ampiamente dimostrata la sperequazione tra i redditi complessivi dichiaratidal Mancuso e dal suo nucleo familiare ed il valore dei beni al medesimo ricondotti. Tra gli immobili oggetto di confisca, ricadenti nel comune di Milano, Limbadi, Nicotera,Filandari, Rombiolo, Zungri, Drapia e Vibo Valentia, tutti riconducibili all’interessato, spiccanocapannoni industriali, terreni, immobili, un’area di servizio una villa residenziale composta datre piani, nonché diverse autovetture e mezzi agricoli.
PROCURA DELLA REPUBBLICAPresso il Tribunale di CatanzaroDirezione Distrettuale Antimafia Sono stati esclusi dall’originario decreto di sequestro esclusivamente una ditta individuale,ma non anche il suo compendio aziendale, inteso per esso i beni strumentali necessariall’esercizio dell’attività commerciale posta in essere e due vecchie autovetture (per un valorecomplessivo di 110.000,00 euro). L’attività della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e della Guardia di Finanza, voltaall’aggressione dei patrimoni illeciti, consente di colpire le organizzazioni criminali nel cuoredei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali e di restituire alla collettività i beniaccumulati per finalità sociali, arginando al contempo l’inquinamento del mercato e dellasana imprenditoria