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TAURIANOVA (RC), FRIDAY 27 NOVEMBER 2020

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L’ex commissario Cotticelli da Giletti, dopo la “tragedia” c’è la “farsa” L'ex commissario della sanità calabrese in un disarmante imbarazzo (per i presenti e per noi), fa intendere che forse è stato drogato ed "ero in uno stato confusionale"

L’ex commissario Cotticelli da Giletti, dopo la “tragedia” c’è la “farsa” L'ex commissario della sanità calabrese in un disarmante imbarazzo (per i presenti e per noi), fa intendere che forse è stato drogato ed "ero in uno stato confusionale"

Pensando al generale Saverio Cotticelli ieri sera nella trasmissione di Giletti, “Non è l’Arena”, vengono in mente le parole di Marx, “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. La tragedia si era consumata quando il giornalista della trasmissione “Titolo V”, lo aveva in un certo qual modo “sgamato”, forse anche umiliato in quanto commissario il quale non sapeva cosa fosse venuto a fare in Calabria, tra piano Covid, la severa Maria che lo rimprovera come uno scolaretto e Saverio “l’usciere”, quest’ultimo a differenza dell’ex generale sapeva il numero dei posti in terapia intensiva.
La “farsa” ieri sera, a tratti imbarazzante, ma poi realizzi che c’è un caso umano, un uomo che quasi in un delirio di smarrimento, quando Massimo Giletti inizia a fare le sue domande e chiedere quantomeno dei “perché”, lui risponde, “Sembravo la mia controfigura…Non so cosa mi era successo…il piano Covid l’ho fatto io”. Ma come? Aveva detto al giornalista di Rai che non sapeva nemmeno se lo doveva lui, rimproverato dal Maria (la sub Crocco), ed ora spunta un piano Covid in Calabria?
Ed ancora Cotticelli, “ La mia famiglia non mi ha riconosciuto”, oddio neanche noi a dire il vero, ma lei realmente chi è generale Saverio Cotticelli perché mica l’abbiamo capito? Perché sembra un misto tra una “spy story” ed un film di Totò, misto ad una scenografia di Ian Fleming ubriaco fradicio dove James Bond è da Topo Gigio.
La farsa si consuma quando di colpo afferma, “Sto cercando di capire con un medico se ho avuto un malore. Preceduta da una serie di attacchi, mediatiche, istituzionali e di delegittimazione”, come se, lo stesso vorrebbe far intendere una sorta di dubbiosità, come se qualcuno l’avesse drogato, un “gomplotto” direbbe Conte (l’allenatore eh).
Ed ecco che toglie dal cilindro la frase ad effetto, “Quando in Calabria tocchi degli interessi devi essere eliminato”. Standing ovation, ah no, non c’è il pubblico, il piano Covid da Giletti c’è!
E poi, esce l’uomo, quello della “tragedia” il quale tornato in sé afferma, “Dopo quell’intervista mi sono dimesso perché mi sono vergognato di me stesso per rispetto della mia storia”, no generale Cotticelli per rispetto della dignità sua e del ruolo che forse diciamo, non era in grado nemmeno di svolgere perché ha dato l’impressione che lei non sapesse nemmeno cosa ci faceva in Calabria.
Parlando del piano Covid che lo stesso Cotticelli dice ora che c’è, parla di “Una netta distinzione tra il piano anti Covid e la revisione dell’organizzazione ospedaliera. La Calabria insieme al dipartimento della salute a giugno aveva inviato al piano territoriale, poi approvato dal ministero salute e inviato ad Arcuri. Il quale a fine ottobre aveva delegato le Aziende sanitarie come soggetti attuatori”. Chi ci capisce è bravo!
Ma poi riparte la gelante “sviolinata”, in una condizione da gelo e nell’incredulità dei presenti i quali a mio avviso dopo averlo ascoltato sono andati loro dal medico per capire che tipo di serata abbiano trascorso da Giletti. Cita la povera presidente dalla Regione Jole Santelli, scomparsa prematuramente il 15 ottobre scorso, “vorrei rendere onore alla presidente Santelli perché se non moriva non ci saremmo trovati in questa situazione”. Mah…il gelo continua…
E ritorna sul suo presunto “stato confusionale” aggiungendo che ha pure vomitato, ma dichiara che non sapeva nulla del piano Covid perché pur ricevendo la lettera il 27 ottobre in cui gli si diceva che il piano covid doveva farlo lui, lo stesso generale sa dell’esistenza il giorno dell’intervista Titolo V (sic!). Assurdo? Pare di sì. E la colpa è per il fatto che non ha una segreteria. Mentre il nuovo commissario quel Giuseppe Zuccatelli della teoria del contagio da Covid solo se limona per 15 minuti con la lingua, ne avrà “due sub e 25 collaboratori secondo il Decreto Calabria” per un totale di oltre 3 milioni di euro stanziati.
Ed ancora non manca un passaggio citando Gratteri, oramai fa pendant citare il procuratore capo di Catanzaro. Ma quello che poi si rivela il coup de théâtre è, che gli volevano accollare un buco nel bilancio di 100 milioni di euro per far sì che la sua gestione commissariale fosse stata fallimentare.
L’azienda Mater Domini diretta da Zuccatelli di 100 milioni e far risultare la gestione di Cotticelli fallimentare “Avevano nascosto il buco. Il fallimento della fondazione Campanella (…) Zuccatelli l’ha tirato lui. A ottobre c’è stato un accollo di un debito da 100 milioni di euro”. Oltre alla questione dei flussi dei Lea ridotti, i cosiddetti livelli assistenziali. E affermando che “Sono pronto a fare qualsiasi denuncia”.
E infine dopo un quiz quasi da “Rischiatutto”, un Gilett in versione Mike Bongiorno chiede quanti sono questi benedetti posti in terapia intensiva, gelo. Cala il gelo, si sono persi i conti, ma alla fine si è convenuto che “ Oggi i posti sono 140 più 6 estensibili. 146 anziché 300 dei previsti”.
Si chiude il sipario con l’ex commissario Cotticelli, un pulcino bagnato in mezzo ad una tempesta, che chiede “scusa a tutti i calabresi che ho anima e cuore pulito (…) Ho sbagliato strategia (…) Perché non ho raggiunto i risultati che avrei voluto”.
E vissero infelici e scontenti i… poveri calabresi in una “terra disgraziata”.
(GiLar)

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