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TAURIANOVA (RC), DOMENICA 03 MARZO 2024

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E se lo scontro Succurro-Loizzo nascondesse la guerra per la successione al Presidente della Regione? Nella posizione espressa dalla presidente dell’Anci, infatti, non si intravedono né preoccupazione per il destino della Calabria, né coraggio, semmai una calcolata dose di opportunismo

E se lo scontro Succurro-Loizzo nascondesse la guerra per la successione al Presidente della Regione? Nella posizione espressa dalla presidente dell’Anci, infatti, non si intravedono né preoccupazione per il destino della Calabria, né coraggio, semmai una calcolata dose di opportunismo

L’Editoriale di Pasquale Motta

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Qualcosa ci fa pensare che i veri motivi di questo gustoso teatrino politico calabrese siano altri. Nella posizione espressa dalla presidente dell’Anci, infatti, non si intravedono né preoccupazione per il destino della Calabria, né coraggio, semmai una calcolata dose di opportunismo. Non è un mistero per nessuno che la “regina della Sila” e, soprattutto, il suo “principe consorte”, coltivino avidamente l’aspirazione di candidarsi al dopo Occhiuto
Lo scontro tra la parlamentare della lega Simona Loizzo e l’azzurra presidente della provincia di Cosenza, Rosaria Succurro, è duro. Formalmente l’oggetto è l’autonomia differenziata. Ma è veramente questo il reale oggetto dello scontro? Alcuni commentatori nostrani sono indotti a pensare che l’orizzonte dentro il quale si inserisce questa fibrillazione all’interno del centrodestra calabrese siano le elezioni europee: un’altra tesi poco convincente. Intanto facciamo una premessa: al netto del merito della discussione, ovvero, l’autonomia differenziata, se analizziamo la questione sul piano del rigoroso metodo politico, la presa di posizione della parlamentare leghista, è giusta. Forza Italia, infatti, è un partito della coalizione di governo di centrodestra che, a Roma, ha dato il via all’autonomia differenziata con un voto favorevole in parlamento, compreso quello dei parlamentari calabresi. La presa di posizione della Succurro, dunque, non solo non è in sintonia con le scelte romane degli esponenti del suo stesso partito ma, diciamocelo francamente, è anche fuori tempo massimo rispetto ad una incisiva battaglia politica interna che possa modificare l’esito finale della decisione. In parole povere, allo stato, è assolutamente inutile. Allora qualcosa ci fa pensare che i veri motivi di questo gustoso teatrino politico calabrese siano altri. Nella posizione espressa dalla Succurro, infatti, non si intravedono né preoccupazione per il destino della Calabria, né coraggio, semmai una calcolata dose di opportunismo. Tra l’altro, l’iniziativa arriva anche in ritardo rispetto ad alcuni esponenti del suo stesso partito, considerato che, il 27 gennaio, Gianluca Gallo, potentissimo assessore regionale all’agricoltura, aveva preso una posizione durissima contro l’autonomia differenziata. E non stiamo parlando dell’ultimo arrivato. Il politico cassanese nel corso del suo intervento nella cerimonia della Giornata della Memoria che si è tenuta al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, infatti, non aveva lesinato critiche al provvedimento. Un intervento che, i sedati notisti politici calabresi, si sono ben guardati dall’evidenziare, nonostante i rappresentanti delle “potenti” testate regionali, a cominciare dalla Rai, fossero tutti presenti. Eppure qualche numero in più della Succurro, l’assessore regionale all’agricoltura, in Calabria, lo detiene. Cosa nasconde dunque, il teatrino mediatico scoppiato intorno ai botta e risposta delle due esponenti del centrodestra calabrese? Molti sono pronti a scommettere che sia scoppiata la guerra per la successione a Roberto Occhiuto alla presidenza della regione. E, d’altronde, gli interrogativi intorno al destino politico del governatore aleggiano da un pezzo nei corridoi delle segreterie dei partiti della coalizione. Molti dei quali, alimentati dallo stesso Occhiuto. Una volta si parla di una interruzione anticipata della sua presidenza, per una candidatura alle europee, un’altra volta, per una sua imminente nomina a ministro del governo Meloni, o semplicemente per la scadenza naturale del suo mandato ormai sempre più vicina, fatto sta, che gli appetiti, le ambizioni e le aspirazioni alla successione alla sua presidenza, vanno crescendo giorno dopo giorno. E non è un mistero per nessuno che la “regina della Sila” e, soprattutto, del suo “principe consorte”, Marco Ambrogio, un tempo autorevole esponente del pd bruzio, coltivino avidamente questa aspirazione. E, tuttavia, è abbastanza noto, altresì, che la Lega calabrese con la benedizione dello stesso Salvini, voglia chiedere alla coalizione del centrodestra nazionale, la guida della Calabria alle prossime elezioni, magari attraverso la candidatura proprio della parlamentare Simona Loizzo le cui quotazioni sono in salita.

• IL SILENZIO DEI FRATELLI OCCHIUTO

Roberto Occhiuto tace. E, d’altronde, quando avrebbe potuto incidere sull’iter legislativo ha preferito dare il nulla osta al provvedimento, con tanto di visita istituzionale del ministro Calderoli. La sua insoddisfazione di oggi, dunque, appare come il pianto tardivo del coccodrillo. Occhiuto tace, e continua a mantenere un profilo ambiguo. Un atteggiamento anche questo che potrebbe rivelarsi un errore politico devastante per il futuro della nostra regione, sia in termini di sviluppo economico e sociale che, in termini di tenuta civile e democratica. Il fratello Mario, senatore azzurro, invece, ha votato convintamente per l’autonomia differenziata e l’ha pure motivata, accusando gli avversari di non aver studiato il provvedimento. In sostanza, la medesima accusa che, la Loizzo ha rivolto alla Succurro.
La presa di posizione dell’onorevole Loizzo e la relativa controreplica, infatti, è stata piccata dopo la dichiarazione di guerra di Rosaria Succurro all’autonomia differenziata e la sua adesione alla protesta dei sindaci. La parlamentare leghista ha invitato la Succurro a darsi al tennis piuttosto che proseguire con l’attività politica. La levata di scudi contro la Loizzo che ne è conseguita, ci è sembrata abbastanza esagerata. La sindaca della capitale della Sila, infatti, non è stata invitata a darsi all’ippica ma, semplicemente a dedicarsi al tennis, sport aristocratico e complesso. Recitare il ruolo della vittima per una battuta del genere appare a dir poco sproporzionato. Il PD nel tentativo disperato di ritagliarsi un ruolo nel teatrino è sfociato nel ridicolo. Un classico. Secondo i democrat le parole della Loizzo verso la Succurro sarebbero sessiste. Forse la tragica commedia di queste ore, evidenziata dall’impegno di questo partito da una battaglia vitale per il destino delle masse, e cioè cambiare il nome alla Camera dei Deputati, aggiungendo “deputate” al nome attuale, ha contagiato anche i democrat calabresi. Dopo mesi di silenzio sul fronte dell’opposizione all’attuale maggioranza alla regione, è abbastanza evidente che anche le stupidaggini appaiono come un trattato di alta politica.
L’autonomia differenziata per la Calabria e per tutto il Sud sarà una sciagura. Una circostanza abbastanza chiara fin da subito. Se l’azzurra Rosaria Succuro lo avesse compreso prima, forse avrebbe reso un buon servizio alla Calabria, al mezzogiorno ma soprattutto alla reputazione degli amministratori calabresi del centro destra. La presidente della provincia di Cosenza, infatti, sarebbe stata più credibile, se le barricate insieme ad altri esponenti del suo partito, le avesse erette subito. Oggi tutto questo can can potrebbe rivelarsi perfettamente inutile, considerato la dinamica nazionale che ha preso la vicenda. E, comunque, i germani Occhiuto, continuano a tacere, e non sembrano affatto orientati a salire sulle barricate costruite da Rosaria Succurro di San Giovanni in Fiore. Tacciono e, soprattutto, si guardano bene dal prendere posizione nel duello tra la leghista bruzia e l’ape maya della Sila. Un problema per la presidente dell’Anci, al punto che, l’invito della Loizzo di dedicarsi al Tennis, potrebbe rivelarsi una buona opportunità per una decorosa via d’uscita, alla evidente ipocrisia che nasconde la sua battaglia contro l’autonomia differenziata.