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TAURIANOVA (RC), WEDNESDAY 25 NOVEMBER 2020

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O. Greco (IDM), bloccare la militarizzazione della sanità calabrese Prosegue, imperterrita, l’azione di militarizzazione della sanità calabrese da parte del governo centrale. Non è bastato, a quanto pare, il fallimento degli effetti generati dal Decreto Calabria adottato in pompa magna

O. Greco (IDM), bloccare la militarizzazione della sanità calabrese Prosegue, imperterrita, l’azione di militarizzazione della sanità calabrese da parte del governo centrale. Non è bastato, a quanto pare, il fallimento degli effetti generati dal Decreto Calabria adottato in pompa magna

Prosegue, imperterrita, l’azione di militarizzazione della sanità calabrese da parte del governo centrale. Non è bastato, a quanto pare, il fallimento degli effetti generati dal Decreto Calabria adottato in pompa magna da un consiglio dei ministri tenutosi a Reggio Calabria il 30 Aprile 2019. Era stato presentato dall’allora ministra Giulia Grillo come un intervento legislativo indifferibile ed urgente, necessario a porre rimedio alla storica inefficienza ed inadeguatezza del management sanitario regionale. Gli auspici governativi, a riscontro, si sono rivelati illusori, risultando evidente un mancato ritorno ad un regime di normalità organizzativa e gestionale in una regione peraltro sottoposta, a far data dal 17 dicembre 2009, al piano di rientro dai disavanzi sanitari e, dal 30 luglio 2010, al commissariamento. Il Decreto Calabria, in realtà, ha prodotto una “stratificazione normativa” circa i poteri attribuiti dalle disposizioni ordinamentali, anche di rango costituzionale, al commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro. Nel periodo di vigenza del Decreto Calabria, rilevata la mancanza di collaborazione istituzionale tra la struttura commissariale e la Regione Calabria, soprattutto in tema di nomina dei vertici delle aziende del servizio sanitario regionale, il Governo ha provveduto a nominare i commissari straordinari delle ASP, delle AO e dell’azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini” di Catanzaro. Provenienti, in misura preponderante, dalle regioni del Nord, i nuovi vertici gestionali delle Aziende del SSR hanno configurato, “de facto”, una sorta di “militarizzazione” delle istituzioni sanitarie calabresi. Dalle assunzioni, alla costruzione dei nuovi ospedali fino alle nomine delle aziende del servizio sanitario regionale, tutto verrà gestito da input romani che già hanno fallito più volte nella nostra terra avendo pensato alla colonizzazione piuttosto che alla crescita. Le incrostazioni normative prodotte dal Decreto Calabria, sommate alla storica ed oggettiva inerzia della struttura commissariale per il piano di rientro, hanno aggravato, soprattutto in coincidenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19, lo stato di coma del servizio sanitario regionale. Alla scadenza di un inutile, farlocco ed inconferente Decreto Calabria, il governo centrale ne ripropone l’adozione, con una maggiore concentrazione di poteri nelle mani del (nuovo) commissario ad acta, ribadendo la logica della prosecuzione del piano di rientro e del commissariamento e ponendo, in tal senso, i presupposti per l’aggravamento dello stato di paralisi delle istituzioni sanitarie. E c’è il rischio, inoltre, che possa configurarsi un conflitto di attribuzione tra la Regione Calabria e lo Stato, in ordine ad una verosimile violazione delle competenze della giunta regionale in materia di nomina dei vertici delle aziende del servizio sanitario regionale.
Con la proroga del commissariamento si rischia ancora una volta di creare l’ennesima struttura elefantiaca, inutile e costosa. Perpetuare in questa direzione significa scegliere di condannare i calabresi alla malasanità in un periodo, per altro, aggravato dalla seconda ondata del Covid-19. L’auspicio è che la risposta delle istituzioni calabresi sia univoca e che tutte le parti politiche si uniscano per condannare una scelta che offende la Calabria e priva del diritto alla sanità i calabresi e consente ad Agenas e a personaggi come Urbani, Adduce e Zuccatelli di spadroneggiare nella nostra terra.

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