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TAURIANOVA (RC), SABATO 15 AGOSTO 2020

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L’ex infiltrato dei servizi Bruno Fuduli: «Per far uscire dal carcere Luigi Mancuso mi offrirono 50mila euro» Il boss Accorinti e il suo odio viscerale per i carabinieri che combattevano in prima linea per restituire Zungri allo Stato. La processione interrotta per motivi di ordine pubblico nel paese in cui il capomafia riteneva di contare più della Chiesa

L’ex infiltrato dei servizi Bruno Fuduli: «Per far uscire dal carcere Luigi Mancuso mi offrirono 50mila euro» Il boss Accorinti e il suo odio viscerale per i carabinieri che combattevano in prima linea per restituire Zungri allo Stato. La processione interrotta per motivi di ordine pubblico nel paese in cui il capomafia riteneva di contare più della Chiesa
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Solo lui poteva sanare i contrasti tra le varie articolazioni della famiglia. Solo lui avrebbe avuto il carisma necessario per evitare quello che poi, inevitabilmente, successe, ovvero il bagno di sangue che non risparmiò neppure alcuni tra i broker di fiducia di quello che – nel marzo del 2003 – la Commissione parlamentare antimafia definì come «il clan finanziariamente più potente d’Europa». Gente come Cosma Congiusti, Mimmo Campisi, Salvatore Drommi, VincenzoBarbieri. Ma Luigi Mancuso era recluso al 41bis e doveva scontare ancora diversi anni di galera. Solo in seguito sopraggiunse un incidente di esecuzione che consentì al superboss di tornare libero. La “famiglia”, però, affinché lasciasse il carcere era pronta a pagare

Agli atti dell’inchiesta colossal Rinascita Scott è allegato un prezioso carteggio che contiene alcune clamorose rivelazioni di Bruno Fuduli, ovvero l’ex infiltrato lungo le rotte del narcotraffico poi scardinate dal Ros grazie alla maxoperazione Decollo. La storia da fiction di Fuduli è nota: da impavido ausiliario di polizia giudiziaria che consentì alla Dda di Catanzaro di recuperare tonnellate di cocaina e mettere a segno centinaia di arresti, poi, dicendosi tradito dallo Stato, si mise a fare egli stesso il broker tra ’ndranghetisti e narcos, finendo irrimediabilmente in arresto. Cinque anni dopo, non reggendo al peso di un’esistenza segnata dalla sua doppia identità, si tolse la vita: correva il novembre del 2019, un mese prima di Rinascita Scott.

È il marzo del 2014. Fuduli, già finito in seri guai per effetto dell’operazione Overloading, qualche tempo dopo essere stato scarcerato contatta la Sezione anticrimine del Ros di Catanzaro. Si presenta con il suo nome in codice nell’indagine Decollo: «Sandro». Chiede di parlare con «Mauro», altro nome in codice, è quello del sottufficiale dell’Arma che in quell’inchiesta da action movie, fatta di trattative, voli transoceanici, viaggi estenuanti nelle selve sudamericane, era stato la sua ombra. Ma «Sandro», per il Ros, dopo essere passato dall’altra parte della barricata, non esiste più: ora è semplicemente un ex collaboratore di giustizia sotto processo per narcotraffico. Quello che ha da dire però sembra importante, così Mauro registra la conversazione e informa tempestivamente la scala gerarchica e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

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