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TAURIANOVA (RC), TUESDAY 13 APRIL 2021

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L’origine delle sette segrete taurianovesi Viaggio nella storia locale Taurianovese del giurista Giovanni Cardona ricompresa nel libro Stat Rosa Pristina Nomine

L’origine delle sette segrete taurianovesi Viaggio nella storia locale Taurianovese del giurista Giovanni Cardona ricompresa nel libro Stat Rosa Pristina Nomine

Il caso Jatrinoli
Connotato preminente della cospirazione politica è la segretezza sia della risoluzione di agire sia del suo iter di sviluppo, a questa constatazione tendenziale conduce il significato volgare della locuzione “cospirazione” (quale sinonimo di congiura), nonché l’esame delle forme in cui essa si è storicamente realizzata.
Limitando il nostro campo di azione temporalmente alla fine del 1800 e senza esaminare i successivi risvolti legislativi, possiamo provare documentalmente a Jatrinoli (ora Taurianova) l’esistenza di raggruppamenti di persone, unite da comunanze ideologiche e politiche che successivamente all’Unità d’Italia professarono una radicale, intransigente e talvolta esplicita contrapposizione alla comunità e all’ideologia sabauda e religiosa dominante.
La fonte documentale che pubblicamente assevera l’esistenza di queste sette segrete, è un “manifesto denuncia” siglato da un’eterogenea moltitudine di cittadini Jatrinolesi e datato agosto 1897.
I fatti denunciati nel manifesto risalivano al 1882 circa, quando una fantomatica “setta dei libellisti” che al suo primo apparire prese il nome di Notte Oscura “si scagliò contro le persone più distinte del paese, le quali, pur conoscendone gli autori, sotto il velame dell’anonimo, onde si nascondevano, stimarono dignitoso e conveniente di non dare altra risposta che il disprezzo”.
Successivamente e cioè verso il 1884, quando Jatrinoli si divise in partiti, i libellisti si posero all’opera in misura sfrenata, con ricorsi alle autorità civili ed ecclesiastiche, con articoli di giornale, con fogli volanti, e talvolta con cartelle denigratorie appese alle mura cittadine, conservando sempre scrupolosamente l’anonimato.
I libellisti presero di mira, attaccandoli inopinatamente, i “Tiranni Signorotti” ed una parte importante del clero, costituita dall’Arciprete del Duomo di Jatrinoli Francesco Maria De Luca, al quale non si perdonava un comportamento alquanto dispotico ed un esplicito parteggiare alle cruente lotte politiche ed amministrative.
Tale profonda avversione religiosa dimostrata dai libellisti della “Notte Oscura” non determinò da parte delle autorità religiose preposte, in una società prevalentemente confessionale, l’applicazione del canone 2335 del diritto canonico, giacché lo stesso afferiva maggiormente alle ipotesi delittuose commesse da membri della Massoneria, la quale a Jatrinoli non era radicata, sviluppata e potente come nel vicino contado di Radicena, (conurbate nel 1928 nell’attuale Taurianova), dove sin dal 1812 il verbo della Massoneria speculativa o moderna, fondata a Londra il 24 giugno 1717, operava attraverso la storica Loggia degli Bruzj Riuniti.

La setta della “Notte Oscura”
L’operato della setta dei libellisti è documentato inequivocabilmente in un foglio di carta pesante finemente stilato sia sul recto sia sul verso, più di un secolo fa, dai margini consunti, ma chiaramente leggibile.
In tale foglio è tracciato il verbale di riunione datato 18 febbraio 1884 del “Consiglio de’ Dieci”, nell’ultima seduta della sessione invernale, scaturita dall’invito pregresso del 06 gennaio 1884 e letto dall’Egregio Bastone ed un successivo discorso tenuto dall’onorevole Fra Totamo.
Si legge, altresì, sul rogato verbale, “Propugnandum inquisitores est”, che oltre a costituire il motto della setta dei libellisti, era la formula di giuramento sacramentale ed iniziatica cui si sottoponevano i nuovi segreti adepti.
Sul frontespizio del documento si scorge, ancora, nella sezione superiore del foglio il simbolo araldico , costituito da una “arma coronata, con croce di malta sulla parte inferiore e lance a contorno”, con l’incastonata e laconica iscrizione “Povera Patria!” e seguendo nella porzione centrale un carme burlesco, intitolato “I Liquori pel Carnevale” che vale la pena di riportare testualmente, non fosse altro per la saccente ironia che ne trasuda.
Il testo satirico del componimento è il seguente:
Offriamo con affetto/Con amore e grandiletto/Di buonissimi liquori/Un regalo à traditori:/E’ dè Dieci il Comitato/A costoro troppo grato./Nostravoglia appieno sia/Che un bicchier di Malvasia/Beva e gusti il mio Girone,/Mentr’è birbo lanzarone/didiscerne a prima vista/Com’è Capo Camorrista!!!/La Sciampagna è grato vino/Perciò s’offre a Vincenzino/Con affetto e con amore,/Mentr’è degn’inquisitore:/Fra cotanta Tirannia/Proclamò la Camorria…/A’ seguaci dè Tiranni/Offriamo dè malanni,/Ed un dono degno e caro/A quel brutto di magaro;/D’un buonissimo liquore/Un bicchiere al seduttore./Agli onesti Cittadini/Offriamo i veri vini/Acquistati col sudore/Del più puro onore;/Mentre’l fu acquistato/Con lavoro svergognato!!!//.
Sorprende come in un contado arretrato e lontano dai clamori della cultura mitteleuropea nascente, si è potuta affermare una classe di intellettuali illuminata come gli affiliati alla “Notte Oscura”, i quali dal linguaggio letterariamente forbito e dai temi politici trattati, dimostravano un’adamantina valenza risorgimentale che faceva da controcanto alla ignavia lapidare, alla sciatteria ed all’ignoranza pullulante in cui stagnava la Calabria tutta.
I duri attacchi della setta della “Notte Oscura”, che tramutarono successivamente il nomen in “In Congresso delle talpe”, sconvolsero per più di un decennio circa la quieta vita rurale del contado Jatrinolese, e ciò si è potuto evidenziare dalla cospicua documentazione reperita ed afferente ad anonimi libelli sotto forma di manifesti, di brossure, di sarcastiche pièce, e naturalmente da verbali di riunione.
A quali azioni e mezzi atti a conseguire la delazione inquisitoria e delegittimante si siano dedicati, negli anni a seguire, i cospiratori per fustigare il ceto nobiliare dominante ed il clero locale, nulla c’è dato sapere, ma chiara è emersa dalle fonti, attraverso la costituzione di un pactum sceleris la volontà degli adepti della “Notte Oscura” di perseguitare la “vile canaglia dè Tirannotti” considerati “Capi dell’orrenda Camorra” e delle “spie che giornalmente vanno ammantando” attraverso “le più atroci torture” per il raggiungimento dello scopo fondante costituito dalla “salvezza della Patria istessa”.