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La lanterna di Diogene

La lanterna di Diogene

| Il 30, Gen 2012

Il simile è amico al simile: che, cioè, il solo buono è amico al solo buono, mentre il cattivo non contrae mai una vera amicizia né col buono né col cattivo. Ecco il “disordine morale e politico”

a cura di GIUSEPPE LAROSA

La lanterna di Diogene

Il simile è amico al simile: che, cioè, il solo buono è amico al solo buono, mentre il cattivo non contrae mai una vera amicizia né col buono né col cattivo. Ecco il “disordine morale e politico”

 

a cura di Giuseppe Larosa

 

 

«Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano a sazietà, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati despoti. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti,le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà,nel nome della libertà,non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia».

Iniziare con questo estratto de “La Repubblica” di Platone è stato per me un dovere morale che mi aiuterà ad affrontare un tema che è quello della libertà, quella in cui nella nostra esistenza si mira per poter raggiungere definitivamente.

La realtà è così ben diversa che non fa altro che provocare pericoli, incomprensioni e limitazioni. Quelle limitazioni che molte volte coincidono con il dipendere dai nostri stati d’animo sensibili a ciò che ci circonda specie nelle sue sfere più infime della malvagità della gente. E combattere questa “piaga” diviene un mestiere ambizioso che ci porta dissapori, veleni e tanta rabbia fino a farci sentire sempre più forti.

Platone vorrebbe affermare anzi credo proprio che affermi che il concetto di libertà muore proprio quando non vi è più riguardo né rispetto per nessuno, specie quando si crea un disordine tale che nessuno riconosce il proprio ruolo all’interno della società. Divenendo così una “società malata” ove si crea il vero concetto di “disordine morale e politico” e da pericolosità come le “guerriglie politiche”, impariamo ad utilizzare questi concetti non come spada da trafiggere un nemico ma semplicemente come cultura del sapere e non del millantare gratuitamente.

E nessuno si può arrogare il diritto di rappresentare i “tanti”, espressione magra e sterile che non ha nessun significato se non nelle “frustrazioni mentali” che vengono a ridosso da chi li inveisce ad altri ma che invece sono il boomerang per se stessi. Termini stessi che hanno una seria incompatibilità con la critica, la democrazia, la libertà ed il concetto stesso di una sottospecie culturale composta da quattro accoliti in cerca d’autore ed è da qui che nasce il concetto di oligarchia demagogica.

Un concetto autoritario che vige su fondamenta fasulle già toccate da pezzi della democrazia legalitaria e definita come un pezzo malato della società ripropostosi nuovamente come nuovo e vittima che avanza senza alcuna condizione morale di vergogna sociale, è già un nascere malati. È una patologia in cancrena della società in cui dovrà essere amministrata costituita da guide monche senza destrieri né cavalli.

Attraverso questi concetti qualsiasi essere di questa società anche il più “appestato” potrà “sentirsi qualcuno” e lo potrà gridare ad alta voce con spirito libero e di acclarata conoscenza, quella che impone a noi umani di illustrare delle idee da condividere e non da troncare e/o da attaccare inviando i “cani da guardia” a mordere una carne che ha già di suo il gusto della dolcezza di essere se stessi nel rispetto della vita nella sua pienezza democratica. Se avvenisse il contrario allora ci troveremmo in una società malata fatta di gente malata.

Ed ecco che la libertà muore, anzi è già morta, quando allo stesso tempo non vi è più riguardo per nessuno e si crea un “disordine politico e morale” ed aggiungo “morale” perché nessuno capisce i propri limiti ed il proprio ruolo nella società.

Ed è altrettanto triste quando chiunque vorrebbe apparire come saggio, credendo che il volume della voce o l’espressione di disgusto verso un’opinione facendosi beffa delle opinione altrui, facendo così trasmettono solo un ritaglio offensivo affermando una sottocultura conclamata.

Ecco come nasce poi in uno stato democratico come il nostro il “disordine”, e quindi la “tirannia”, quando qualsiasi classe politica (ed amministrativa) attraverso i suoi “accoliti” non accetta le condizioni di una minoranza senza prendere in considerazione le idee prodotte, ma addirittura considerandole ostili.

È questa la società che vogliamo? Sono questi i valori? Riflettere è necessario altrimenti siamo di fronte ad un società spiritualmente morta.

redazione@approdonews.it